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Margriet De Moor

Margriet De Moor, nata nel 1941, ha studiato piano e canto. Considerata una delle più importanti scrittrici olandesi contemporanee, ha esordito nel 1988 con una collezione di racconti, seguiti da numerosi romanzi di successo. Sonata a Kreutzer, uno dei maggiori bestseller in Olanda e in Germania, e Mareggiata sono stati pubblicati in Italia da Neri Pozza. Le sue opere sono state tradotte in 24 lingue.

I LIBRI

Sonata a Kreutzer

Margriet De Moor

Nei teatri e nelle sale da concerto di mezza Europa, Marius van Vlooten non passa certo inosservato. Ha fama di essere un musicologo brillante e dallo stile elegante e raffinato, capace di illuminare anche le stravaganze della musica contemporanea. Ed è poi, per tutti, il «critico cieco», il «rampollo dell'alta borghesia» che durante gli studi si è sparato un colpo in testa per una delusione d'amore.
È passato del tempo da quella drammatica vicenda, ma van Vlooten non ha mai dimenticato quella che lui definisce la sua «idiozia d'amore». Il volto di Ines, la ragazza bellissima che gli si era concessa con passione, e che inspiegabilmente un giorno era sparita per andare a sposarsi a Caracas con un fotografo dilettante, gli riaffiora puntualmente alla mente. Così come lo tormenta l'immagine della sua casa di Leida dove, dando le spalle alla finestra, tolse quel giorno stesso la sicura alla pistola di suo padre e se la puntò alla testa, sopra l'orecchio, un po' troppo indietro per uccidersi davvero.
Eccolo ora a Bordeaux, dove sono accorsi giovani quartetti d'archi da tutto il mondo. Come un gigante curvo circondato da un alone di rabbia, Marius van Vlooten cammina battendo in modo maldestro il bastone per terra, come se non avesse alcuna abitudine alla cecità.
Perché, però, ora ascolta con aria rapita il quartetto Schulhoff, che sta eseguendo la Sonata a Kreutzer di Janáceck? Perché, infine, ha lo sguardo fisso sul primo violino, la bella Suzanna Flier, come se la vedesse davvero nel suo vestito di seta verde, i capelli raccolti in un elegante chignon, le braccia candide che si muovono con grazia, il volto giovane assorto nel pathos della musica?
Romanzo nel quale risuona l'eco di altri libri (il celebre omonimo racconto di Tolstoj innanzi tutto), Sonata a Kreutzer è «uno straordinario balletto d'amore» (Stuttgarter Zeitung) con cui Margriet de Moor, descrivendo mirabilmente la vita di un uomo devastata dalla gelosia, ci restituisce la fatalità di un sentimento che «nessuna potenza al mondo può evitare».

