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Livio Frittella

Livio Frittella, romano, è giornalista professionista del Giornale Radio RAI. Ha lavorato per Il Messaggero, Paese Sera, Film TV e Il Corriere delle Comunicazioni. Ha pubblicato per Lindau Le parole dello spettacolo. Dizionario di cinema, teatro, radio e televisione.

I LIBRI

Italiani. Citazioni, aforismi, pensieri sugli abitanti del Belpaese

Livio Frittella
Questo libro è un breviario delle citazioni sull’Italia e sugli italiani e, a un tempo, una inconfutabile conferma dell’esistenza di uno stereotipo dell’Italia e degli italiani. Il luogo comune che vuole il nostro Paese, visto dall’estero, tutto pizza, spaghetti, mandolino, mafia, mammismo, inaffidabilità, e visto dal di dentro, da noi stessi che lo abitiamo, tutto furbizia, menefreghismo, individualismo, familismo amorale, disamore per le istituzioni, e chi più ne ha più ne metta, trova bizzarre, affascinanti e fulminee formulazioni in queste pagine.
«Si va – com’è scritto nell’introduzione – dalla “marmaglia miserabile” (Paul Klee) e dal “popolo senza sensibilità o immaginazione” (Shelley), dagli italiani che “passano il loro tempo a deridersi scambievolmente, a pungersi fino al sangue” (Leopardi) e per i quali è normale “il cambiar facilmente bandiera, la servilità verso i grandi, la mendicità di pensioni e premi” (Prezzolini), al “popolo impressionante”, “primogenitura dell’Europa” (Burckhardt), di cui si deve “lodare la naturalezza, l’animo schietto, le belle maniere” (Goethe), con il “numero di geni, innovatori, santi, eroi” sempre “notoriamente superiore alle nostre necessità nazionali” (Barzini) e dotato dell’“allegria di passeggiare sullo spettacolo dell’esistenza come primi attori o trionfali comparse” (Citati).
Così, se da una parte c’è l’Italia dove “si viene in cerca della vita” (Forster), che fa dire a Stendhal “provo un incanto, in questo Paese di cui non mi posso rendere conto: è come nell’amore”… dall’altra c’è l’Italia “caduta nelle mani della plebaglia” (Guy de Maupassant), “dove il carattere della gente appare mutato in misura così minima dai cambiamenti politici e tecnologici” (W.H. Auden), il “Paese ridicolo e sinistro” (Pier Paolo Pasolini), in cui l’unica cosa “che funziona è il disordine” (Leo Longanesi)».
Insomma, un irresistibile compendio di vizi e virtù che non è da trascurare a un secolo e mezzo dalla fondazione della nostra nazione, per ricordare quale popolo di impostori e, a un tempo, di geni e innovatori siamo.
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