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Anita Brookner

Anita Brookner (16 luglio 1928 – 10 marzo 2016) è nata e ha vissuto a Londra. Storica dell’arte, è stata docente al Courtauld Institute of Art e ha pubblicato saggi sulla pittura francese del Settecento e dell’Ottocento. Ha esordito come narratrice nel 1981 raccogliendo il consenso della critica e l’apprezzamento dei lettori. Ha scritto ventitré romanzi, tra cui Le regole dell’impegno, GuardatemiUna vita a parte, Hotel du Lac (Booker Prize 1984), Rue Laugier, tutti pubblicati da Neri Pozza.

I LIBRI

Guardatemi

Anita Brookner

Frances Hinton lavora nella biblioteca di un istituto di scienze mediche. Ne cura l’archivio fotografico, una bizzarra enciclopedia illustrata di ogni sorta di malattia, insieme con l’amica Olivia. Un lavoro di routine, che Frances svolge con lo stesso spartano rigore con cui affronta il resto della vita.
Non rappresenta una bellezza fuori dell’ordinario, Frances, ma non manca certo di aspetto gradevole. La gente dice che è attraente, e la definizione la deprime un po’ perché è come sentirsi chiamare brillanti, cosa che, com’è noto, non significa niente.
A dire il vero, ogni tanto Frances deve lottare per tenere lontano da sé un certo sconforto. In alcuni momenti, vorrebbe essere diversa da come è, diventare irresistibilmente bella, pigra e viziata, una di quelle persone, insomma, che, come James Anstey e Nick e Alix Fraser, i ricercatori che frequentano l’istituto, si distinguono per garbo, disinvoltura, avvenenza e buone conoscenze, qualità che assicurano immancabilmente il successo.
Olivia è innamorata di Nick Fraser, biondo, atletico, mondano e sposato con l’altrettanto avvenente Alix. Frances non arriva a questo, ma al cospetto di Nick e Olivia Fraser e di James Anstey non può fare a meno di avere un’istintiva reazione di ammirazione, di indulgenza, se non addirittura di devozione, sino al punto da cercare di compiacerli, di attrarne l’attenzione. «Guardatemi» vorrebbe dire. «Guardatemi»…
Degna del confronto con le eroine di Jane Austen, Frances Hinton è una delle piú riuscite figure femminili della narrativa inglese contemporanea, sorta dalla formidabile penna di Anita Brookner, maestra nell’evocare atmosfere di attesa e solitudine, nel delineare personaggi formati e nello stesso tempo impacciati da un’educazione impeccabile, la cui vita concede, non senza feroce ironia, solo il privilegio di un precoce disinganno.
Guardatemi è lo straordinario racconto di una donna che, nell’istante in cui decide di abbandonare la sua riservatezza e aprirsi al mondo, va incontro alla piú brutale delle umiliazioni.

