Neri Pozza Editore | Frans Gunnar Bengtsson
 
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Frans Gunnar Bengtsson

Frans Gunnar Bengtsson (4 ottobre 1894 - 19 dicembre 1954) è stato uno dei maggiori poeti e scrittori svedesi. Saggista, si occupò di François Villon, Walter Scott e Joseph Conrad e scrisse una imponente biografia di Carlo XII, il re svedese. Il libro che gli diede la fama fu però Le navi dei vichinghi (titolo originale Röde Orm) pubblicato in due parti nel 1941 e nel 1945. Amava dire: «Giovanna d’Arco, Carlo XII e Garibaldi sono le sole persone che avrei voluto conoscere. Per loro la verità era più importante dell’intrigo».

I LIBRI

Orm il rosso. Le navi dei Vichinghi II

Frans Gunnar Bengtsson
Orm il rosso narra il seguito delle avventure di Orm, figlio di Toste, abile normanno dell’anno Mille, intrepido protagonista delle Navi dei Vichinghi, la saga di Frans Gunnar Bengtsson – uno dei libri più venduti e letti di sempre – il cui primo volume è apparso in questa stessa collana nel corso del 2014.
Tra guerre, tesori e «strabilianti imprese di uomini e di re» (Michael Chabon), questo secondo volume riporta i lettori nel fantastico mondo del X secolo, quando il popolo dei Vichinghi imperversava con le sue scorribande dalle fortezze della Scandinavia giù fino ai porti più remoti del Mediterraneo. Guerriero coraggioso, astuto, baciato dalla fortuna e, soprattutto, attento alle nuove scoperte in cui si imbatte, Orm il Rosso fa da guida preziosa a quell’epoca di grandi rivolgimenti.
Nel primo volume, Orm era stato strappato al suo villaggio nativo danese dai Vichinghi e messo ai remi di una delle loro grandi navi con le teste di drago che ornavano la prua. Nel corso di mirabolanti avventure tra i mari e i porti pericolosi dell’epoca, era stato catturato dai Mori in Spagna, ma era riuscito a scappare e approdare in Irlanda dove, con suo grande stupore, si era imbattuto nelle prime, eteree figure di monaci cristiani. Dopo aver contribuito alla vittoria vichinga sull’esercito del re d’Inghilterra era ritornato nelle terre del Nord da cristiano dell’ultima ora e uomo immensamente ricco.
Ora, in questo avvincente seguito, nuove prove e cimenti mettono a dura prova la sua determinazione. Incappato nelle ire di re Sven, Orm si inerpica fino alle terre di confine con la famiglia al completo, la moglie e la madre, i servi e il piccolo prete, i cavalli e tutti li oggetti preziosi che le bestie sono in grado di trasportare. Lì costruisce una magnifica casa, dove Ylva, sua moglie, dà alla luce due gemelle che crescono in fretta, cominciando presto a rotolarsi sul pavimento con gli enormi cani irlandesi portati dalla Scania. Lì edifica anche una chiesa, spaziosa abbastanza da ospitare ben sessanta persone sedute. Da lì riparte poi per altri avventurosi viaggi e sorprendenti scoperte.
Tra clamori di epiche battaglie e sanguinose contese, narrate con arguzia e prontezza di spirito, Orm il rosso conclude una delle opere più rilevanti della letteratura scandinava e mondiale.

Le navi dei Vichinghi

Frans Gunnar Bengtsson
«Resoconto di tre viaggi immaginari, ma plausibili (interrotti da un breve, movimentato interludio di vita casalinga) affrontati da Orm il Rosso, figlio di Toste, un normanno abile, pieno di risorse, pragmatico e lievemente ipocondriaco… [Le navi dei vichinghi] fonde nelle sue pagine… tutti gli espedienti letterari sviluppati dai grandi scrittori europei nel corso del Diciannovesimo secolo… uno sguardo ironico penetrante e clemente insieme come mai si riscontra in Dickens; un’acutezza di spirito e un disincanto degni di Stendhal; un’epica impregnata della sensibilità antiepica di Tolstoj; e l’erculea spinta narrativa, agile e potente, di Alexandre Dumas. Come la metà dei grandi romanzi della tradizione europea, è corposo, violento, di grande respiro e canta di guerre, di tesori e di strabilianti imprese di uomini e di re; come l’altra metà, è intimo, famigliare e racconta del ritmo delle stagioni e della vita nei villaggi e nelle fattorie, di matrimoni, di nascite e del cuore delle donne che colgono con fin troppo intuito l’immensa presunzione di uomini e re sanguinari.
Ha qualcosa da offrire a chiunque abbia l’avventura di leggerlo, e il lettore, giunto alla fine, si affezionerà all’autore Frans Bengtsson come a un amico per il resto della vita – così come ci affezioniamo a ogni compagno affidabile, capace e congeniale che incontriamo in qualsiasi grande romanzo, avventura o romanzo d’avventura. Bengtsson ci descrive il mondo intorno all’anno 1000 visto attraverso lo sguardo di chi in quei giorni ne abitò i territori più settentrionali, offrendo una ricostruzione storiografica convincente e accurata, cogliendo con sorprendente acutezza le minuzie che compongono il mosaico delle umane vanità e mostrando l’instancabile verve di un consumato narratore».
Dall’introduzione di Michael Chabon
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