Neri Pozza Editore | Herman Koch
 
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Herman Koch

Herman Koch (1953) è uno dei più importanti scrittori olandesi contemporanei. Con La cena (Neri Pozza, 2010; BEAT, 2011) ha ottenuto uno straordinario successo internazionale. Tra le sue opere Villetta con piscina (Neri Pozza, 2011; BEAT , 2013), Odessa Star (Neri Pozza, 2014), Caro signor M. (Neri Pozza, 2015; BEAT, 2017), Il fosso (Neri Pozza 2017) e Easy life (Neri Pozza 2018).

I LIBRI

La cena

Herman Koch

Due coppie sono a cena in un ristorante di lusso. Chiacchierano piacevolmente, si raccontano i film che hanno visto di recente, i progetti per le vacanze. Ma non hanno il coraggio di affrontare l'argomento per il quale si sono incontrati: il futuro dei loro figli.
Michael e Rick, quindici anni, hanno picchiato e ucciso una barbona mentre ritiravano i soldi da un bancomat. Le videocamere di sicurezza hanno ripreso gli eventi e le immagini sono state trasmesse in televisione. I due ragazzi non sono stati ancora identificati ma il loro arresto sembra imminente, perché qualcuno ha scaricato su Internet dei nuovi filmati, estremamente compromettenti.
Paul Lohman, il padre di Michael, si sente responsabile. Si riconosce nel figlio perché hanno molto in comune, non ultima l'attrazione per la violenza. Non può lasciare che trascorra la sua vita in galera.
Serge, il fratello di Paul, è il padre dell'altro ragazzo, il complice. Secondo i sondaggi Serge Lohman è destinato a diventare il nuovo Primo ministro olandese. Se l'omicidio verrà rivelato, sarà la fine della sua carriera politica.
Babette, la moglie di Serge, sembra più interessata ai successi del marito che al futuro del proprio ragazzo.
Claire, la moglie di Paul, vuole proteggere il figlio a ogni costo. Ma quanto sa di ciò che è realmente accaduto?
Due coppie di genitori per bene durante una cena in un bel ristorante. Cosa saranno capaci di fare per difendere i loro figli...?
Una storia dura, emozionante, provocatoria, con la suspense di un thriller d'autore. Un dramma contemporaneo che racconta l'intimità di una famiglia e lo sconvolgente attrito tra le necessità del cuore e quelle della morale, la scelta a volte impossibile tra l'amore verso un figlio e il rispetto per la vita degli altri.

La scuola

Herman Koch

C’è un quartiere ad Amsterdam dove nevrotiche veneri in pelliccia camminano specchiandosi continuamente nelle vetrine dei negozi e uomini in completo, troppo grassi o troppo magri, si dedicano pure loro allo shopping come se non avessero niente di meglio da fare. È un quartiere perbene fatto per gente perbene, dove ci sono centocinquanta pasticcerie e gastronomie, e dove tutto è un lievito madre a grana grossa e panini al frumento insaturo contro il cancro, le vene varicose e i versamenti di sangue. È soprattutto il quartiere dove si erge il Liceo Montanelli. Una scuola dove sono fatti tutti della stessa pasta: tipi con genitori artistici, pittori e scultori, innanzi tutto; ragazzini con padri e madri che appartengono al cosiddetto «mondo del teatro»; pedantelli che durante la ricreazione se ne stanno a blaterare di argomenti ricercati con le loro vocine finte e modulate.
Il metodo della scuola l’ha inventato una certa Maria Montanelli, cent’anni prima, per offrire qualche opportunità in piú nella vita ai bambini poveri di Napoli. Ad Amsterdam, però, il liceo costa sedici volte di piú rispetto a una scuola normale, e di poveri non vi è nemmeno l’ombra tra le sue mura.
Come in ogni scuola che si rispetti, anche il Liceo Montanelli ospita, tuttavia, una voce fuori dal coro: un ragazzo la cui madre è venuta a mancare dopo una lunga malattia, e il cui padre ha trovato conforto con una vedova appena tre isolati piú in là. Un allievo particolarmente discolo, il cui sogno ricorrente è che uno Spitfire arrivi in picchiata e apra il fuoco su tutto quel quartiere palloso e viziato. Un compagno di classe, che vorrebbe tanto darle di santa ragione a Jan Wildschut, il nuovo arrivato, quello con qualche rotella fuori posto che sia d’estate che d’inverno indossa sciarpa e muffole e durante la ricreazione se ne sta nel cortile della scuola a masticare lentamente i suoi panini, con la saliva che gli cola da un angolo delle labbra…
Implacabile colpo al cuore del perbenismo, sferzante satira del conformismo che governa le relazioni fra esseri umani e, allo stesso tempo, lucido sguardo sulle fragilità umane, La scuola, il romanzo con cui Herman Koch si è affermato come spietato osservatore delle ipocrisie del nostro mondo, è una delle piú mirabolanti, avvincenti «cronache di una morte annunciata» che sia dato leggere.

