Neri Pozza Editore | Douglas Murray
 
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Douglas Murray

Douglas Murray è un noto autore, giornalista e commentatore politico britannico. Associate Editor dello Spectator, collabora con numerose testate, tra le quali il Sunday Times, lo Standpoint e il Wall Street JournalLa strana morte dell’Europa ha ottenuto, al suo apparire in Gran Bretagna, un grande successo di pubblico e di critica.

I LIBRI

La pazzia delle folle

Douglas Murray

Questo libro muove da una constatazione oggettiva, da uno stato delle cose che balza davanti agli occhi di tutti ogni giorno: la pazzia delle folle. Non è un fenomeno riscontrabile soltanto on line, dove i cosiddetti hater abbondano, ma anche nella vita quotidiana in cui la gente si comporta in maniera sempre più irrazionale.
Murray, tuttavia, non si limita semplicemente a descrivere il fenomeno, ne mostra le cause. Viviamo in un’epoca definita post-moderna, un termine ambiguo che indica però un dato di fatto: la fine delle grandi narrazioni, delle fedi religiose e politiche che hanno alimentato i secoli passati, e la conseguente negazione di ogni verità che non sia soltanto un’interpretazione.
Si può vivere, però, senza un criterio che orienti le nostre scelte? Senza nessun racconto che offra un perché alla vita? Poiché la natura aborre il vuoto, nella nostra epoca post-moderna si è fatta strada, secondo Murray, una nuova metafisica, una nuova religione: la «politica identitaria». Una politica che «atomizza la società in diversi gruppi d’interesse in base al sesso (o genere), alla razza, alle preferenze sessuali e così via». E che invita costantemente a cercare «dentro noi stessi e negli altri tutte le istanze di identità e vulnerabilità» capaci di rivendicare un valore aggiunto, una superiorità morale che deve essere riconosciuta come un diritto indiscusso.
Questa religione “identitaria” non può, per Murray, che generare follia. Quella follia che spinge, ad esempio, a dichiarare che vi è «un’accresciuta conoscenza morale» derivante dal fatto di essere neri o donne o gay. O che, sempre sulla base di una supposta istanza di identità, concepisce l’idea di«dare farmaci ai bambini per impedire loro di entrare nella pubertà».
Come tutte le fedi prive di senno, questo credo è tutt’altro che privo di pericoli, poiché non soltanto capovolge nel suo opposto, in nuovi totalitarismi, le conquiste liberali dei diritti civili, in primo luogo quelli dei gay, ma può approntare un futuro di atomizzazione, rabbia e violenza sempre maggiori in cui «al razzismo si risponderà con il razzismo, alla denigrazione basata sul genere si risponderà con la denigrazione basata sul genere».
Nominato da Times e Sunday Times libro dell’anno, La pazzia delle folle ha riscosso, al suo apparire in Inghilterra, un grande successo di pubblico e di critica e generato un acceso dibattito sui media.

La strana morte dell'Europa

Douglas Murray

Accolto al suo apparire in Inghilterra dall’apprezzamento del Times e di buona parte della stampa britannica, La strana morte dell’Europa è un’opera che mostra senza ipocrisie e nascondimenti tre aspetti fondamentali della crisi che scuote l’Europa, dinanzi ai quali chiudere gli occhi implica soltanto lasciare campo libero all’estrema destra razzista. Questi tre aspetti sono nell’ordine: 1) il radicale cambiamento nella composizione etnica, culturale e religiosa dell’Europa che l’immigrazione già comporta e può, a maggior ragione, comportare in futuro. Murray snocciola cifre al riguardo che emergono da seri studi, come quello – fonte il Guardian – condotto in Svezia, secondo il quale la percentuale della popolazione musulmana nel 2050 salirebbe in quel paese all’11 per cento se l’immigrazione cessasse oggi del tutto, al 21 per cento se registrasse un afflusso regolare e al 31 per cento se continuasse al ritmo attuale; 2) il naufragio del multiculturalismo, solennemente annunciato dalle parole stesse di Angela Merkel: «il tentativo di costruire una società multiculturale e di vivere fianco a fianco in armonia è fallito, miseramente fallito»; 3) l’illusione, coltivata soprattutto dalle élite liberal, di affidare l’integrazione a quella che Murray definisce cieca fede nella «società dei consumi» e che sarebbe forse più opportuno chiamare cieca fede nel libero mercato.
La risposta di Murray alla crisi delle democrazie liberali, che l’immigrazione e il fallimento del multiculturalismo svelano, è quella che caratterizza l’intera ondata neocon che attraversa l’Europa odierna, e che accomuna conservatori atei come lui e conservatori credenti: recuperare le radici cristiane del nostro continente.
Per chi, come noi, non soltanto non nega, ma trova un bene prezioso la fusione di popoli e genti diverse questa risposta, tuttavia, non può che erigere nuove barriere e rivelarsi così ugualmente illusoria. È chiaro, però, che la battaglia contro la possibile barbarie in agguato non può riposare sulla cieca «fede nell’avanzata inarrestabile del progresso umano», ma esige la ricerca di una nuova civiltà e di un nuovo senso della comunità umana.

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