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Pedro Zarraluki

Pedro Zarraluki è nato a Barcellona nel 1954. Ha scritto due raccolte di racconti, Galería de enormidades e Retrato de familia con catástrofe, e i romanzi El responsable de las ranas, La historia del silencio, Hotel Astoria e Para amantes y ladrones. Un’estate a Cabrera (Neri Pozza, 2006) ha vinto in Spagna il prestigioso Premio Nadal e Il piacere e la noia (Neri Pozza, 2010) è stato uno dei libri più venduti dell'ultima stagione letteraria.

I LIBRI

Il piacere e la noia

Pedro Zarraluki

Giovane avvocato a Barcellona, Ricardo vive giorni difficili – Clara, la sua donna, lo ha piantato di punto in bianco – quando riceve di primo mattino una telefonata di Cristina, sua madre. Tomás, suo padre, annuncia Cristina, è sparito lasciando uno strampalato biglietto in cui ha manifestato l'intenzione di raggiungere il Tibet.
Una prospettiva davvero bizzarra per un uomo che, al tramonto della propria vita sessuale, ha commesso la stupidaggine di abbandonare la moglie per mettersi con una donna molto più giovane e ritrovarsi poi solo come un cane in uno squallido monolocale, seduto, come un vecchio risentito e debole, davanti al televisore.
Cristina, che da quando è divorziata si cura con un'attenzione ossessiva, come se dovesse fare guerra a tutte le giovani donne dedite a rubare mariti, riferisce qualche tempo dopo a Ricardo che la polizia ha rintracciato la vecchia Opel di Tomás in un paesino a nord di Girona, e intima al figlio di mettersi immediatamente sulle tracce del vecchio genitore.
Ricardo raggiunge in macchina il villaggio, e nel giro di qualche ora ritrova Tomás. O, meglio, ritrova fisicamente suo padre, ma stenta quasi a riconoscerlo.
Del vecchio, malandato Tomás, rintanato in una casa vuota, stordito dalla solitudine e dalla noia, non vi è più traccia. Al cospetto di Ricardo si presenta un uomo che ha tutta l'aria di possedere una strana e spensierata felicità. Un uomo gioviale, circondato da amici straordinari: Lola, una maîtresse anarchica che gli stira i vestiti e gli prepara un caffè speciale nella pensione che gestisce con sapiente malizia; Marcelo, il grassone con una testa episcopale che legge continuamente i classici della letteratura a Paquita, la sua compagna cieca che passa le ore seduta davanti alla porta di casa, con una bottiglia di anice tra le foglie di un'ortensia; Irene, bella e formosa, con un'animalità primordiale nei movimenti; María dal piacevole sguardo sfuggente; e, dulcis in fundo, l'italiana Barbara Baldova, una donna magnifica con un bel paio di occhi neri, profondi e scintillanti, una di quelle donne che non si possono guardare senza immaginare una vita complicata e appassionante.
Un mondo vivo, fatto di persone mature che non aspettano la morte, che non si abbandonano alla noia del tramonto della vita, ma scelgono il piacere di condividere nuovi amori, amicizie, legami, a dispetto del tempo che passa.