Il fosso

Herman Koch

Robert Walter è il sindaco di Amsterdam, la capitale della democratica Olanda. Ha la moglie straniera, ma lui si guarda bene dal dire da quale paese proviene. La gente si nutre di pregiudizi, si sa. Anche in Olanda, dove ognuno può pensarla come vuole, ma dove non è raro sentire dire che quelli, gli stranieri, ce l'hanno nel sangue il furto, la coltellata facile, la tendenza a maltrattare le donne. Del resto, anche lui, Robert, non è mica privo di pregiudizi. Semplicemente, dato il ruolo che ricopre, finge bene. Quando si ritrova in compagnia di persone appartenenti alle varie etnie della città, è capace persino di canticchiare su musiche bizzarre o di mettersi in bocca con le mani un improbabile pezzo di carne. Però, davanti a uno straniero, nulla può togliergli la naturale diffidenza del contadino che vede un estraneo entrare nel suo campo. Da qualche tempo, tuttavia, la sua arte di dissimulare sta andando a farsi benedire. Tutto è cominciato il 16 gennaio, durante la festa per il nuovo anno in cui accorre in comune la crema della città: il capo della polizia, il procuratore capo, gli assessori, il presidente dell'Ajax. Robert stava chiacchierando appunto con quest'ultimo quando, vicino alla porta che dalla sala centrale del municipio conduce ai bagni, ha scorto sua moglie, una birra in mano, fare cin cin con l'assessore Maarten van Hoogstraten. Nulla di male, se poi lei non avesse riso rovesciando indietro la testa, mentre l'assessore le teneva una mano sul gomito e le sussurrava qualcosa all'orecchio. Da quel giorno il sospetto del tradimento della moglie straniera si è impadronito talmente della mente e del cuore di Robert che tutti i suoi pregiudizi si sono scatenati e gli si sono rivoltati contro.

Il fosso

Herman Koch
Robert Walter è il sindaco di Amsterdam, la capitale della democratica Olanda. Ha la moglie straniera, ma lui si guarda bene dal dire da quale paese proviene. La gente si nutre di pregiudizi, si sa. Anche in Olanda, dove ognuno può pensarla come vuole, ma dove non è raro sentire dire che quelli, gli stranieri, ce l’hanno nel sangue il furto, la coltellata facile, la tendenza a maltrattare le donne.
Del resto, anche lui, Robert, non è mica privo di pregiudizi. Semplicemente, dato il ruolo che ricopre, finge bene. Quando si ritrova in compagnia di persone appartenenti alle varie etnie della città, è capace persino di canticchiare su musiche bizzarre o di mettersi in bocca con le mani un improbabile pezzo di carne. Però, davanti a uno straniero, nulla può togliergli la naturale diffidenza del contadino che vede un estraneo entrare nel suo campo.
Da qualche tempo, tuttavia, la sua arte di dissimulare sta andando a farsi benedire. Tutto è cominciato il 16 gennaio, durante la festa per il nuovo anno in cui accorre in comune la crema della città: il capo della polizia, il procuratore capo, gli assessori, il presidente dell’Ajax.
Robert stava chiacchierando appunto con quest’ultimo quando, vicino alla porta che dalla sala centrale del municipio conduce ai bagni, ha scorto sua moglie, una birra in mano, fare cin cin con l’assessore Maarten van Hoogstraten.
Nulla di male, se poi lei non avesse riso rovesciando indietro la testa, mentre l’assessore le teneva una mano sul gomito e le sussurrava qualcosa all’orecchio.
Da quel giorno il sospetto del tradimento della moglie straniera si è impadronito talmente della mente e del cuore di Robert che tutti i suoi pregiudizi si sono scatenati e gli si sono rivoltati contro.
Romanzo in cui si narra della discesa sfrenata verso la disfatta di un politico del nostro tempo, Il fosso, accolto al suo apparire in Olanda da uno strepitoso successo, è il nuovo, mirabile frutto della penna brillante e spietata di Herman Koch. L’ipocrisia che si cela a volte dietro l’idea di tolleranza, la vanità del successo, la fugacità del potere e la violenza dei pregiudizi situano quest’opera nel cuore stesso del nostro tempo, in cui si svela tutta la fragilità della democrazia.

