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Anthony Capella

Anthony Capella è nato in Uganda nel 1962. Ha studiato letteratura inglese al St Peter’s College di Oxford. I suoi romanzi, Il profumo del caffè (Neri Pozza, 2012) e Il pasticciere del re (Neri Pozza, 2013) hanno ricevuto diversi premi e sono stati accolti ovunque con entusiasmo. I suoi romanzi sono tradotti in diciannove lingue.

I LIBRI

L'ufficiale dei matrimoni

Anthony Capella

Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po’ di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall’aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l’intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di «ufficiale dei matrimoni», di soldato, cioè, incaricato di verificare che le «fidanzate» dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in «mogli» siano «idonee» e di «buon carattere», vale a dire che non siano prostitute.
Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l’ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava.
Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del ’43, la prima città italiana importante a essere liberata dagli Alleati, il luogo apocalittico in cui i tedeschi in fuga hanno fatto saltare le fogne; dove nella penombra dei vicoli si aggirano belle ragazze coi capelli e gli occhi scuri che, infagottate in giacche militari americane, si offrono in cambio di «tre scatolette» di cibo; dove bambini molto piccoli si avventurano nel pandemonio delle strade per vendere rossetti e portafortuna; e su bancarelle improvvisate, ricavate da un paio di valigie e una tavola di legno, si smerciano montagne di prodotti e dotazioni militari di ogni tipo: razioni, coperte trasformate in abiti e cappotti, stivali, sigarette, fialette di penicillina, carta igienica, perfino gomitoli di cavi telefonici; dove, infine, gli scugnizzi sono in grado di alleggerire chiunque di ogni ben di dio senza che il malcapitato se ne accorga.
Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould, ufficiale dei matrimoni dell’esercito di Re Giorgio, accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un’affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d’occupazione.
La ragazza si chiama Livia Pertini, è una vedova di guerra ed è talmente nota nel circondario per la sua avvenenza e le sue capacità culinarie – la trattoria dei Pertini è rinomata persino in città – da attrarre le malsane mire di Alberto Spenza, ex venditore di nastri arricchitosi col mercato nero.
Dopo il bestseller mondiale Il profumo del caffè, Anthony Capella regala ai suoi lettori una storia d’amore «elegante e scritta con grande sensibilità» (Sunday Express) che ritrae con levità l’Italia del sud appena uscita dalla guerra, un paese segnato dalla rovina del conflitto e dall’incanto del suo – ancora intatto allora – paesaggio rurale.

Il profumo del caffè

Anthony Capella
Londra, 1896. Robert Wallis ha ventidue anni e conduce una pigra esistenza da esteta, tra oppio, vaghe aspirazioni letterarie, una raffinatezza ricercata e languidi incontri con donne di facili costumi. Vive in un limbo ozioso: non più studente, dopo l’espulsione da Oxford, non ha alcuna fretta di trovare lavoro, assistito com’è dalla benevola munificenza del padre. Il giovane bohémien ignora però di avere un dono prezioso: un palato molto sensibile e una plume precisa ed elegante, capace di tradurre in parole ogni sfumatura del gusto.
Il caso vuole che un giorno capiti al Café Royal, la brasserie frequentata da Robert e da una nutrita schiera di eccentrici nullafacenti come lui, Samuel Pinker, un mercante di caffè basso come uno gnomo e dall’aria compunta e sobria come la sua finanziera senza fronzoli. Perspicace come pochi, Pinker assolda il giovane esteta per un progetto rivoluzionario: creare un cofanetto di aromi per dare al caffè un lessico universale. Il mercante ha una figlia, Emily, una ragazza dal viso espressivo e vivace, e dai capelli setosi e dorati raccolti in una crocchia severa. La razionalità e tenacia di Emily, allevata dal padre all’insegna del progresso e della modernità, compensano perfettamente la mollezza sensuale di Robert e, con grande disappunto di Pinker, tra i due nasce un amore condito da profumi e sapori afrodisiaci.
Al mercante non resta allora che sfidare Robert, invitandolo a mostrare di essere ben altro dall’uomo privo di nerbo che tutti credono sia. Lo spedisce perciò in Africa, nella regione dell’Abissinia conosciuta con il nome di Kaffa, a sud-ovest di Harar, col compito di creare una piantagione in quella terra perfetta per la coltivazione del caffè.
La bella Fikre, la schiava dagli occhi chiarissimi e dalle labbra color melagrana, e una terra dove tutto appare sotto il segno della passione più selvaggia sono, tuttavia, fatali per Robert. Il giovane bohémien non porta a termine il progetto della piantagione e, una volta tornato a Londra, trova il suo mondo completamente mutato, svanito nell’inesorabile scorrere del tempo.
Emily è diventata un’entusiasta sostenitrice della causa delle suffragette ed è apparentemente dimentica del suo passato legame con Robert. Ma si può davvero dimenticare un amore sorto tra gli infiniti aromi di un’ammaliante bevanda nera?

