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Alfio Caruso

Alfio Caruso (Catania, 1950), una laurea, una moglie, tre figli, una nuora, due nipotini, dopo quattro romanzi con Leonardo e Rizzoli si è dedicato con Longanesi alla storia italiana del Ventesimo secolo. Ne ha narrato l’escalation mafiosa (Da Cosa nasce Cosa, Perché non possiamo non dirci mafiosi, Io che da morto vi parlo, Milano ordina: uccidete Borsellino), l’abbondanza di misteri (Il lungo intrigo), i più importanti episodi della seconda guerra mondiale (Italiani dovete morire, Tutti i vivi all’assalto, Arrivano i nostri, In cerca di una Patria, Noi moriamo a Stalingrado, L’onore d’Italia). Con Einaudi ha pubblicato due romanzi, Willy Melodia e L’arte di una vita inutile, con Salani Breve storia d’Italia.

I LIBRI

I Siciliani

Alfio Caruso
Non vi è forse popolo, tra le genti che affollano lo stivale, che piú dei siciliani abbia dato alla storia patria grandi geni e, insieme, grandi criminali, sublimi scrittori e altrettanto eccelsi malfattori, sofisticate menti politiche ed efferati attentatori del bene pubblico. Questo libro perciò si guarda bene dall’avanzare una qualsiasi tesi sulla loro impenetrabile identità. Esso narra piuttosto di alcuni personaggi che hanno il pregio di esporre in maniera esemplare il «mistero della sicilitudine».
Da Federico stupor mundi a Tomasi di Lampedusa che, in ossequio alla ferrea regola dell’odio vigilante, scrisse il suo capolavoro per dare una lezione a De Roberto, accusato di aver raccontato, con I viceré, la nobiltà spiata dal buco della serratura; da Telesio Interlandi improbabile cantore del razzismo mussoliniano con tanto di prezzario degli aggettivi a Luigi Pirandello che della sicilianità esprime al massimo grado la goduria di farsi la guerra da solo (Il fu Mattia Pascal), e la consapevolezza che il manicomio sia il nostro habitat naturale (Sei personaggi in cerca d’autore); da Ettore Majorana convinto estimatore del nazismo a Giuseppe Peri oscuro vicequestore angariato, insultato e fatto morire di crepacuore per aver denunciato in grande anticipo la strategia della tensione; dai fratelli Lanza di Trabia saltellanti fra i Ciano, Eisenhower e Togliatti per difendere feudi e privilegi a Vito Guarrasi signore incontrastato e sconosciuto di cinquant’anni di potere in Italia; da Falcone e Borsellino uccisi per non farli indagare su Milano, dal 1970 capitale economica di Cosa Nostra, a Giuseppe Francese suicidatosi subito dopo la condanna degli assassini mafiosi del padre Mario; dai cantori del peggio, Leoluca Orlando Cascio, Marcello Dell’Utri, Raffaele Lombardo, a Totò Cuffaro, che non bacia piú nessuno, il libro racconta una storia siciliana del mondo e del nostro Paese spesso segnata dagli odi inestinguibili tra comparuzzi: Concetto Marchesi contro Giovanni Gentile; il generale Vito Miceli contro il generale Giovanni De Lorenzo per finire con la sfida di cui ancora oggi portiamo i segni: Enrico Cuccia contro Michele Sindona.
Una galleria di oltre sessanta personaggi divisi in dieci categorie (I figli della Storia - I figliastri della Storia - Sperti e malandrini - C’eravamo tanto odiati - La vita è un film senza il lieto fine - I nipotini di Platone - Le padrone dell’Universo - I devoti di un dio maggiore - I devoti di un dio minore - I paladini di carta) per addentrarsi nel genius loci di un’isola unica e irripetibile.
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