Neri Pozza Editore | Cesare De Seta
 
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Cesare De Seta

Cesare de Seta, storico dell’arte e dell’architettura, è professore emerito dell’Università di Napoli Federico II, ha insegnato all’École des Hautes Études en Sciences Sociales a Parigi e in altre sedi all’estero. Tra i molti volumi, tradotti in diverse lingue, si segnalano i più recenti Ritratti di città. Dal Rinascimento al secolo XVIII, Einaudi 2011, L’Italia nello specchio del Grand Tour, Rizzoli 2014; tra i romanzi Era di maggio (1991, 2010³), La dimenticanza (1994), Terremoti (2003), finalista al Premio Strega, Quattro elementi (2007). Ha curato mostre in Italia e all’estero: tra le ultime Imago Urbis Romae, Musei Capitolini, Roma, 2005 e L’immagine della città europea, Museo Correr, Venezia, 2014. Scrive per riviste specialistiche italiane e straniere, e collabora a la Repubblica e a l'Espresso.

I LIBRI

Sulle strade delle lettere e delle arti

Cesare De Seta

«Il recensore è un’altra cosa dal critico, e la sua presenza è legata all’aquilone della politica editoriale», ha scritto Virginia Woolf. Una massima che Cesare de Seta ha sempre tenuto ben presente nella sua lunga attività di recensore sulle pagine dei maggiori quotidiani italiani. Le ampie sintesi organiche del critico sono, infatti, decisamente fuori luogo quando si tratta di esprimere uno stringato – anche se motivato – parere su un autore o su un’opera che «l’aquilone della politica editoriale» pone di volta in volta al centro dell’attenzione. L’assenza di sistematicità, persino la palese parzialità del punto di vista concedono però altre opportunità: la chiarezza dell’esposizione, la necessaria considerazione dell’attualità dell’opera e della figura dell’autore, l’immediatezza del giudizio critico. Caratteristiche presenti tutte in questo libro in cui Cesare de Seta ha raccolto, rivisto e integrato con l’aggiunta di scritti nuovi, recensioni e articoli pubblicati dal 1980 a oggi. Letti tutti assieme, costituiscono un affascinante viaggio sulle strade principali, e su quelle soltanto in apparenza secondarie, delle lettere e delle arti del secondo Novecento e del nuovo Millennio. Strade sulle quali è possibile incontrare le figure più eminenti della storia dell’arte, da André Chastel ad Antony Blunt, da Roberto Longhi a Cesare Brandi, della critica letteraria, da Cesare Segre a Pier Vincenzo Mengaldo, e della letteratura, da Lalla Romano a Giovanni Testori fino ad Andrea Camilleri.

Venezia e Moby Dick

Cesare De Seta
Ciascuno di noi ha in cuor suo un’idea di Venezia, proprio perché di questa straordinaria città non esiste e non può esistere una definizione esaustiva. Venezia è sgusciante e imprendibile, come un animale misterioso.
L’idea di Cesare de Seta è che essa sia come Moby Dick, la balena bianca con cui Ahab mette in gioco il suo destino: un’inafferrabile città-destino, immersa nel Mediterraneo con i suoi tentacoli-isole. Un accostamento azzardato tra la magnifica città dei rii e dei campielli e il capolavoro di Melville? Provate allora a leggere – magari di notte, com’è accaduto all’autore di queste pagine – Moby Dick e a soffermarvi, nel capitolo intitolato Sulle raffigurazioni mostruose delle balene, sulle singolari righe in cui Melville descrive la balena dei legatori, «avvinta come un tralcio di vite al ceppo di un’àncora calante», e cita Aldo Manuzio. Il logo di Manuzio, quel Leviatano che campeggia su ogni suo libro, vi apparirà allora come una raffigurazione simbolica di Venezia.
Animato da quest’idea, de Seta si è mosso alla ricerca degli infiniti tesori che giacciono nel corpo di questo misterioso Leviatano: le opere che hanno segnato la storia dell’arte e sulle quali incombe una tale bibliografia da far tremare i solai di una biblioteca. La tempesta di Giorgione, ad esempio, il dipinto il cui soggetto è uno dei grandi nodi irrisolti della storiografia artistica. Viaggiando nel corpo della balena-Venezia, come uno di quei naviganti abili a raccontare mirabolanti storie ed avventure, de Seta ci ricorda la «mossa del cavallo» di uno studioso che ha sparigliato le carte sostenendo che il quadro raffigura in realtà i bombardamenti cui fu sottoposta Padova da parte delle artiglierie imperiali nel 1509. Durante il viaggio, compaiono le gigantesche figure dell’arte che sono Venezia, anche quando non la dipingono: Tiziano che, come Michelangelo, era nella leggenda già da vivo, e il cui colore è all’origine del mito della pittura veneziana in Europa; Tintoretto che con il suo «schioppettio cromatico » prese assai rapidamente il posto di Tiziano; i vedutisti Canaletto, Guardi e Bellotto, che resero sublime l’uso della camera oscura, e appaiono qui come protagonisti di una singolare piéce teatrale, in dialogo con i loro e i nostri contemporanei che di loro si sono occupati.
Una navigazione affascinante nel corpo di una città unica, con una sorpresa finale – il ritrovamento alla British Library di Londra di un meraviglioso libro sulla marineria veneziana – che sembra fatta apposta per rendere omaggio al creatore di Moby Dick.
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