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Buddhadeva Bose

Buddhadeva Bose nacque nel distretto di Comilla, nell'odierno Bangladesh, nel 1908 e morì nel 1974. Fra i principali scrittori in lingua bengalese del XX secolo, insignito del premio Padma Bhushan nel 1970, dedicò la propria vita alla letteratura cimentandosi con ogni genere. Aperto alla cultura occidentale, tradusse nella propria lingua le opere di Baudelaire, Hölderlin e Rilke. La ragazza del mio cuore è stato pubblicato per la prima volta nel 1951.

I LIBRI

La ragazza del mio cuore

Buddhadeva Bose

È una notte di dicembre e fa un freddo pungente alla stazione di Tundla in India, dove quattro passeggeri siedono in silenzio nella sala d'attesa di prima classe. Tutti e quattro coperti dalla testa ai piedi. Tuttavia, persino nella luce fioca della sala d'attesa si capisce che sono quattro individui del tutto diversi, provenienti da vite e mondi differenti.
L'uomo sulla poltrona ha un fisico enorme, quasi eccessivo, una specie di bestia gigantesca. È un imprenditore di ritorno da Delhi e vorrebbe fare una sosta a Varanasi. Il secondo individuo, il tizio distinto e impeccabile nel suo completo all'occidentale, con tanto di cappello, bastone e guanti, è un funzionario dell'esercito diretto ad Allahabad per una cruciale missione governativa. Il terzo, l'uomo dall'aspetto signorile, coi capelli con la riga in mezzo e un paio di baffi sbarazzini, è uno dei più noti medici di Calcutta. Il quarto, il tipo esile, con la fronte corrugata e una strana irrequietezza, è uno scrittore che non sa ancora bene dove andare.
Quattro uomini che si ritrovano a dover tirare mattina assieme, e che probabilmente non si parlerebbero mai se la vista di una coppia di novelli sposi ancora perduti nel reciproco amore non li rendesse improvvisamente loquaci.
Il primo a prendere timidamente la parola è il gigantesco imprenditore. Racconta la triste storia del goffo e imponente Makhanlal che si innamorò perdutamente della raffinata ragazza della porta accanto e venne liquidato con nitide e spietate parole.
Il funzionario narra della notte in cui al «pallido chiarore di una luna ammaccata» la bella Pakhi, gli occhi accesi e le labbra scolpite dai bagliori, gli svelò il suo amore per lui.
Il medico narra dei timori e del sottile piacere di conquistare colei che all'epoca era innamorata di un altro.
Lo scrittore ricorda la Monna Lisa della sua adolescenza, Antara Dey, la ragazza che cambiava un sari al giorno e incedeva ondeggiando appena, come una pianticella mossa da una brezza leggera.
Storie di amori perduti o serbati, che vanno al di là della passione fugace poiché riguardano quello che capita a tutti almeno una volta nella vita: che una donna, una sola donna, sia la ragazza del proprio cuore.

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