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Charlotte Brontë

Charlotte Brontë nacque a Thornton, nell'Inghilterra settentrionale, nel 1816. Figlia di un pastore protestante di origine irlandese, dopo la morte prematura della madre, assieme alle sorelle Maria, Elisabeth e Emily venne iscritta a un collegio riservato alle figlie di ecclesiastici. Da questo soggiorno torneranno solo Charlotte e Emily, autrice di Cime tempestose: le sorelle maggiori vi morirono nello stesso anno, e Charlotte attribuì sempre queste morti precoci alle pessime condizioni igieniche del luogo. La scuola fornirà il modello per il truce scenario di Lowood, l'istituto descritto in Jane Eyre, il suo romanzo più famoso, uscito nel 1847. Visse quasi sempre a Haworth, nella casa paterna, con le sorelle Emily e Anne (autrice di Agnes Grey e La signora di Wildfell Hall, pubblicato da Neri Pozza nel 2014), e il fratello Branwell. È autrice di altri tre romanzi, Shirley (1849), Villette (1853) e The Professor (pubblicato postumo nel 1857). Dopo la morte dei fratelli vinse finalmente le resistenze paterne e nel 1854 si sposò, ma morì l'anno successivo, a trentanove anni.

I LIBRI

Jane Eyre

Charlotte Brontë
Orfana e priva di mezzi, la piccola Jane Eyre viene accolta da parenti ricchi ma ostili, sottoposta a soprusi e umiliazioni d’ogni genere, privata di qualunque forma elementare d’affetto. Non bastasse, viene affidata ai rigori di un duro collegio vittoriano che, lungi dal domare il suo carattere combattivo, ne affina le qualità esaltandone l’intelligenza, la dirittura morale, il talento e il gusto.
Eroina del suo tempo, in cui già risuona l’eco delle tensioni sociali proprie della contemporaneità, dotata di una solida istruzione, oltre che di una sensibilità raffinata, di uno spirito romantico e, non ultimo, di uno squisito sense of humour, Jane a diciotto anni affronta il mondo. Un mondo che, nell’Inghilterra a metà strada tra due rivoluzioni industriali, non può che essere, per lei ragazza nullatenente ma acculturata, il mondo del lavoro: ad attenderla c’è un impiego modesto ma dignitoso come istitutrice nella residenza di un membro dell’antica aristocrazia terriera.
È qui, in questa moderna versione del castello principesco, accogliente ma pur sempre fornito di oscuri recessi che custodiscono segreti innominabili, che Jane conosce l’amore: un amore romantico e cerebrale, e perciò problematico, contrastato, negato.
È qui che l’intreccio sentimentale, le prove ancestrali che dovranno affrontare la fanciulla e il suo principe, le moderne streghe e draghi e orchi affiorano prepotentemente alla superficie del romanzo realistico, borghese e vittoriano, tutto teso a tracciare l’epopea economica, sociale, matrimoniale dei suoi eroi e delle sue eroine.
Come accade ai grandi classici, le innumerevoli letture e riletture, tra cui quelle cinematografiche, anche recenti, e un buon numero di romanzi a questo ispirati, hanno evidenziato i vari aspetti del libro, restituendoci, di volta in volta, una Jane Eyre romantica, vittoriana, gotica, femminista, postcoloniale, postmoderna. Tuttavia è nell’intreccio, sapiente e allo stesso tempo naturale, di motivi realistici e romantici, pittoreschi e domestici, nella continua dialettica tra necessità del cuore e istanze della mente, tra urgenze dei sensi e richiami etici che sta la modernità dirompente di questo romanzo, e in definitiva il fascino senza tempo della sua protagonista.
Romantica e concreta, orfana e principessa, istintiva e razionale, volitiva e tenera, intelligente e passionale, straordinaria e normale, Jane non mancherà di essere amata dalle lettrici e dai lettori, oggi come ieri, e per molto tempo ancora.
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