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Neri Pozza

Neri Pozza nacque a Vicenza il 5 agosto 1912. Iniziò la propria attività come scultore nel 1933 seguendo l’esempio del padre, Ugo Pozza. Nell’ampia produzione è forte il richiamo di Arturo Martini e di Marino Marini. Espose alla Biennale di Venezia nel 1952 e nel 1958, alla Quadriennale di Roma e ancora alla Biennale veneziana della grafica. Nell’attività letteraria Pozza si distinse con volumi quali Processo per eresia (1970), Premio selezione Campiello, Comedia familiare (1975), Tiziano (1976), Le storie veneziane (1977), Una città per la vita (1979), Vita di Antonio, il santo di Padova e alcuni scritti sulla memorie della Resistenza come Barricata nel Carcere. Morì a Vicenza il 6 novembre 1988.
Tra le opere pubblicate dalla casa editrice che porta il suo nome figurano: Neri Pozza, la vita, le immagini (a cura di Pasquale di Palmo, Neri Pozza, 2005); Saranno idee d'arte e di poesia (Neri Pozza, 2006); Opere complete (Neri Pozza, 2011).

I LIBRI

Neri Pozza, la vita, le immagini

Neri Pozza

È il 1938 e, in un’osteria sui Colli Berici, Neri Pozza e i suoi amici festeggiano l’uscita del primo libro di poesie di Antonio Barolini. Neri Pozza ha ventisei anni e, con Barolini e il pittore Italo Valenti, fa parte di una piccola brigata di «teste calde» tenuta d’occhio dalla polizia fascista. Il gruppo frequenta un eccentrico editore ignorato dalla buona società vicentina: l’avvocato Ermes Jacchia, così ebreo anche d’aspetto da coincidere con il cliché fisiognomico della sua gente. Jacchia ha pubblicato scritti di Diego Valeri, Piero Nardi, Paola Drigo, oltre a un’opera preziosa come L’anima e la danza di Paul Valéry. Pubblicherebbe certamente anche le poesie di Barolini se, a causa delle leggi razziali del ’38, non fosse costretto dapprima a nascondersi e poi a sparire misteriosamente.
Ispirandosi a una gag di Stanlio e Ollio, Neri Pozza e gli amici hanno creato così le Edizioni dell’Asino Volante per dare alle stampe l’opera di Barolini. Il libro, che in copertina riproduce una suggestiva immagine di Birolli raffigurante un asino in volo, vende solo centoventi copie, un numero sufficiente però per festeggiare e, soprattutto, per pagarsi una cena «sotto una pergola d’uva già fiorita, con grandi stormi di rondini» che fanno festa volando sulla tavola apparecchiata.
In questo modo, ereditando, cioè, il compito di un editore ebreo vittima della stupidità e della crudeltà dell’epoca, Neri Pozza scopre la sua vocazione d’editore. Una vocazione che, al di là dei due brevi periodi di prigionia nei carceri di San Biagio e San Michele per «sospetta attività antifascista», si esprimerà ininterrottamente, dapprima con le edizioni del Pellicano e infine con la fondazione, nel 1946 a Venezia, della Neri Pozza Editore.
Dalla pubblicazione, nell’anno di fondazione, di Peter Rugg l’errante di William Austin fino all’apparizione della Grande vacanza di Goffredo Parise nel 1953, le edizioni Neri Pozza costituiscono indubbiamente una delle più straordinarie avventure intellettuali del dopoguerra italiano. Con una grafica moderna e la collaborazione dei maggiori poeti e scrittori del tempo (Gadda, Montale, Sbarbaro, Luzi, Cardarelli, Bontempelli), Neri Pozza pubblicherà titoli spesso indimenticabili: La bufera e altro e Farfalla di Dinard di Eugenio Montale, Il primo libro delle favole di Carlo Emilio Gadda, In quel preciso momento di Dino Buzzati, Il ragazzo morto e le comete, il capolavoro di Goffredo Parise scritto quando l’autore non era ancora ventenne.
Come scrive Fernando Bandini nel commosso ricordo contenuto in questo volume, Neri Pozza si guardava bene dal pubblicare semplicemente le opere che riceveva. Egli «aveva già in mente per suo conto dei libri che pensava mancassero, e li proponeva agli autori che gli sembravano i più adatti a scriverli. Se avesse potuto li avrebbe scritti tutti lui di suo pugno».
A sessant’anni dalla nascita della sua casa editrice, questo libro vuole rendere omaggio alla figura di un editore che, nella sua attività, anteponeva a ogni altra considerazione la necessità del pensiero e della poesia. Esso presenta numerosi documenti inediti tratti dall’Archivio Neri Pozza: lettere, fotografie e altro materiale che, per la loro indiscutibile suggestione, costituiscono un inimitabile spaccato della cultura del nostro Novecento.

