Neri Pozza Editore | Luca Romano
 
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Luca Romano

Luca Romano ha studiato Relazioni internazionali e Storia contemporanea all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi. Nel 1972 ha visitato la Cina di Mao e al suo ritorno ha studiato lingua e cultura cinesi all’Institut National des Langues et Civilisations Orientales di Parigi. È stato poi corrispondente da Pechino e da altre capitali, fra cui Londra, Bonn e Berlino, per diversi giornali e televisioni. Nel 1995 ha pubblicato Il risveglio del drago, un saggio sulla potenza della Cina negli anni di Deng Xiaoping (Sperling & Kupfer). Tra le sue opere L'angelo egoista (Neri Pozza, 2008) e Vita di Pantasilea (Neri Pozza, 2012; BEAT, 2017). Ha tre figli e vive a Roma.

I LIBRI

L'angelo egoista

Luca Romano

Giugno 1930, Parigi. Nei giardini dell’hotel particulier della contessa Anna Letizia Pecci Blunt, si svolge il ballo più elegante della stagione. In quella serata un po’ magica, tra principi, artisti e dame dell’alta società, un ragazzo di diciassette anni, arrivato da Londra per studiare all’École des Beaux-Arts, incontra Lee Miller. Sottile, slanciata, gli splendidi capelli biondi tagliati alla garçonne, Lee ha solo due anni più di lui, ma possiede già un fascino e una bellezza inafferrabili. Ed è soprattutto una donna emancipata e libera che suscita irrefrenabili passioni nei molti uomini che entrano nella sua vita. È arrivata dagli Stati Uniti un anno prima, dopo essere diventata la modella preferita di Condé Nast, il fondatore di Vogue. Quella sera è accompagnata da Man Ray, di cui è diventata la musa, l’amante e l’instancabile collaboratrice nella creazione di straordinarie immagini surrealiste. Ma questo non le impedisce di trascorrere con il giovane sconosciuto la prima di molte notti d’amore. Inizia così un tormentato rapporto che, tra rotture e riappacificazioni, terminerà solo con la morte di Lee, quasi cinquant’anni dopo. In questo lungo arco di tempo cambieranno molte cose, ma in lui rimarrà la consapevolezza di essere l’unico uomo a conoscerla e accettarla completamente. Per lei ci saranno due matrimoni, molti amanti, le amicizie con i grandi artisti dell’epoca. Ci sarà il giornalismo di guerra, la folgorante carriera di fotografa che la porterà sul fronte della Normandia e poi a Dachau, a fotografare gli indicibili orrori dei campi di concentramento. E ci saranno anche gli anni dell’autodistruzione, tra centinaia di sigarette e fiumi di whisky e di cognac, mentre l’Europa e il mondo intero innalzano il loro canto del cigno.
L’angelo egoista è la storia di Lee Miller, un romanzo che celebra il talento e il coraggio, il desiderio di vita e di libertà di una delle donne più straordinarie del secolo scorso.