Mareggiata

Margriet De Moor

Lidy e Armanda sono due sorelle e si assomigliano come gocce d’acqua. Alte, capelli scuri che scendono lisci dietro le spalle e occhi che esprimono lo stesso sguardo sincero da cui trapela subito l’allegria e la malinconia e tutti gli stati d’animo con cui percepiscono e vagliano il mondo.
Lidy è partita ieri mattina. Sotto violente raffiche di pioggia e di vento, si è avviata in macchina verso Rotterdam e da lì verso la strada costiera, da dove si è poi imbarcata per la Zelanda, la provincia a sud-ovest dell’Olanda. Con sé aveva un paio di scarpette da ballo, il regalo di Armanda per il compleanno della sua figlioccia che vive da quelle parti.
Armanda non aveva molta voglia di precipitarsi in quella terra del Mare del Nord con quel tempo da lupi, e allora Lidy si è offerta di farlo lei. A volte è piacevole andarsene in gita da soli, staccarsi dalla famiglia per ventiquattr’ore. Per l’intera giornata di ieri Armanda ha così accudito la piccola Nadja, la figlia di Lidy, e a sera è andata con Sjoerd, il marito di Lidy, alla festa di Betsy, un’amica di sua sorella.
Durante la festa, Armanda si è accorta a un certo punto che Sjoerd la stava osservando con un’espressione indefinibile. Lei ha ricambiato l’occhiata e, quando il clarinetto ha attaccato una musica sentimentale, si è ritrovata a ballare guancia a guancia con il marito di sua sorella, la bocca di lui vicina all’orecchio di lei, mentre fuori infuriava la tempesta.
Verso l’alba, nel suo letto, Armanda ha fatto un sogno erotico. Sjoerd la prendeva per le spalle nel buio e la faceva voltare. E lei non muoveva un passo, accettava sfrontata le carezze.
Ora è mattino inoltrato, e Armanda sente il rumore del giornale infilato nella buca della posta ed esce dal letto. Alla luce della lampada nel vestibolo fissa l’enorme titolo in grassetto Zelanda cancellata dalla carta e legge una notizia così incredibile e assurda da sembrare inventata.
«L’isola è stata straziata e travolta, non esiste più. Interi paesi giacciono come relitti lungo le dighe sbaragliate…». Confusa, improvvisamente consapevole, Armanda vede per la prima volta sua sorella come le apparirà da questo momento in poi: una giovane donna tragica, eroica, sullo sfondo di un luogo straziato e travolto.
Storia che trae spunto dalla drammatica inondazione che nel febbraio del 1953 spazzò via la costa e i villaggi della Zelanda, Mareggiata è uno straordinario e inquietante romanzo che mostra come il destino possa mutare il corso di tranquille e ordinate esistenza.

Il pittore e la ragazza

Margriet De Moor
Il 6 marzo 1664 Elsje Christiaens, giovane e bella diciottenne, dolce di carattere e del tutto ignara del corso del mondo, avvolta in uno scialle, con un bauletto da viaggio ben legato al braccio, lascia le fredde terre danesi dello Jutland e si imbarca sulla Dorothe, un veliero diretto ad Amsterdam.
Il 3 maggio 1664 la ragazza viene giustiz
iata in piazza Dam mediante strangolamento, e il suo corpo messo in mostra sulla forca di Volewijck per essere divorato dal vento e dagli uccelli nel corso delle stagioni.
Come sovente accade, la sua triste sorte avviene per un mero capriccio del destino. Una volta ad Amsterdam, la ragazza trova rifugio in un’ambigua locanda dove alle ragazze ospiti è chiesto spesso di pagare in natura intrattenendosi con i clienti. Dopo il suo ostinato rifiuto a cedere alle avances di un cliente, la locandiera le intima un giorno di saldare il conto – un misero tallero, non di più – sull’unghia, senza proroghe, e la colpisce con una scopa. Elsje Christiaens sente divampare dentro di sé un’improvvisa, inarrestabile violenza e poi la perfetta calma con cui si annuncia sempre qualcosa di terribile. Sventura vuole che scorga un’accetta su una sedia e che con quella colpisca, ripetutamente, la locandiera.
Il caso di Elsje Christiaens, assassina per un tallero, sarebbe consegnato irrimediabilmente all’oblio del tempo, se un grande pittore, impegnato in quei giorni di maggio del 1664 a dipingere un’opera che chiameranno La sposa ebrea e che, dal XVIII fino al XX secolo, nessuno riuscirà a guardare senza «infinita tenerezza», come scrisse van Gogh, non avesse deciso di recarsi a Volewijck, e non avesse immortalato su una pergamena la sfortunata ragazza danese, ancora bella, ancora fresca e pallida, con gli stivaletti di renna ai piedi, la gonna rigonfia in corrispondenza della pancia, e le ginocchia strette dalle corde.
Basandosi su fatti realmente accaduti – Rembrandt nel 1664 ritrasse davvero in due disegni la serva danese Elsje Christiaens, giustiziata dopo essere stata accusata di omicidio –, Margriet de Moor descrive abilmente le passioni, le speranze e gli amori di una ragazza e di un grande artista, entrambi stranieri nell’Amsterdam del XVII secolo (Rembrandt proveniva da Leida), in una storia vibrante di pensieri ed emozioni.
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