Saranno idee d’arte e di poesia. Carteggi con Buzzati, Gadda, Montale e Parise

Neri Pozza

Il 4 aprile del 1956, in una lettera a Goffredo Parise in cui rimprovera allo scrittore vicentino di aver smarrito, nel suo ultimo racconto Il fidanzamento, l’esuberanza patetica e piena di forza della sua opera prima Il ragazzo morto e le comete, Neri Pozza scrive: «Non ti dolere di questo parere negativo, io sono un vecchio provinciale con idee estremamente chiare anche se sbagliate (per te). Saranno idee d’arte e di poesia, che fanno pochi soldi, ma sono le sole capaci di sedurmi e interessarmi. Il resto, per me, è buio e vanità».
La fede ostinata nel carattere d’arte e di poesia del lavoro editoriale attraversa da cima a fondo questi carteggi, che qui pubblichiamo per la prima volta nella loro completezza, tra l’editore vicentino e gli scrittori con cui ebbe un rapporto privilegiato di amicizia e di collaborazione: Dino Buzzati, Carlo Emilio Gadda, Eugenio Montale e Goffredo Parise. Dal 1946, quando Neri Pozza fondò la sua sua casa editrice, fino al 1988, l’anno della sua morte, l’editore intrattenne rapporti epistolari con le figure di spicco della cultura italiana del Novecento: da Giuseppe Prezzolini a Emilio Cecchi, da Massimo Bontempelli a Mario Luzi, da Camillo Sbarbaro a Corrado Govoni, da Carlo Diano a Concetto Marchesi, da Elémire Zolla a Amedeo Maiuri.
È nelle lettere a Buzzati, Gadda, Montale e Parise, tuttavia, che emerge davvero la figura di Neri Pozza editore. Come ha scritto Fernando Bandini, Pozza «aveva già in mente per suo conto dei libri che pensava mancassero, e li proponeva agli autori che gli sembravano i più adatti a scriverli. Se avesse potuto li avrebbe scritti tutti lui di suo pugno».
È Neri Pozza che, nel 1950, sedotto dall’idea di un’opera di Buzzati indica all’autore del Deserto dei Tartari la via per «un libro serio, vivo, necessario alla sua storia di scrittore».
È Neri Pozza che, contro il parere dei critici che lo consideravano oscuro, pubblica Gadda e il suo Primo libro delle Favole, un titolo non compreso o addirittura sbeffeggiato quando apparve.
È Neri Pozza che stampa coraggiosamente l’esordio in prosa di Montale, quella Farfalla di Dinard che esce nel 1956, con copertina rosso mattone, in un’edizione fuori commercio di 450 esemplari, con allegata un’incisione di Giorgio Morandi.
È l’editore vicentino, infine, che non esita, in nome della chiarezza dell’arte e della poesia, a indicare«orrori» ed «errori» a Goffredo Parise, diventando, come ha scritto Silvio Perrella, oltre che il suo editore anche «il suo primo critico».
A sessant’anni dalla nascita della casa editrice che reca il suo nome, con la pubblicazione di questi carteggi e della monografia Neri Pozza, la vita, le immagini, appare sempre più evidente il posto di rilievo che spetta all’editore vicentino nell’editoria e nella cultura del Novecento.

