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L’alba dell’era solare. La fine del riscaldamento globale e della paura

Prem Shankar Jha

Da più di vent’anni i climatologi tentano di spiegarci che il primo segno di un’accelerazione del cambiamento climatico sarà la maggiore frequenza di eventi atmosferici estremi in tutto il mondo: le ondate di freddo e caldo diventeranno più intense, le siccità, le alluvioni, le tormente di neve e gli acquazzoni saranno sempre più frequenti e devastanti.
Oggi la minaccia del cambiamento climatico è diventata tangibile, sebbene il rischio di una conseguente catastrofe ambientale non sembra essere recepito dalla collettività: il mondo si sta riscaldando a un ritmo senza precedenti nella storia e la causa principale di tale fenomeno va ricercata nell’accumulo di anidride carbonica e di altri gas serra emessi dai combustibili fossili.
L’obiettivo di questo libro non è quello di aggiungere un’altra voce al crescente coro di allarmismi, ma di dimostrare che, sebbene la minaccia sia reale, siamo già in grado non solo di fermarla, ma anche di creare un mondo più pulito, più equo e, soprattutto, più pacifico. Il solo modo per ottenere tale risultato sarebbe sostituire, entro i prossimi cinquant’anni al massimo, i combustibili fossili con altre fonti di energia, come l’energia solare.
L’energia solare è pulita, equamente distribuita e illimitata. Le tecnologie che potrebbero permettere questa trasformazione sono ben note da oltre quarant’anni. Allora perché la collettività continua a credere che i combustibili fossili siano indispensabili? Perché questa profonda riluttanza diffusa tra gli attuali detentori del potere ad affrontare le conseguenze politiche di una rivoluzione delle fonti energetiche, che rimpiazzerebbe l’energia ricavata dal carbone, dal petrolio e dal gas con quella prodotta dal sole e dalle biomasse?                                                                                                                                                                                              Dimostrando come le grandi società per azioni e perfino alcuni scienziati al loro servizio abbiano preso parte a questo inganno, Prem Shankar Jha, attraverso le pagine di questo illuminante saggio, si pone tre ambiziosi obiettivi: smentire la leggenda secondo la quale non sia possibile mettere fine alla nostra dipendenza dai combustibili fossili; capire come e perché il mondo sia stato indotto a credere a una simile leggenda; e offrire la prospettiva di un pianeta diverso, un pianeta che potremmo lasciare ai nostri nipoti se ci liberassimo dei combustibili fossili con la rapidità che la tecnologia e l’economia odierne ci consentono.

 

Europa. La meglio gioventù

Edoardo Vigna

Questo è un viaggio dentro l’Europa e dentro i giovani europei – dentro i loro sogni, i loro timori, il loro vivere senza confini – partito dal desiderio di vedere e capire che cosa sta cambiando. È diventato l’autentico incontro con una generazione. Nei pub, nelle scuole e nelle università, sui mezzi pubblici, nei parchi urbani, in discoteca, nelle feste private, sul lavoro.
Dieci città – Berlino, Riga, Siviglia, Dublino, Copenhagen, Atene, Praga, Varsavia, Stoccolma, Strasburgo. Dieci parole chiave, una per ogni città: Street, Indipendenza, Misura, Talento, Felicità, Cambiamento, Arrangiarsi, Condivisione, Tecnologia, Apertura.
Un migliaio di giovani intervistati fra i quindici e i trentacinque anni: la studentessa italiana che a Strasburgo ha vinto una gara di retorica in francese, il ventenne dublinese che organizza la vita e il lavoro degli startupper, il violinista praghese che sogna in grande suonando sul Ponte Carlo, il graffitaro ateniese che vuole lasciare il segno sui muri della città, la lobbista berlinese che vende sciarpe e cappelli fatti da lei nei mercatini di strada…
Ne emerge il ritratto di una gioventù europea piena di talento che, nonostante tutto, crede fermamente in un futuro senza limiti né barriere.

