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Alka Saraogi

Alka Saraogi è nata il 17 novembre 1960 a Calcutta e scrive in hindi. Appartiene alla comunità Marvari. È autrice di due raccolte di racconti: Kahani ki Talash Mein (Alla ricerca di un racconto, 1996), Doosri Kahani (Un altro racconto, 2000); e di due romanzi: Kali-katha: Vaya Baipas (Bypass al cuore di Calcutta, Neri Pozza 2002 e 2007) e Shesh Kadambari (La storia di Ruby Di, Neri Pozza 2004).

I LIBRI

La storia di Ruby Di

Alka Saraogi

Sono ventisei anni che Ruby Gupta regge a Calcutta il Paramarsh, l'ente che, come lei dice, «elargisce consigli a tutte le donne afflitte, sconfitte nella lotta per la vita, derelitte». Il risultato è che Ruby Gupta è diventata persino per se stessa Ruby Di, «sorella Ruby».
Ruby: un bel nome anglo-indiano, anche se in lei non c'è goccia di sangue inglese o angloindiano. Si chiama infatti Ruby perché così aveva voluto quel matto di suo zio Devidatt. Probabilmente quel vecchio bizzarro, che non s'era mai sposato ed era sparito dopo essersi arruolato nell'esercito britannico, e successivamente per tutta la vita aveva giocato a comparire e scomparire, aveva scelto quel nome per mantenere in vita il ricordo di qualche amore finito male.
Ruby lo sa bene: in vecchiaia i ricordi affiorano inevitabilmente, dato che i pensieri e le lacrime, le gioie e i dolori non sono rivolti più al presente ma al passato, alla vita che sta ormai alle spalle e alle sue mille occasioni perdute.
Lei, ad esempio, a settant'anni ha certamente ancora la forza di ascoltare le giovani donne che vengono al Paramarsh, e di elargire preziosi consigli, però di tanto in tanto si distrae, e allora le vengono in mente persone cui negli ultimi quarant'anni non ha mai pensato nemmeno una volta, gente incontrata forse addirittura in una vita precedente. Probabilmente ha ragione Kadambri, la sua bella nipote che vive a Delhi con un giornalista dalla barba dal taglio francese, fa l'anchorwoman in televisione e, affascinante, brava e moderna com'è, farà di sicuro un giorno brillare il proprio nome nel mondo: Ruby dovrebbe scrivere la propria storia, la storia di Ruby Di
Nel dialogo e nello scontro tra due donne, una anziana, con la dolce ironia e il peso degli anni, e l'altra giovane, con la veemenza e l'irresponsabile leggerezza della gioventù, Alka Saraogi costruisce uno straordinario romanzo sul conflitto e sul dialogo tra vecchia e nuova India, tradizione e modernità, etica e materialismo, antichi valori e cinismo. Un romanzo che ci restituisce intatte la serenità e la forza che, nelle brusche e brutali svolte che la storia a volte impone, solo le donne sanno mostrare.