Le regole dell'impegno

Anita Brookner

Betsy ed Elisabeth sono due giovani donne nell’Inghilterra degli anni Settanta, un’epoca in cui a Londra, come in tutte le capitali europee, la ribellione dilaga e la giovinezza sembra per la prima volta una conquista permanente. Amiche di scuola che andavano a prendere il tè l’una nella casa dell’altra, e si spedivano cartoline quando andavano in vacanza coi genitori, Betsy ed Elizabeth vivono il loro tempo in una maniera totalmente differente.
Orfana di entrambi i genitori, Betsy è stata accudita da una zia alta e magra e così incolore da ispirare, nella famiglia di Elizabeth, una malcelata diffidenza.
Leale con tutti, aperta nei confronti del prossimo in modo smisurato, Betsy ha il tipico comportamento di chi ha avuto un’infanzia mutilata. È l’orfana che, con il suo slancio eccessivo, la sua bramosia tradisce le ferite ricevute.
La zia ora è morta e le ha lasciato diecimila sterline, e con quei soldi Betsy è andata a Parigi a «completare la sua formazione», in realtà a vivere l’esistenza bohémienne della gioventù ribelle parigina. È tornata a Londra con gli occhi splendenti di felicità, in compagnia di un ragazzo dalla bellezza scultorea, uno di quegli uomini per i quali si finisce col pagare sempre un prezzo alto.
Elizabeth ha sposato un uomo di ventisette anni più vecchio di lei. Lo ha fatto perché suo padre se n’è andato via di casa e lei avrebbe detto di sì a chiunque avesse potuto in qualche modo sostituirlo. O forse perché, in cuor suo, ha sempre desiderato un matrimonio di assoluto decoro, una di quelle convivenze in cui non vi è pericolo di inclinazioni e sentimenti troppo complicati.
Il risultato è che, con una vita coniugale così decorosa e stabile, così priva di slanci ed emozioni, Elizabeth è scivolata nella clandestinità con una gratitudine, un sollievo e una naturalezza di cui non si riteneva per niente capace. Ogni giorno, dopo aver svolto le mansioni domestiche senza lamentarsi, Elizabeth incontra il suo amante, un uomo alto e biondo, con una corporatura piuttosto massiccia, il tipo d’uomo che, si percepisce subito, ama il piacere più di ogni altra cosa.
Romanzo che ruota attorno a un irrisolto dilemma della vita sentimentale – se sia preferibile, cioè, una fedeltà fatta di rigide regole morali o una vita che non disdegna le gioie del’adulterio –, Le regole dell’impegno conferma l’impareggiabile talento dell’autrice di Guardatemi nell’illuminare i più riposti angoli dell’animo femminile.

Rue Laugier

Anita Brookner
In una calda, umida e sensuale estate alla fine degli anni Cinquanta, Maud Gonthier, timida diciottenne dalla bellezza austera, viso dorato, capelli biondi e occhi dalle lunghe ciglia privi di trucco, arriva nella casa di campagna della zia per trascorrere le vacanze estive.
Lì incontra le due figure maschili che segneranno per sempre la sua vita: David Tyler, un inglese di incredibile bellezza, figlio di un ricco magnate dell’industria, sfrontato come può esserlo un giovane uomo che vanta già innumerevoli conquiste sul suo carnet, e l’amico del cuore di quest’ultimo dai tempi di Cambridge, Edward Harrison, un giovanotto dall’aria apparentemente romantica, in realtà dalle emozioni sfuggenti, sempre tese a un punto lontano, nel passato o nell’affascinante futuro. Il triangolo erotico, e latentemente omoerotico, lascia il segno nell’indifesa Maud che si innamora perdutamente del seducente Tyler.
La relazione tra i tre continua a Parigi nell’appartamento di Rue Laugier.
Persa nel delirio d’amore, Maud vede Tyler come una divinità crudele che si prende sfacciatamente gioco dei suoi sentimenti e di quelli di Edward.
Con la sua sorprendente e delicata scrittura, Anita Brookner sonda la vita e i pensieri più riposti di Maud e Edward per svelarci come i due si siano lasciati ingannare dal ragazzo bello e ricco che, come tutti quelli della sua casta, è gentile e spietato insieme e ostenta una disinvoltura che sconfina spesso nell’indifferenza più palese.
Come le altre eroine della Brookner, Maud ha una madre autoritaria con cui ha un legame così contorto che le sue relazioni con gli uomini ne sono irrimediabilmente segnate. Edward, infiammato da Maud per via di Tyler, assume, invece, il ruolo di voyeurista, effeminato, bambinesco, servile e protettivo.
Con l’uscita di scena di Tyler, che un giorno ritorna nel mondo dorato da cui è venuto, alla ricerca forse di nuove emozioni e di nuove vittime, Maud e Edward si ritrovano a dover rifare i conti con la propria vita e a stringere un legame in cui l’amore e persino la fiducia non contano più nulla.
Tra le opere che esprimono meglio lo stile e il mondo propri di Anita Brookner, Rue Laugier è un romanzo che il lettore sfoglia in modo compulsivo, abbagliato da una lettura in cui ogni frase colpisce al cuore.