La storia del silenzio

Pedro Zarraluki
Nelle pianure desertiche della Spagna del Nord il sole picchia così forte che, all’orizzonte, l’asfalto pare sul punto di sciogliersi. I due passeggeri della decappottabile che sfreccia lungo la strada, tuttavia, non sembrano preoccuparsene. L’uomo guida con gli occhi socchiusi e pensa con un certo sollievo al romanzo che ha deciso di abbandonare. La donna che gli siede accanto, Irene, sebbene sia stata appena licenziata dalla casa editrice in cui lavorava, canticchia e conta i cippi sul ciglio della strada. Quando, all’improvviso, sentono un rumore – «come se qualcuno agitasse una scatola piena di viti» – l’auto si arresta, e lo scrittore e Irene si siedono all’ombra di un albero.
Avvolti dalla totale mancanza di suoni di quella campagna brulla e assolata, sprofondano in un torpore così assoluto, così carico di serenità e magia da pensare: «perché non scriviamo un libro sul silenzio?»
Eccitati dalla novità del progetto, fanno ritorno a Barcellona e si mettono al lavoro. Irene va in biblioteca, consulta testi, disegna schemi e scalette. Lo scrittore invita a casa amici e ascolta Olga, madre di due bambini e con una storia d’amore difficile alle spalle, che dice di essere rimasta due ore senza parlare nel mezzo di una festa; ascolta Silvia, la migliore amica di Irene, che parla dei vuoti e delle incomprensioni con François, l’insegnante di francese con cui sta uscendo; e Amador, depresso cronico e ossessionato dalla solitudine, che vorrebbe fare come Fitzgerald e uscire di notte con una carabina in mano.
Man mano che il libro cresce, infarcendosi dei racconti degli amici, di domande («perché il silenzio è imbarazzante in una cena tra amici, ma non sulla vetta di una montagna?»), di citazioni da Auden o da Calvino; di aneddoti su tribù africane talmente abituate al silenzio da parlare sottovoce; o di racconti come quello del primo uomo che «fabbricò il silenzio» agitando una campanella sottovuoto, lo scrittore e Irene smettono di parlare, si allontanano, come se fossero diventati essi stessi oggetti della loro ricerca. E quando, dopo un tradimento, la loro storia sembra arrivata al capolinea, una nuova idea, un nuovo esaltante progetto li riavvicina, rendendoli complici come un tempo.
Con La storia del silenzio Pedro Zarraluki – autore del bestseller Il piacere e la noia – non compone soltanto un elogio appassionato ai grandi maestri della letteratura, ma anche un romanzo scritto in maniera impeccabile «che si trasforma in piacere, e in un gioco senza regole» (El País). Un’opera che riflette sulla bellezza e il rischio del silenzio, sui piccoli segreti e i tradimenti inconfessabili che si nascondono dietro ogni amore.

Un'estate a Cabrera

Pedro Zarraluki

È l’estate del 1940 a Cabrera, un lembo di terra in mezzo al mare vicino a Maiorca, in Spagna, e la guerra civile appena finita non sembra aver turbato più di tanto la vita sull’isola. La piazza con il grande fico è inondata di sole, le rocce a picco si sgretolano su piccole baie nascoste, il mare blu cobalto si insinua negli antri e nelle grotte, le strade polverose, anguste e strette conducono a case diroccate con le finestre spalancate sul mare, e ovunque si sente l’odore del pesce fresco appena cucinato e del vino che scorre a fiumi.
Markus Vogel, il bizzarro eremita tedesco arrivato sull’isola qualche tempo fa, è rintanato nella grotta in cui vive; Leonora Dot, la vedova esiliata di Ricardo Forteza, un combattente repubblicano ucciso dai franchisti, se ne va in giro a esibire la sua dignità esagerata e alla figlia Camila ricorda una di quelle statue che si ergono, ieratiche e vittoriose, al centro delle piazze; Felisa García continua a gestire la sua taverna, unico ritrovo dell’isola, coi suoi modi bruschi e spicci, suo marito Paco continua a ubriacarsi e suo figlio Andrés continua a guardare tutti con la sua aria smarrita; Lluent, il vecchio marinaio taciturno, cattura tonni enormi e li festeggia nell’osteria da cui esce puntualmente stordito e barcollante; Benito Buroy si aggira in lungo e in largo per l’isola coi suoi soliti modi sfuggenti…
In realtà tutti, a Cabrera, sono dei prigionieri, chi nell’anima, chi nel corpo. C’è chi sopporta un esilio doloroso, chi sfugge a un nemico, chi vive una vita davvero complicata e chi, come Benito Buroy, deve compiere un terribile atto per riscattarsi: uccidere Markus Vogel, l’eremita tedesco, una spia marchiata dall’accusa di fare il doppio gioco…
Avvincente romanzo sull’esilio e, insieme, ode all’energia con la quale poniamo riparo ai misfatti della storia, Un’estate a Cabrera ci rivela uno scrittore di grande talento, capace di catturare il lettore con la sua impeccabile scrittura e di ambientare come pochi una storia poetica «di sopravvissuti e di naufragi morali» (Què Leer) nel paesaggio incantato del Mediterraneo.

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