Neri Pozza Editore | Barbara Kingsolver
 
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Barbara Kingsolver

Barbara Kingsolver è nata nel 1955 nel Maryland. Laureata in biologia, è considerata una delle scrittrici americane contemporanee più importanti. Nel 2000 le è stata assegnata la massima onorificenza statunitense in campo artistico, la National Humanities Medal, e nel 2010 ha vinto l'Orange Prize. Vive con la famiglia in una fattoria degli Appalachi meridionali.

 

I LIBRI

L'albero velenoso della fede

Barbara Kingsolver
È il 1960, l’anno in cui il giovane Kennedy porta via la poltrona al paterno generale di nome Ike, una scimmia vola nello spazio a bordo di un razzo americano e il mondo intero ruota attorno a un asse chiamato Congo. Lo stato dell’Africa centrale, liberato dalla dominazione coloniale belga, precipita nel Grande Gioco della guerra fredda tra le superpotenze, diventando meta di avventurieri, spie e missionari provenienti da ogni parte del globo. Nessuno stupore perciò se in quell’anno del Signore, nella foresta nei pressi di Kilanga, dove gli alberi crescono a dismisura come possenti animali, i viticci strangolano i loro simili nella lotta senza fine per la luce e i serpenti occhieggiano tra i rami, una donna e quattro ragazze bianche procedano come boccioli esangui lungo un sentiero. La donna, gli occhi chiari, l’andatura decisa, i capelli scuri raccolti in un logoro fazzoletto di pizzo, si chiama Orleanna Price, battista del Sud per matrimonio avendo sposato un predicatore,  anzi uno di quei predicatori dalla furia così potente da far invidia a quella dell’inferno. Le ragazze che le marciano dietro sono le sue figlie, quattro ragazze strizzate in corpi tesi come archi verso la gloria o la dannazione: le due bionde – Ruth May, piccola e vivace e Rachel, imperiosa e bella come la Rebecca biblica, la vergine al pozzo – le due brune, identiche come gocce d’acqua, Leah che procede a passo spedito, e Adah che trascina i piedi con andatura molle. Vengono da Bethlehem, in Georgia, e hanno portato nella giungla miscele pronte per dolci e piccoli oggetti, provviste, scatole, utensili, nascosti nelle tasche o nelle fasce strette in vita, come un’armatura tintinnante. A Kilanga prima c’era una missione, con quattro famiglie americane residenti e un dottore che arrivava una volta la settimana. Il dottore e gli americani si sono però trasferiti a Léopoldville, per offrire ai propri figli un’istruzione decente. E ora non vi sono che fiori tropicali e bestie feroci. Ma per Nathan Price così è il regno di Dio, così feroce nella sua gloria assoluta e primitiva.Nulla, infatti, può distogliere il predicatore, nemmeno l’amore per la moglie e per le giovani figlie, dalla sua devozione nei confronti dell’umanità. Sullo sfondo di un grande paese africano in preda al rivolgimento postcoloniale, coi suoi lutti e le sue speranze, le sue tragedie e i suoi sogni, Barbara Kingsolver ambienta una magnifica storia sui destini di cinque donne alle prese con la cecità e l’arroganza dell’idealismo maschile.

La collina delle farfalle

Barbara Kingsolver
Nella terra dei Turnbow – un pascolo, un laghetto e un’amena fattoria ai piedi degli Appalachi meridionali – il cielo di novembre sembra un manto sbiadito quando Dellarobia si avventura da sola su per la collina dove il bosco è più fitto.
Indossa stivaletti rossi coi tacchi, inadatti al sentiero fangoso, una giacca di camoscio che le ha prestato la sua migliore amica e una sciarpa di ciniglia. Dopo aver affidato i bambini alla suocera, è rientrata in casa per lasciarvi gli occhiali e passarsi l’eyeliner, prima di svignarsela dalla porta sul retro, pronta a gettare alle ortiche la propria reputazione.
«Dellarobia è venuta male. Come un vestito fallato», ha sentito una volta dire a sua suocera. In città rincareranno sicuramente la dose: la donna di Cub Turnbow che dà un calcio alla propria vita, ai figli, alla famiglia per correre dietro a un ragazzo spiantato!
Lassù, in cima alla collina, l’aspetta, infatti, il primo incontro clandestino con Jimmy. Ventidue anni, sei meno di lei, Jimmy vive ancora con la madre in un camper e passa i fine settimana facendo le cose che fanno i ragazzi a quell’età: birra e tiro al bersaglio. È imperdonabile prendersi una cotta per un tipo simile! Però in compagnia di quel ragazzo, Dellarobia si sente come un gioiello di inestimabile valore.
All’uscita dal bosco, la vista si apre di colpo sul fianco della collina. Quando, stremata dalla salita, Dellarobia vi arriva, il sole schiude all’improvviso uno squarcio tra le nubi. E la montagna appare allora come un’unica sterminata esplosione di luce. Un arancione intenso infiamma le cime degli alberi. Uragani di splendore contro il cielo grigio, faville che si spargono sopra la foresta, come un immenso roveto ardente.
Per Dellarobia quel bagliore inaspettato significa una cosa sola: è la bellezza ultraterrena venuta a fermare la sua fuga e il suo tradimento.
In realtà, la causa di quello strano fenomeno è altrove: una porzione cospicua di farfalle monarca, avvezze a svernare in Messico fin da quando Dio le ha messe al mondo, ha deciso di radunarsi, per la prima volta nella storia tramandata, negli Appalachi meridionali.
Sarà soltanto con l’arrivo in città di Ovid Byron, il carismatico e affascinante biologo che scorgerà nel fenomeno l’inquietante segno di uno sconvolgimento climatico, che Dellarobia scoprirà la verità. E il comportamento di volo che ha condotto le farfalle là dove non dovrebbero essere, nella terra dei Turnbow, le apparirà una perfetta metafora della sua vita: la vita di una donna che non è al suo posto nel mondo ed è, tuttavia, incapace di spiccare il volo. Magnifico romanzo sulla modernità e la catastrofe climatica, sull’amore e il tradimento, sulle certezze della scienza e il sentimento religioso, La collina delle farfalle è uno di più importanti libri dell’ultima stagione letteraria americana.
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