Shining India

Alka Saraogi

K.V. Shankar Aiyar è un manager di successo. Ha sessant’anni, appartiene alla casta dei brahmani, ovvero la più alta della società indiana, e cavalca l’onda vigorosa della crescita economica del Paese. Per temperamento non tollera ostacoli di sorta nel suo cammino, consapevole com’è di possedere una lingua affilata in grado di confutare qualsiasi opinione altrui.
Gurucharan Ray è un suo collega cinquantenne, che K.V. considera come un suo discepolo nell’arte di arricchirsi nella nuova India. In realtà i pensieri di Gurucharan sono molto distanti dalla generale euforia innescata da un pil in vertiginosa crescita.
Spedito in missione dall’azienda in una remota regione, un giorno Gurucharan scompare. Unica sua traccia, i suoi diari che K.V. si vede recapitare. Pagine in cui Gurucharan esprime un profondo disagio dinanzi alla distanza, che si fa sempre più grande, tra chi detiene il potere e chi lo subisce in India. Pagine che, tuttavia, appaiono agli occhi di K.V. nient’altro che il frutto del patetico sentimentalismo di un uomo incapace di cogliere la bellezza del mondo moderno.
Bhatta, un giovane uomo che ha cambiato mille lavori e che, tornato a Calcutta, ha fatto incassare in un solo giorno cinquanta crore di rupie al Department Store per cui lavora, è sempre stato un ragazzo inquieto e tormentato attratto da Gurucharan. Per lui Gurucharan ha sempre rappresentato una possibilità di salvezza dalla schiavitù del lavoro e del benessere a tutti i costi. Un giorno Bhatta viene a sapere della morte improvvisa di Gurucharan; si reca nella regione in cui l’amico si era ritirato ed entrando in possesso dei suoi diari scopre l’intenzione di fondare un grande villaggio utopico nella Valle dei Fiori, nei pressi di Hemkund, il sacro lago sikh, e di Badrinath, il santuario induista dedicato a Vishnu. Un progetto nel quale lui stesso avrebbe dovuto avere un ruolo. Ma il tempo ha mutato le cose: Bhatta è diventato il padrone di una galleria d’arte di successo. Un uomo di città, intervistato dai quotidiani e assediato dalla gente. Nel suo animo, il senso di una qualsivoglia redenzione si è affievolito fino quasi a scomparire. Adesso, di fronte a sé, vede soltanto i fulgidi bagliori della Shining India, la grande nazione degli imprenditori e dei loro sogni global, degli intermediari che sognano di continuare a guadagnare la loro parte sulle fatiche altrui, dei politici che sognano di aprire un conto in una banca svizzera, dei funzionari che sognano di spendere i proventi delle bustarelle in un centro commerciale insieme alla famiglia, dei villaggi che sognano di diventare città, delle città metropoli, delle metropoli megalopoli. L’India dei sogni sorti sul cimitero del mondo antico.

Bypass al cuore di Calcutta

Alka Saraogi

Kishor babu è sempre stato un uomo di sani principi, «sovrano di tutto il suo regno», come ha sempre amato dire ai figli per educarli al rispetto e all'esercizio della disciplina propri della potente comunità Marvari di Calcutta, i mercanti provenienti dal Marvar, la zona desertica del Rajasthan. A Baliganj, l'elegante quartiere europeo a sud della città dove vive con moglie e figlie, tutti sanno che Kishor babu non metterebbe mai piede in un vicolo angusto, affollato, rumoroso, in mezzo a risciò malandati, carrette cigolanti e fetide immondizie.
Che ci fa perciò ora a Lansdowne Road, nel bel mezzo di clacson urlanti e freni stridenti di auto, bus e minibus, con l'aria assorta e l'andatura di chi non si cura affatto del rischio di essere investito? Com'è possibile che un uomo dalla mente ancora così acuta, benché abbia superato la settantina, si aggiri in luoghi dove decine di uomini si accucciano con la faccia contro un muro per urinare o sono intenti a mangiare riso-uova, riso-pesce, riso-legumi seduti in fila su una panca, senza girare mai il viso a destra o a sinistra, per parlarsi o guardarsi? Perché poi è tormentato da quello strano pensiero («dove vanno a fare la pipì, quando gli scappa, le donne che camminano per strada?») e non dalle più nobili preoccupazioni per gli affari, le figlie, la moglie? Perché, insomma, sembra una specie di bizzarro vagabondo da quando ha subito un'operazione di bypass al cuore?
Come molti grandi romanzi, Bypass al cuore di Calcutta, presenta personaggi, luoghi, spezie, rumori, odori diversissimi tra loro. Vi sono Kishor babu e il suo mondo, che incarnano lo spirito degli affari dei Marvari, ma vi è anche Amolak, che rappresenta quella parte della comunità che ha sostenuto Gandhi e i suoi metodi di lotta non violenta contro il dominio britannico, e Shantnu che è, invece, un nazionalista acceso, con il carattere passionale, l'intelletto vivace e l'assoluta mancanza di realismo dei Bengali. Storie personali e dinastiche che si intrecciano mirabilmente nel romanzo trasformandolo nell'epico racconto di Calcutta, una delle città più magiche e affascinanti dell'India. 

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