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José Pablo Feinmann

Josè Pablo Feinmann è nato a Buenos Aires nel 1943. Docente di filosofia, ha pubblicato numerosi saggi e dei romanzi che lo hanno segnalato come uno degli scrittori di punta della letteratura argentina contemporanea: Últimos días de la vÍctima, Ni el tiro del final, El ejército de ceniza, La astucia de la razón, El cadáver imposible, Los crimines de Van Gogh, El mandato e La crítica de las armas. L'ombra di Heidegger ha ottenuto in Argentina un enorme successo di critica e pubblico. Vive a Buenos Aires.

 

I LIBRI

L'ombra di Heidegger

José Pablo Feinmann

È un giorno di novembre del 1948 a Buenos Aires. Seduto al suo tavolo da lavoro, Dieter Müller, filosofo tedesco riparato in Argentina dopo la fine della guerra, sta scrivendo un’ultima lettera al figlio.
Sulla scrivania, tra le carte, c'èuna pistola Luger. Accanto, una foto in bianco e nero: ritrae un uomo che si avvia nudo verso la doccia a gas in un campo di concentramento. Nessuno lo trascina o lo spintona: gli zigomi sporgenti dal volto scheletrico, cammina da solo verso la morte e, come una spoglia umana, un essere già fatto a pezzi come persona, guarda con gli occhi dilatati e vuoti l’aguzzino che lo ritrae.
Ma ora, da quella scrivania, fissa anche lui, Dieter Müller, l’allievo di Martin Heidegger, come a richiamarlo alle sue terribili colpe.
Dieter Müller è stato un fervente nazionalsocialista dopo aver ascoltato, nel 1933, il Discorso del Rettorato del suo maestro Martin Heidegger.

Nella lettera al figlio, Müller elenca con spietata precisione le tappe della follia che si impadronì del suo cuore e della sua mente e incendiò l’università tedesca negli anni Trenta: l’incontro con Heidegger a Friburgo, l’immediata sensazione di avere a che fare con un uomo che incarnava la festa dell’intelligenza, un maestro capace di trascinare con sé la furia degli uragani e il dolore della devastazione; i contatti con le SA di Röhm e la convinzione che i soldati tedeschi del 1918 erano stati traditi da politici e mercanti; le riunioni a casa di Hannah Arendt, giovane studentessa dagli occhi scuri che scintillavano con una malìa travolgente, nelle quali Heidegger e i suoi allievi si arrampicavano fin sulle vette più alte della spiritualità tedesca e della sua missione irrinunciabile: difendere lo spirito dell’Occidente; il giorno del 27 maggio del 1933 quando davanti a una folla acclamante di studenti combattenti delle SA, con le bandiere issate a esibire la croce uncinata, Heidegger affermò che «Tutto ciò che è grande… è nella tempesta», utilizzando la stessa parola, Sturm, con cui Röhm e i suoi uomini chiamavano se stessi: Sturm Abteilung; e, infine, l’appello del 3 novembre agli studenti tedeschi in cui l’autore di Essere e tempo sostenne che «solo il Führer stesso» rappresentava «nel presente e nel futuro la realtà tedesca e la sua legge»…
Romanzo capace di restituirci, come solo la letteratura sa fare, una delle figure piú controverse della filosofia del Novecento, L’ombra di Heidegger penetra nel lato oscuro della genialità, là dove l’intelligenza sembra inesorabilmente soccombere al male.

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