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Francesco Alliata

Francesco Alliata (1919-2015) è stato un imprenditore, regista e produttore cinematografico italiano. Duca di Salaparuta e XIV Principe di Villafranca e del Sacro Romano Impero, Primo Corriere Maggiore ereditario del Regno di Sicilia e Cavaliere di Malta, dal matrimonio con Teresa Correale di Santacroce ha avuto Vittoria Alliata di Villafranca, scrittrice e studiosa del mondo arabo.

I LIBRI

Il Mediterraneo era il mio regno

Francesco Alliata
A Palermo, nel maestoso palazzo di Villafranca dov’è conservata la Crocifissione di Van Dyck, vive l’ultimo superstite della nobiltà siciliana: il suo nome è Francesco Alliata e, a novantacinque anni, è «più vivo e più forte che pria», come avrebbe detto Petrolini.
La sua storia non ha niente a che vedere con gli eccessi sfarzosi dei Savoia o con l’ossessione dei Colonna nei confronti della religione. Sebbene da giovane Francesco partecipi alle battute di caccia, alle corse automobilistiche e ai ricevimenti musicali con centinaia di illustri invitati, lui non è tipo da interessarsi alle neghittosità e allo «sperpero di patrimoni in futili attività» che Tomasi di Lampedusa descriveva nel Gattopardo. Francesco Alliata vuole prima costruirsi «una solida cultura e una ancor più solida educazione» e poi usarle entrambe per rendere produttive le proprie passioni. Solo così onorerà il motto di famiglia: «Bisogna essere principi, piuttosto che apparirlo».
È ancora un bambino quando si imbarca nella sua prima impresa «ciclopica»: correggere le 7500 pagine dell’opera incompiuta del nonno – Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia – che lo trasformeranno nell’«amanuense a macchina» di famiglia. A undici anni ha una stanza tutta sua per muoversi autonomamente tra gli archivi del palazzo. A tredici studia la storia antica, incuriosito dai racconti del secondo marito della madre, il direttore del Museo Archeologico di Palermo, Ettore Gabrici. Ma è solo al ginnasio che Francesco scopre la passione che lo accompagnerà per il resto della vita: il cinematografo.
Con la visione di Ombre rosse di John Ford e dei capolavori di Charlie Chaplin, il principe avverte la necessità di osservare la realtà da vicino con lo sguardo di un entomologo per poi, una volta compresa, tentare di riprodurla. Ecco perché fa richiesta al Cinereparto dello Stato Maggiore di essere inviato a Palermo a fotografare l’arrivo delle «fortezze volanti americane». Ed ecco la ragione alla base dei documentari subacquei girati nelle isole Eolie – i primi nel loro genere in Italia – o della fondazione nel 1946, con l’amico scrittore e poeta Fosco Maraini, della Panaria Film: la casa cinematografica che produrrà, tanto per citarne alcuni, La carrozza d’oro di Jean Renoir e Vulcano con Anna Magnani. Fino al giorno in cui, spiazzando tutti ancora una volta, decide di abbandonare il cinema per buttarsi nella produzione dei sorbetti e delle granite tradizionali (di cui avrebbe persino redatto la voce sull’Enciclopedia di Franco Maria Ricci).
Passeggiando tra i ricordi di famiglia e descrivendo sapientemente le tradizioni più oscure e i tic più eccentrici della nobiltà siciliana, Francesco Alliata spalanca una finestra su un mondo seducente e fuori dal tempo. Un viaggio unico, incomparabile, in una delle stagioni più importanti della vita culturale e civile d’Italia, in compagnia dell’ultimo grande aristocratico del Novecento.

Quel treno per Baghdad

Stefano Malatesta, Francesco Alliata, Stenio Solinas, Giuseppe Cederna, Maurizio Tosi, Matteo Pennacchi, Diego Planeta, Boris Biancheri, Mario Fales
Irresistibilmente attratta dalle circostanze della vita in cui gli esseri umani – e le loro esistenze, i loro sogni e le loro speranze – si mescolano insieme, la letteratura non poteva sottrarsi al fascino dei treni, mezzi di trasporto in cui l’immaginazione, e non di rado la realtà, hanno generato da sempre mirabolanti avventure.
Non stupisce perciò che, dopo aver curato una raccolta di racconti di suspense ambientati in treno, Stefano Malatesta abbia deciso di mettere insieme delle storie che ruotano questa volta attorno al récit de voyage in treno, vale a dire quel genere letterario in cui il viaggio si fa racconto di una vicenda realmente vissuta o di un accadimento reale, con il suo corollario di incontri, emozioni ed esperienze fuori dell’ordinario.
Abbiamo così, in questa raccolta, il principe Alliata che ricorda un viaggio su una ferrovia a scartamento ridotto in Sicilia per raggiungere le miniere di zolfo di proprietà della famiglia, quando lui era appena un ragazzo; Boris Biancheri, il segretario generale della Farnesina scomparso di recente, che narra del libro più bello del mondo: l’orario ferroviario; Giuseppe Cederna che racconta del viaggio, su un Settebello lanciato a tutta velocità, verso le terre incognite dell’arte comica; Mario Fales, professore di Assiriologia all’università di Udine, che con ironia e precisione ci parla del treno per Baghdad, il sogno di fine Ottocento di collegare l’Europa con l’Oriente; Stefano Malatesta che narra di Norman Douglas e del Train Bleu, una li nea ferroviaria di lusso con cabine solo di prima che par tiva da Londra, toccava Calais, raggiungeva Nizza e termi nava la sua corsa a Mentone, al confine con l’Italia; Matteo Pennacchi che racconta del viaggio sulla Transiberiana durante il suo «giro del mondo senza soldi e senza bagagli»; Diego Planeta che, come Bruce Chatwin ne Le vie dei canti, prende spunto da una ferrovia scomparsa che, con magnifica vista sul mare, attraversava le colline intorno a Menfi; Vito P. che racconta di due viaggiatori, un lui e una lei, che in uno scompartimento affollato si osservano a vicenda e rimuginano sulla propria esistenza; e, infine, Stenio Solinas che ripercorre il tratto di una ferrovia africana, dove leoni affamati ma pigri trovano molto più comodo saltare nei treni e portarsi via ferrovieri e viaggiatori, che andare a caccia di impala.
Storie vere, avventure immaginate e vissute, eventi storici che ci restituiscono tutti l’intramontabile fascino del viaggio in treno.
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