Vita di Pantasilea

Luca Romano

Roma, 1527. Tra i vicoli, i palazzi, le rovine antiche, le chiese in costruzione, si muove un popolo sempre in bilico tra la gloria del passato e la miseria del presente, tra il lusso della corte papale e la precarietà della vita quotidiana, tra la corruzione degli alti prelati e la fede sincera della gente comune. Ma questa realtà, apparentemente solida e immutabile, è minacciata e poi sconvolta da uno degli avvenimenti più sanguinosi della storia d’Italia: il sacco perpetrato ai danni della città eterna dai soldati dell’esercito dell’imperatore Carlo V guidati dal Conestabile di Borbone. Spagnoli, tedeschi e lanzichenecchi, che, diversi in tutto – religione, moralità, abitudini – ma accomunati dalla brama di denaro e di rivalsa, occupano, distruggono, derubano, violentano, uccidono senza pietà colpevoli e innocenti, puri e corrotti, giovani e anziani.
Su questo sfondo si muove Pantasilea, una cortigiana molto particolare, non ricca ma elegante, non nobile ma colta, una ragazza giovane e piena di un’assoluta voglia di vivere e di amare. È innamorata di Benvenuto Cellini – dalla cui Vita è tratto lo spunto narrativo per questa storia – ed è incinta di lui: l’artista, che lavora come orafo, però non è disposto a lasciarsi frenare nella sua strada verso la fama e il successo dal sentimento per una donna. Pantasilea dovrà quindi cercare altre vie per assicurarsi un futuro, scontrandosi con il freddo opportunismo dei più forti e dei più ricchi, che la useranno e l’abbandoneranno. Ma proprio la violenza scatenata dal saccheggio degli imperiali pareggerà i conti, accomunando umili e potenti, offrendo ad alcuni una possibilità di riscatto, togliendo ad altri ricchezza e potere, smascherando le ipocrisie ed esaltando la vera lealtà.
Dagli incontri e confronti tra la varia umanità che popola Roma nasce una narrazione corale dalla trama avvincente, ricca di colpi di scena, imprevisti e scherzi del destino che hanno il sapore della vita vera: una vita umiliata, sconfitta, offesa dalla violenza della guerra, ma che saprà avere la meglio sulla devastazione, in nome del coraggio e della speranza.
Un romanzo avvincente, dunque, ma anche un’opera di sapiente ricerca storica, spinta fino alla ricostruzione di dialoghi documentati e alla cura della toponomastica e del lessico specifico dei diversi gruppi sociali, oltre che degli ambienti e dei costumi dell’epoca; così che il lettore, quasi dimenticandosi di avere davanti un’opera di fantasia, viene preso per mano e condotto attraverso un mondo descritto come passato, ma ancora fin troppo attuale.

Il segretario di Montaigne

Luca Romano

Francia, XVI secolo. In piena guerra fra cattolici e calvinisti, Jean-Marie Cousteau, un ex capitano di cavalleria leggera, chiede ospitalità a un castellano. Da giorni viaggia senza cavalcatura, lo stomaco dilaniato dai crampi a causa dei fichi acerbi con cui si è nutrito e una brutta ferita alla tempia rimediata nello scontro con due banditi. A riceverlo è un uomo interamente abbigliato di bianco e nero, con un pizzetto ben curato e uno sguardo intelligente e curioso: è il filosofo e scrittore Michel de Montaigne.
Da quindici anni, Cousteau non vede che battaglie e massacri da cui non ha guadagnato nulla, se non il disgusto per l’insensata violenza delle guerre di religione. Deciso a chiudere per sempre con il passato, implora Montaigne di prenderlo come contadino o come guardia. Al filosofo non serve un contadino, né tantomeno un guardiano: al suo castello si tengono porte e cancelli aperti e le uniche sentinelle a vegliare sono le stelle in cielo. Gli occorre, piuttosto, un bravo, onesto e leale segretario che si occupi, sotto dettatura, delle pagine dell’opera cui sta lavorando, i Saggi. L’ultimo valletto che gli ha reso quel servizio è scomparso con alcuni fascicoli che sperava di rivendere a un editore disonesto, un’esperienza che Montaigne non desidera rinnovare. È invece disposto a fidarsi di Cousteau, che da quel momento ricambia la generosità dimostratagli con la più totale devozione: se il filosofo chiama, lui si precipita. Se non lo sente, si preoccupa che stia male o sia ricaduto in una delle sue ricorrenti melanconie che gli impediscono di alzarsi al mattino. Ed è proprio per sollevarlo dai suoi tormenti che Cousteau, un giorno, propone al suo Signore di intraprendere un viaggio verso Roma. Un viaggio fatale, in cui gli eventi segneranno profondamente il rapporto tra i due uomini.
Scritto con una prosa sicura e di rara eleganza, il romanzo prende spunto dal Diario di viaggio in Italia di Montaigne e dona al lettore un impeccabile affresco storico e, al contempo, il ritratto del filosofo che, nel XVI secolo, ha aperto le porte alla modernità.

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