Il pasticciere del re

Anthony Capella
È il 1670 e il dolore regna alla corte inglese di Carlo II Stuart. Madame Enrichetta, l’amata sorella del re andata in sposa a Filippo di Francia, fratello di Luigi XIV, è morta in circostanze misteriose a Versailles, e il re, il principe inglese amante dei piaceri, convinto che l’amata sorella sia stata uccisa dal marito, si è trasformato in un monarca infelice. Ha cacciato via il sarto, mandato via l’amante e sprofondato la corte intera in un lutto stretto.
Per riguadagnare i favori del re triste, decisivi nel conflitto con l’Olanda, Luigi XIV ha deciso di spedire a Londra un giovane italiano, Carlo Demirco, e una belle bretonne, Louise de Kérouaille.
Affascinante con il suo tricorno in testa portato senza parrucca, Carlo Demirco possiede un dono raro in quell’epoca in cui le corti europee fanno a gara nell’esibire i più sofisticati divertissements: è il pasticciere di Versailles, il creatore dei mirabolanti sorbetti di fiori canditi, di pesche aromatizzate alla galanga, di pere insaporite con crema inglese, che stupiscono i cortigiani e le loro dame durante i grandiosi ricevimenti per mille e più invitati, con teatri e grotte grandi quasi quanto l’intero palazzo reale e lussureggianti comédies-ballets. Ha appreso la sua arte da un persiano al servizio dei Medici a Firenze, un uomo burbero che gli ha trasmesso i segreti dei sorbetti che venivano preparati un tempo alla corte dello scià Abbas a Isfahan. A Versailles, tuttavia, ha affinato quegli antichi procedimenti fino a ottenere qualcosa di mai visto, e assaporato, prima: una crema morbida e vellutata, totalmente priva di granelli di ghiaccio.
Occhi meravigliosamente verdi, ricci neri ribelli, la bellezza severa dell’adolescenza dipinta sul volto, Louise Renée de Penancoët, dame de Kérouaille, figlia maggiore della famiglia più antica di Bretagna, spedita a corte dai genitori per trovare marito e risollevare le sorti del casato decaduto, ha anche lei un merito non da poco agli occhi di Luigi XIV: è stata la damigella preferita di Madame Enrichetta, la sua più intima confidente, colei che è al corrente di tutti gli sforzi profusi dalla consorte di Filippo per aver Carlo dalla parte della corona francese.
Demirco e la belle bretonne hanno un compito preciso: ridestare ai piaceri della vita Carlo II Stuart e ricondurlo così sulla retta via del suo antico legame con Parigi.
Abile ricostruzione di un capitolo importante della storia europea del Seicento, Il pasticciere del re è un sorprendente romanzo storico che ha il pregio di unire un’avvincente storia di passioni e intrighi, di alleanze e tradimenti all’invenzione di una delle maggiori delizie del palato: il gelato.
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