Una vita a parte

Anita Brookner
Paul Sturgis è un ex funzionario di banca che vive solo in un piccolo, buio appartamento che un tempo gli era parso un pied-à-terre di lusso. Passeggia da solo e mangia da solo, scambiando convenevoli che non peccano mai di invadenza, improntati come sono alla più rigida cortesia, con le anime pie che incrociano di volta in volta la sua strada: l’allegra ragazza australiana che gli taglia i capelli, la padrona della tintoria che gli racconta del nipote, le commesse asiatiche al supermercato. Tutte donne… l’elemento, per lui, irrimediabilmente perduto della vita.
Poiché ha letto da qualche parte che Stendhal, un tempo il suo scrittore preferito, cadde riverso per strada e fu poi portato a casa di un cugino stretto dove in seguito spirò, Sturgis non manca mai di fare una visita domenicale, nella zona nord di Londra, a una cugina acquisita rimasta vedova. Andarsene tra le braccia di una parente più o meno bendisposta non sarebbe, infatti, così malvagio. Una cugina acquisita, tuttavia, non è la stessa cosa di un cugino stretto, e lo sforzo di Sturgis di raggiungere con lei un’intimità appena accettabile rasenta spesso l’esasperazione.
Sturgis non riesce, perciò, a trarre alcun senso dalla sua solitudine e dal suo vivere un’esistenza il cui legame col mondo è scandito soltanto da catastrofici eventi: l’ex collega che ha avuto un ictus, quell’altro con l’alzheimer e la moglie allo stremo, e poi il proprio cuore ballerino, gli improvvisi accessi di fatica, gli occasionali vuoti di memoria.
Passerebbe il resto dei suoi giorni a struggersi alla ricerca delle ragioni della sua solitudine, del fallimento delle sue relazioni, degli amori e delle compagnie perdute, se un occasionale incontro non lo ridestasse in qualche modo al mondo e alla vita. Victoria Gardner, detta Vicky, una donna bella, bionda, azzimata, con almeno vent’anni in meno e un’aria magnificamente agitata da un matrimonio appena finito, gli mostra in maniera inaspettata che in lui, Paul Sturgis, sopravvive forse ancora il residuo del sentimento.
Magnifico romanzo sulla crudeltà della vecchiaia, sulla stagione in cui ci si concentra soltanto su se stessi, Una vita a parte è un’opera in cui «la scrittura abile e toccante» (Mary Gordon) di Anita Brookner celebra il suo trionfo.
 