Opere complete

Neri Pozza
Neri Pozza, il fondatore della casa editrice che reca il suo nome, nacque a Vicenza il 5 agosto del 1912. Nel 1912 cade, dunque, il centenario della sua nascita. Centenario che la cultura italiana si appresta a celebrare con manifestazioni, convegni e una grande attenzione da parte della stampa.
La casa editrice fondata da Neri Pozza nel lontano 1946 non poteva naturalmente mancare a questo appuntamento. E, per la primavera estate 2012, è lieta di annunciare una grande iniziativa editoriale: la pubblicazione delle Opere complete di Neri Pozza.
Oltre a essere stato un grande editore che nel dopoguerra raccolse attorno a sé autori del calibro di Vincenzo Cardarelli, Eugenio Montale, Dino Buzzati, Carlo Emilio Gadda, Goffredo Parise e Mario Luzi, oltre a essere stato un artista di rilievo soprattutto con le sue incisioni, Neri Pozza fu anche uno scrittore e un poeta sofisticato, apprezzato dalla critica letteraria del suo tempo. Attivo nella Resistenza vicentina, da questa esperienza trasse il libro La prigione negli anni Sessanta. E, a partire dai primi anni Settanta, pubblicò una serie di opere che lo segnalano come una delle voci e delle figure intellettuali più originali del Novecento: Processo per eresia, 1970, premio selezione Campiello, Commedia famigliare, 1975, Tiziano, 1976, Le storie veneziane, 1977, Una città per la vita, 1979, Vita di Antonio, il santo di Padova, Le luci della peste (Nuove storie veneziane), 1982. A colpire, in queste opere, è soprattutto la limpidezza e la padronanza della scrittura, quell’uso della lingua italiana moderno e, insieme, colto, tipico della grande tradizione letteraria veneta, degli scrittori che hanno incrociato l’avventura intellettuale di Neri Pozza, contribuendo con lui a scrivere alcune tra le pagine migliori della letteratura italiana del Novecento: Comisso, Parise, Meneghello.
 
Scritti in prosa a cura di Giorgio Pullini
Poesie a cura di Fernando Bandini

Vita da editore

Neri Pozza
«Lei non vorrà dirmi che io sono un editore, sic et simpliciter, che prende un autore e lo stampa. Io sono uno sfruttatore degli autori, nel senso morale, accanitissimo».
Così scriveva Neri Pozza in una lettera a Eugenio Ferdinando Palmieri che gli aveva spedito una sua raccolta di poesie. E non vi è forse definizione migliore di questa – «uno sfruttatore degli autori, nel senso morale, accanitissimo» – per dare ragione della complessa e affascinante figura di Neri Pozza editore.
Colui che nel 1946 fondò a Venezia la casa editrice che porta tuttora il suo nome, lo scopritore di Goffredo Parise che ebbe modo di riunire attorno alla sua creatura i maggiori scrittori, poeti e saggisti del suo tempo (da Gadda a Buzzati, da Montale a Bontempelli, da Diano a Bettini), era un editore particolare che… cercava di sfruttare in senso morale i suoi autori.
Pozza chiarì il senso di questa sua definizione in un’altra lettera – indirizzata a Primo Mazzolari, il prete partigiano – in cui scrisse: «L’autore deve temere solo di uscire dalla verità». Il carattere morale del lavoro editoriale era, infatti, ai suoi occhi nient’altro che questo: evitare che un autore esca dalla verità, e tradisca in tal modo l’onestà, la sincerità, la «necessità della sua stessa storia di scrittore».
Per tener fede a questa idea, Pozza, come dimostra questa preziosa raccolta di scritti che riassume esemplarmente la sua attività di editore, non esitò a entrare in competizione coi suoi autori, a rimproverare, stimolare, emendare, suggerire «da artista ad artista», come osò scrivere a Dino Buzzati, mentre l’autore del Deserto dei Tartari componeva per la casa editrice In quel preciso momento.
Divisa in tre sezioni, questa raccolta offre una ricognizione critica delle principali collane create da Pozza; mostra una galleria di venticinque ritratti, o storie di autori e collaboratori, con i quali Pozza intrattenne rapporti di lavoro e di amicizia: dall’ebreo Jacchia, suo primo modello di editore, a Antonio Barolini, suo primo autore; da Vittore Gualandi, il suo tipografo preferito, a scrittori e poeti come Bontempelli, Alvaro, Buzzati e Parise, passando per saggisti quali Camerino, Izzo, Magagnato e Baratto; e presenta, infine, un’antologia di lettere in cui compaiono più esplicitamente le idee e i gusti letterari di uno dei maggiori protagonisti della cultura del Novecento.
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