Odessa Star

Herman Koch
C’è una cosa piú triste di arrivare a cinquant’anni e accorgersi di non aver realizzato i propri sogni: lamentarsene. E lamentarsi è proprio quello che Fred Moorman fa in continuazione, travolto dalla piú classica delle crisi di mezza età. Della signora De Bilde che non raccoglie gli escrementi del cane dal giardino condominiale; di sua moglie Cristina che gli ha confessato di vederlo ormai come un inutile vestito sdrucito, e di David, un figlio adolescente che lo troverebbe meno patetico se avesse una jeep Cherokee ultimo modello, invece della solita e ridicola utilitaria.
Quando però una sera, in un cinema di Amsterdam, Fred riconosce Max G. – un vecchio compagno di scuola scapestrato e poco promettente – e lo trova impeccabilmente vestito, sicuro di sé, in compagnia di una donna meravigliosa e scortato da un gorilla armato, non può che lamentarsi, per l’ennesima volta, di aver sbagliato tutto nella vita. Al momento dei saluti, però, inaspettatamente Max invita Fred a passare a trovarlo: può aiutarlo a dare una scossa alla sua noiosa esistenza, se gli va. Fred non ci pensa su due volte. È disposto a tutto per recuperare l’ammirazione del figlio e la stima della moglie, per cui stringe amicizia con Max e la sua guardia del corpo, Richard. Sa che i due vivono al limite della legalità e che intorno a loro si ingarbuglia una serie infinita di affari pericolosi, ma ha deciso: anche lui desidera i soldi, il successo e il carisma di Max.
Ma quando, dopo improvvise sparizioni, sequestri lampo, quiz televisivi truccati e maestosi funerali, Fred capisce di essersi spinto troppo oltre e cerca di prendere le distanze da quelle compagnie, una verità inaspettata verrà a galla, una verità che gli farà capire di essere sempre stato soltanto una pedina nelle mani di Max, e delle persone piú insospettabili.
Come nel bestseller che lo ha reso famoso in tutto il mondo (La cena), Herman Koch – unico olandese a entrare nella classifica del New York Times – torna a mettere in discussione la morale convenzionale con una storia «geniale, che si legge come un thriller» (Trouw). Un romanzo ironico, dalla prosa adrenalinica e ricca di situazioni pulp à la Tarantino, che incarna il fascino inconfessabile per il proibito, per la violenza e per la ricchezza a tutti i costi; e che trascina il lettore in un vortice destinato ad esaurirsi solo all’ultima pagina.