Hotel du lac

Anita Brookner

Edith Hope è una scrittrice di narrativa romantica che ha sempre cercato di preservare la sua personalità schiva e, a un tempo, fiduciosa. Possiede una casa, paga le tasse, consegna i suoi dattiloscritti molto prima della scadenza, non si vanta del suo rango. È, insomma, una donna seria e con una certa esperienza, e tanti suoi amici, soprattutto quelli che rilevano la sua straordinaria rassomiglianza fisica con Virginia Woolf, lo sanno.
Eppure Edith non ha potuto evitare il malaugurato evento che l'ha condotta a un temporaneo esilio nelle stanze dell'Hotel du Lac, il dignitoso albergo svizzero dove benestanti e discreti e rispettati clienti si rifugiano credendo di vivere un'altra e più nobile epoca del turismo. A un passo dall'altare dove Geoffrey Long, un uomo cortese e altrettanto assennato, l'aspaettava per metterle al dito l'anello che le avrebbe offerto un'appagante vita coniugale e lussi che lei, non più tanto giovane, non avrebbe mai potuto pensare di concedersi, Edith è scappata. Un gesto da ragazzina sconsiderata per Penelope e la sua cerchia di amici più intimi. Un gesto inevitabile per lei.
Autrice di ardenti storie d'amore e amante clandestina di David, un uomo sposato, Edith sa che struggersi per qualche straordinaria prova d'amore, per una grande passione, per un amore al quale si può volentieri sacrificare tutto, è qualcosa che lascia dolorosamente soli e incapaci di prendere altre vie.
La fuga da Londra e il soggiorno nell'austero albergo sul lago in mezzo a malinconici cipressi non sono, tuttavia, soltanto una meritata punizione. Sono anche un'occasione per riprendersi la propria libertà e riassaporare il gusto di osservare il prossimo con occhio da scrittrice. Nel vetusto albergo non mancano, infatti, personaggi interessanti: innanzi tutto, la signora Pusey e la figlia Jennifer, donne che offrono l'opportunità di sperimentare con piacere il contatto con una specie aliena, perché nel loro felice desiderio di conquistarsi la simpatia di tutti Edith percepisce un'avidità, una grossolanità, un ardore a lei del tutto ignoti; poi il signor Neville, un uomo garbato, elegante col suo panama e la giacca di lino, e un volto settecentesco, fine, discreto, con labbra ben modellate e una sfumatura azzurrina di barba appena visibile sotto la pelle dal colorito sano. Un uomo probabilmente spietato, e per questo... appropriato.
Romanzo col quale Anita Brookner vinse il Booker Prize nel 1984, Hotel du Lac presenta con Edith Hope uno dei personaggi più riusciti e indimenticabili della narrativa contemporanea, un'eroina degna della penna di Henry James o di Jane Austen.

Lasciando casa

Anita Brookner
Londra, fine anni Settanta. A ventisei anni, Emma Roberts è una giovane donna che vive un fragile equilibrio tra la sofferenza e il piacere che la solitudine le procura. Tratta la vita proprio come il giardino oggetto dei suoi studi: taglia, cura, accorcia le sue emozioni e i desideri per realizzare il proprio ideale, un’esistenza caratterizzata dal decoro e dalla moderazione. Aspira, come dice lei stessa, a condurre i suoi giorni «secondo l’ideale classico fatto di ordine, controllo e autonomia».
Sa, tuttavia, anche che, se vuole pienamente realizzare le sue aspirazioni, deve in qualche modo sciogliere il cordone ombelicale che la lega alla madre. Quell’amore così intenso, e così esclusivo da mutarsi in angoscia, per una donna che è sopravvissuta alla vedovanza considerandola un ritorno al suo stato naturale, e che trascorre il suo tempo a leggere e a pensare, deve essere per un po’ messo da parte per cercare sicurezza altrove, nel duro confronto con il mondo.
Emma parte perciò per Parigi, con l’intenzione di riprendere nella capitale francese gli studi di progettazione del giardino. A Parigi, stringe una fragile amicizia con Françoise Desnoyers, una giovane bibliotecaria animata da un’energia tale da rendere la sua sola presenza pericolosa per il resto del mondo. Françoise, il cui viso s’illumina sovente di sincero divertimento, le lascia intravedere un modo di vita turbolento, ben diverso dal suo e spinge Emma a una disputa con sua madre sul futuro della loro tenuta di campagna e sull’insana prospettiva di convolare a nozze con un vicino facoltoso.
Quando le giunge la notizia della morte della madre, Emma, però, si precipita a Londra, dove si imbatte in Philip Hudson, un medico taciturno quanto lei, una sorta di padre gentile e orgoglioso che la malinconia non ha, per fortuna, reso asociale.
Può, tuttavia, anche questo incontro trasformarsi in qualcosa di diverso da un’occasione perduta, svuotata d’energia dalla circospezione e dalla timidezza, dalla prudenza e dalla passività che rendono Emma Roberts una giovane donna irrimediabilmente sola?
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