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Jeffrey Tayler

Jeffrey Tayler scrive per Condé Nast Traveler, Spin, Harper's Magazine e Atlantic Monthly. Due dei suoi racconti di viaggio sono stati scelti da Bill Bryson per The Best American Travel Writing 2000. Tra le sue opere Siberian Dawn: A Journey across the New Russia, In Congo (Neri Pozza 2001) e La valle delle casbah (Neri Pozza 2003).

I LIBRI

La valle delle casbah

Jeffrey Tayler

A circa duecentocinquanta chilometri a sudest di Marrakesh svetta il versante sahariano dell’Atlante, la catena montuosa che tra i suoi dirupi lunari accoglie gli uadi di argilla rossa, i letti dei fiumi stagionali.
Alimentato da sorgenti sotterranee e dal disgelo delle nevi, tra le pieghe del massiccio del Saghro, si snoda uno dei fiumi più leggendari del mondo: il Drâa, che, dopo aver raggiunto il passo Beni Slimane, entra nel Sahara e serpeggia in un’immensa valle alla base dell’Anti-Atlante: la valle delle casbah, un susseguirsi ininterrotto di oasi cinte da palme oltre le quali, nell’accecante ocra dell’argilla, svettano casbah turrite e villaggi di mattoni di terra cruda scavata dalle rive del fiume. Finita la valle, il paesaggio si trasforma in un mosaico di dune e tavolati rocciosi: la Hammada, il territorio dei beduini, degli uomini blu e delle tribù berbere. Vicino alla città spazzata dal vento di Tan Tan, il Drâa termina, infine, il suo corso e si getta nell’Atlantico.
Viaggiando in groppa a un mulo e a dorso di cammello lungo l’intero corso del fiume, con compagni d’avventura straordinari (Ali, il pastore di capre e dromedari che indossa con fiera eleganza firwal e fouqiya, turbante nero e veste bianca, e ha studiato storia e geografia all’università di Marrakesh; Noureddine, il mercante in jeans lisi e scarpe di ginnastica incrostate di fango che conosce ogni sentiero della valle; Hassan, il capospedizione che non guarda mai indietro, perché è abitudine dei beduini guardare sempre avanti durante la marcia per non disturbare le funzioni corporali dei compagni di viaggio; Mbari, il Ruhhal che non manca di lodare Dio dopo ogni tempesta di sabbia), Tyler mostra la purezza della vita nella grande valle delle casbah: gli affascinanti corridoi labirintici e i magici cortili, la grande ospitalità dei berberi e la bellezza muta del deserto.
Attraverso una scrittura straordinariamente avvincente, emerge l’incanto di un paesaggio dove le oasi di palme brillano al sole come mari di smeraldo, e la vita e la morte, la gioia e il dolore sono questioni sulle quali soltanto Dio può decidere.

Vento di rabbia

Jeffrey Tayler

Segnata dalle rivolte etniche e dalla violenza religiosa, poche aree del mondo sono isolate come il Sahel, la regione semidesertica – la parola Sahel vuol dire «sponde del deserto» – che confina con l'estremità occidentale del Sahara. E tuttavia il Chad, la Nigeria del nord, il Niger, il Mali e il Senegal, i paesi che essa comprende, erano un tempo tra i regni africani più esotici e attraenti.
La fede musulmana prevalente nella regione fa del Sahel una unità geografica e culturale tale che potrebbe essere agevolmente detta l'Africa nera musulmana. Per questa ragione bin Laden l'ha definita uno dei «paesi fondamentali della liberazione».
A Timbuktu, e alle città lungo il Niger, l'Islam fu portato dai mercanti arabi e dai conquistatori jihadisti. Il colonialismo francese e quello britannico, però, si lasciarono dietro una minoranza di popolazione di fede cristiana. In questa terra desolata, perciò, sferzata quasi costantemente dal vento dell'Harmattan, tormentata da incessanti tempeste di sabbia, il fanatismo religioso è di casa.
A bordo di taxi, bus e barche, Jeffrey Tayler ha percorso tutti i 4.000 chilometri del Sahel, cominciando dal Chad. In compagnia del regale Mahamat, figlio dell'ex imam capo del Chad, tra tempeste di sabbia terribili, zone infestate dai ribelli musulmani o da semplici banditi, oasi inaspettate, Tayler ha attraversato le «sponde del deserto». A Abeche ha incontrato i missionari cristiani in incognito, a Fada si è trovato coinvolto in un attacco dei ribelli, a Kanem è stato accolto sontuosamente dai sultani, a Maidaguri ha avuto un incontro piuttosto animato con l'emiro locale e un gruppo di fanatici cristiani e giù, giù, fino a Songhai, tra le tribù tuareg, e a Djenné, il gioiello del Sahel…
Uno straordinario viaggio in un mondo sconvolto dalla tensione: la tensione tra cristiani e musulmani, arabi e neri, ricchi e poveri, modernisti e tradizionalisti e, infine, tra saheliani e… lui, Jeffrey Tayler, star della nuova narrativa di viaggio.

In Congo

Jeffrey Tayler

Nel 1994, Jeffrey Tayler aveva trentatré anni e gli amici di Mosca, la città in cui allora viveva, non mancavano di ricordargli che aveva già Vozrast Khrista, l'età di Cristo, e che doveva sbrigarsi se voleva combinare qualcosa di buono nella sua vita. Per sua fortuna, in quello stesso anno, Tayler ebbe per la prima volta tra le mani il romanzo di V.S. Naipaul, Alla curva del fiume, in cui si narra dell'indiano Salim che arriva a Kisangani, sul fiume Congo, per aprire un negozio e iniziare una nuova vita. Tayler rimase notevolmente colpito dalla lettura. La parola Congo, con le sue o sonore, cominciò a risuonare come il tamburo di un villaggio africano nella sua mente, come la promessa di un'esperienza unica.
Iniziò allora a riflettere sulla storia del Congo, a studiare mappe, a consultare carte nautiche, a informarsi sulla storia delle spedizioni che l'avevano attraversato. Infine, nel febbraio del 1995, davanti al globo di un pallido sole arancio che spandeva una fredda luce azzurrina sul paesaggio moscovita, concepì il suo temerario progetto: avrebbe compiuto da solo, in piroga, la discesa del più lungo tratto navigabile del Congo, da Kisangani fino alla capitale, Kinshasa, una distanza di 1736 chilometri. Avrebbe affrontato e conquistato un grande fiume tropicale. Sarebbe stata l'impresa che avrebbe dato un senso alla sua vita. Avrebbe ripercorso le orme di Henry Morton Stanley, il grande esploratore britannico che, nel 1876, accompagnato da centinaia di africani e da tre europei, si addentrò da Zanzibar, sulle coste dell'Oceano Indiano, fino a Nyangwe, sul tratto superiore del fiume Congo; poi scese lungo il fiume in piroga, combattendo lungo il tragitto contro tribù cannibali; e, infine, raggiunse l'Atlantico, con metà degli africani e senza i suoi compagni europei, morti per malattia, affogamento o fame.
In Congo è il racconto di questo sogno realizzato: una storia stupefacente che ci restituisce tutto il fascino di uno dei paesi e dei fiumi più leggendari del mondo, tra mercanti, prostitute, sciamani, pescatori e bambini, nel "cuore di tenebra" dell'Africa nera, là dove le tribù si trasmettono ancora il ricordo degli antenati massacrati dagli uomini con la pelle bianca.

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