Villetta con piscina

Herman Koch

Marc Schlosser è un medico di famiglia. Riceve la mattina, dalle otto e mezza all'una. Venti minuti circa a paziente cosí spartiti: un minuto per capire quello che c'è da capire e gli altri diciannove per inscenare una parvenza di interesse. E i pazienti se ne vanno via soddisfatti, prendendo per una meticolosa e inusuale attenzione quella che non è altro che una messa in scena. Di recente, però, un increscioso incidente ha turbato la tranquilla esistenza di Marc. Dopo il funerale di Ralph Meier, la star televisiva dalla figura imponente e la voce stentorea, Judith, la moglie dell'attore, ha fatto irruzione nello studio di Schlosser scagliando a terra una sedia e strillando ripetutamente «Assassino!». È passato un anno e mezzo da quando Ralph Meier si era materializzato in quella stessa sala d'aspetto. Aveva il suo solito atteggiamento, quella prorompente fisicità che si acquista soltanto con regolari abbuffate in ristoranti che abbiano ottenuto una o piú stelle Michelin o con copiosi barbecue nel cortile di casa. Ma era malato, profondamente malato. Nel suo corpo, le cellule maligne si erano già rivoltate contro quelle sane. Marc ha capito subito che occorreva un intervento drastico, un first strike, un bombardamento a tappeto che avrebbe messo K.O. tutte le cellule maligne in un colpo solo. Eppure ha tranquillizzato l'attore, dicendogli che non c'era nulla di serio di cui preoccuparsi. E un anno e mezzo dopo Meier, il viso magro al posto di quello pienotto di un tempo, ha ingoiato un bicchierino letale per non lasciare alla malattia il gusto di portarselo via.
Omicidio premeditato? Crudele assassinio? Sono vere le accuse di Judith? La commissione disciplinare medica dovrà appurare esattamente questo. L'Olanda non è mica l'America, dove per una diagnosi sbagliata un avvocato ti può rovinare. In Olanda se l'hai fatta grossa, rimedi un'ammonizione o al piú una sospensione di qualche mese.
E davanti alla commissione medica Marc punta esattamente su questo. Sostiene di averla forse fatta grossa, di essere incorso in un grave errore medico come ne capitano tanti nella ricca e un po' distratta Olanda. Non può mica dire la verità! Non può mica raccontare di una villetta con piscina affittata dai Meier, dove la famiglia Schlosser ha trascorso alcuni giorni d'estate, tra abbuffate, relax e amicizia! E di sua figlia Julia, tredici anni e lunghi capelli biondi, ritrovata ferita e in stato d'amnesia sulla spiaggia, la stessa notte in cui Ralph Meier, il donnaiolo dallo sguardo osceno, il sessantenne che in piscina giocava ad abbassare il costume alle adolescenti, era sparito per tanto, troppo tempo!
Dopo La cena, il romanzo in cui un gruppo di adolescenti costringe a scelte drammatiche i propri genitori, Herman Koch torna a descrivere magistralmente il cinismo dei rapporti sociali odierni, l'oscurità e il malessere penetrati nel cuore stesso della famiglia contemporanea.

Caro signor M.

Herman Koch
Il signor M. è uno scrittore che può al massimo produrre libri non privi di meriti, come si suole dire degli autori mediocri. Ha una moglie giovane e avvenente che indossa scarpe da ginnastica bianche, magliette bianche e jeans, e al cui cospetto lui appare cosí avanti negli anni, rigido e legnoso com’è.
Il signor M. probabilmente non si cura piú di tanto del suo corpo, che però, con tutte le sue pieghe e le sue rughe, annuncia già il prossimo futuro in cui cesserà di esistere.
Ha scritto un libro di grande successo, Resa dei conti, l’unico suo basato su fatti realmente accaduti, ma ignora che, proprio in virtú di quell’opera, è spiato, osservato, misurato nei suoi passi, scrutato nei suoi gesti. Non sa che qualcuno gli rinfrescherà la memoria sugli eventi da lui narrati, cominciando da quel giorno di molti anni addietro in cui, al seguito di una strana moria di insegnanti, Jan Landzaat, il professore piú amato di tutti al liceo Spinoza, scomparve.
Viso sempre abbronzato e giovanile, Landzaat faceva ridere e arrossire le ragazze. Innanzi tutto, Laura Domènech che gli si concesse per una breve, intensa, burrascosa storia, prima di gettarsi tra le braccia del giovane Herman, suo coetaneo.
Quando la ragazza l’abbandonò, Landzaat cercò di comportarsi come se nulla fosse, ma sul suo viso apparvero i chiari segni del tracollo. Il colore della pelle passò dal marrone al giallo, gli occhi si cerchiarono di rosso e certe mattine, durante la sua ora, l’odore di alcol arrivava fino alle ultime file di banchi.
Il professore sparí il giorno in cui si recò, col suo Maggiolino color crema, a Terhofstede, dove c’era una casetta dei genitori di Laura, e dove la ragazza e Herman si erano rifugiati prima di partire per le vacanze di Natale. Svaní letteralmente nel nulla. Di lui non restò alcunché, nemmeno il corpo, soltanto una foto ingiallita appesa nell’aula di storia e lí dimenticata.
In Resa dei conti, il libro cui deve tutte le sue fortune, il signor M. non ha esitato a indicare i presunti colpevoli della scomparsa di Landzaat.
Ora, però, c’è qualcuno che non esita a chiamare lui alla resa dei conti finale. Tra flashback rivelatori, false piste e colpi di scena ad alta tensione, l’autore della Cena costruisce un romanzo accattivante che non risparmia niente e nessuno. Un gioco di specchi in cui tutti i personaggi sembrano essere ad un tempo innocenti e colpevoli.
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