Storie di animali e altre persone di famiglia

Gerald Durrell

«Queste storie sono vere, o, per essere rigorosamente esatti, alcune sono vere, mentre altre hanno un nocciolo di verità e un contorno di fantasia»: così Durrell in apertura a questo libro che, caratterizzato dall’inconfondibile e frequente ricorso all’ironia che pervade tutta la sua opera, narra delle sue più bizzarre avventure.
Come quando, vagabondando nei boschi della regione francese del Périgord, si imbatte in Esmeralda, una singolare scrofa «pura come una vergine» che non emana, come si potrebbe supporre, l’odore caratteristico dei maiali, ma un profumo delicato e fragrante capace di evocare campi primaverili fiammeggianti di fiori. O quando, costretto dalla vanesia fidanzata Ursula, si ritrova a dividere una camera nel lussuoso albergo Claridge con l’insopportabile pappagallo Mosè, un pennuto che parla perfettamente, anche se è più sboccato di un marinaio.
Bizzarre avventure, che non riguardano soltanto gli animali prediletti. Ecco, infatti, una giovane suora, al centro di una cause célèbre, che «per grazia divina» sparge il terrore tra i croupier del Casinò di Montecarlo, vincendo una mano dietro l’altra grazie alla sua fortuna prodigiosa; ecco un ex boia che, dopo aver trovato rifugio in Paraguay, ogni sera intrattiene conversazioni immaginarie con le sue vittime, riunite attorno a un tavolo per farsi beffe di lui; e, ancora, un capitano di nave scandinavo che, con impeccabile garbo, conduce undici anziane signore australiane nel loro primissimo viaggio verso l’Europa, salvo poi lasciarci le penne.
Unendo mirabilmente letteratura di viaggio e divulgazione scientifica, Storie di animali e altre persone di famiglia è un ulteriore, imperdibile capitolo della straordinaria capacità di Gerald Durrell di «scovare le eccentricità di uomini e animali» (Sunday Telegraph).

L'interprete

Annette Hess

Francoforte, 1963. In una gelida domenica d’Avvento, Eva Bruhns, giovane interprete dal polacco, riceve una inattesa telefonata dalla sua agenzia. In un ufficio al centro della città, dove pare stiano approntando le carte per un processo, hanno urgente bisogno di qualcuno che traduca dal polacco, dopo che un problema col visto ha impedito all’interprete incaricato di essere presente.
Eva abbandona in tutta fretta l’appartamento paterno e di lí a poco si ritrova in una stanza angusta dove tre uomini sono in attesa, avvolti da fumo di sigaretta. Uno di loro, un uomo anziano, di bassa statura, siede impettito su una sedia al centro, come se l’intera stanza, l’intera casa, forse persino l’intera città fossero state costruite intorno a lui. È il signor Josef Gabor, da Varsavia.
Eva tira fuori bloc notes e matita e si aspetta di avere a che fare con le solite cause legali per risarcimento danni. Ma, con stupore, deve ricredersi: Josef Gabor parla di tragici avvenimenti accaduti nel 1941, di prigionieri asfissiati dal gas, di baracche e campi di reclusione. Fatti ignoti a una ragazza tedesca del 1963, fatti che Eva traduce con difficoltà visto che l’anziano polacco parla un dialetto di campagna e lei è abituata a trattare di contratti e faccende economiche.
Quella sera Eva torna al Deutsches Haus, “Casa tedesca”, il ristorante di proprietà della sua famiglia, turbata e piena di interrogativi. Che cosa è accaduto davvero nel 1941? Di che cosa parlava l’anziano polacco? chiede. I suoi genitori si mostrano subito restii ad affrontare l’argomento. Il suo fidanzato, Jürgen, la invita a rinunciare all’incarico, inadatto, secondo lui, a una ragazza sul punto di sposarsi.
Quando, tuttavia, l’indomani Eva apprende dal giornale che due degli uomini incontrati nella stanza piena di fumo sono il procuratore capo e il procuratore generale del processo in procinto di svolgersi contro alcuni ex membri delle SS, vinta dalla curiosità accetta l’incarico.
Nei giorni successivi dovrà fare i conti col trauma proprio dei figli della generazione del Terzo Reich, la scoperta della Shoah e dell’orrendo crimine perpetrato dai nazisti. Un crimine di cui non soltanto sono ancora ignoti numerosi autori, ma che è stato colpevolmente taciuto e rimosso in ogni casa tedesca, nei lunghi anni del dopoguerra.
Con una prosa lucida e impeccabile, Annette Hess consegna al lettore, attraverso l’accurata ricostruzione del processo di Francoforte, un autentico ritratto della Germania post-bellica, mostrando quanto sia sottile la linea che separa l’accettazione dalla negazione e dando vita a un complesso affresco storico che riguarda profondamente il nostro presente.

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