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Peter Stamm

Peter Stamm è nato nel 1963 in Svizzera. Dopo aver vissuto a lungo a Parigi e a New York, risiede ora a Winterthur. Dal 1997 è editor della rivista letteraria «Entwürfe für Literatur». Presso Neri Pozza ha pubblicato, con grande successo di pubblico e critica, i romanzi Agnes (vincitore del Rauris Literary Prize 1999), Una vita incerta e la raccolta di racconti Quello che sappiamo fare.

I LIBRI

Una vita incerta

Peter Stamm

Non è una notte fredda, ma soffiano raffiche di vento sul ponte della Polarlys. Sui due lati del fiordo le rocce innevate luccicano, e Kathrine guarda la lingua di terra sparire lentamente e annegare nel riverbero arancione delle luci nelle nuvole.
Impiegata alla dogana, Kathrine si è imbarcata sulla Polarlys non per scovare vodka o sigarette, ma per qualcosa di molto più importante questa volta: fuggire dal villaggio dove è nata, scappare dalla landa innevata dove tutto – Russia, Finlandia, Svezia o Norvegia – appare uguale, i confini giacciono sotto la neve, e la neve ricopre e unisce ogni cosa sotto il cielo.
Kathrine ha vent'otto anni, un bambino e due matrimoni alle spalle. Si è separata da Helge, il suo primo marito, perché beveva ed era violento. La mattina Helge andava a lavorare alla fabbrica del pesce, la sera andava al porto, si ubriacava e verso mezzanotte tornava a casa sulla sua vecchia Harley. Non aveva mai osato picchiarla ma lei lo disprezzava.
Poi era arrivato Thomas, uno dei capi della fabbrica del pesce. Notti in un altro letto, altre mani, altre parole, che però volevano dire sempre le stesse cose: dai, vieni sotto le coperte, fa freddo, voltati, cosa vuoi? non lo so, non dire niente.
Una vita incerta, simile all'indefinito paesaggio creato dalla neve, una vita in cui non si può separare il giorno dalla notte, la luce dal buio, come anche la partecipazione dall'indifferenza, l'amore dalla noia, la gioia dal dolore.
Kathrine non la sopporta più. Ha preso quella nave per sapere se esiste un'altra esistenza da qualche altra parte, un posto dove il buio non si confonde con la luce e l'amore e l'odio, tutti i sentimenti, hanno confini più netti. L'ha presa forse anche per raggiungere Christian, con cui ha avuto un flirt una volta, senza scambiarsi però nemmeno un bacio.
Kathrine arriverà a Oslo, vedrà Copenhagen, la costa danese, la luce e poi l'ombra, il sole e la notte, il mondo nei suoi mille colori, nelle sue infinite possibilità…
«Grande elegia sulla vanità della vita», come ha scritto Die Welt, Una vita incerta segna la definitiva consacrazione di Peter Stamm come «uno dei più grandi talenti della letteratura di lingua tedesca».

Agnes

Peter Stamm

Nella sala di lettura della biblioteca civica di Chicago, un giovane non ha ancora gettato uno sguardo ai documenti sui quali dovrebbe lavorare. I suoi occhi sono irresistibilmente attratti da una ragazza seduta davanti a lui: ha un aspetto fragile e sicuro insieme, i capelli scuri che le arrivano alle spalle, il volto pallido senza trucco, uno sguardo fuori dell'ordinario…
Tra un po' la ragazza si alzerà, e lui la seguirà fino al bar della biblioteca, dove scambierà con lei le prime parole. Le dirà che è svizzero e che sta scrivendo un libro sui treni di lusso americani. Saprà che lei si chiama Agnes, è americana, studia fisica e suona il violoncello. Il suo divertito cinismo la stuzzicherà talmente che si rivedranno spesso. Passeggeranno sulle sponde del lago Michigan a discutere con gravità tutta giovanile di arte e politica, scienza e sentimento. Si innamoreranno…
Un giorno, però, Agnes gli chiederà: «Perché non scrivi una storia su di me? Così so che cosa pensi veramente». Lui lo farà e, nove mesi dopo, sarà costretto ad annotare: «Agnes è morta. L'ha uccisa un racconto. Di lei non mi è rimasto nulla, se non questo racconto».
Accolto al suo apparire nei paesi di lingua tedesca con entusiasmo dalla critica («una delle più belle storie degli ultimi tempi» ha scritto Die Zeit; «un'opera dalla forza travolgente» ha replicato Der Spiegel), Agnes può essere letto come un romanzo sulla gioventù che cerca disperatamente di comunicare o soltanto di sopravvivere in un mondo che non tollera gli esseri più fragili o più lucidi; oppure come un racconto sull'epoca dell'informazione totale, in cui il dominio incontrollato dei media toglie ogni residua concretezza alla vita; o, infine, come una semplice e bella storia d'amore tra giovani Werther del Duemila.
Quello che più colpisce è la lingua di Peter Stamm: una lingua essenziale, priva di ogni immagine superflua e di ogni allusione psicologica. Una lingua che descrive lucidamente, senza alcun pathos, il male di vivere e la difficoltà d'amare del nostro tempo

Agnes

Peter Stamm

Nella sala di lettura della biblioteca civica di Chicago, un giovane non ha ancora gettato uno sguardo ai documenti sui quali dovrebbe lavorare. I suoi occhi sono irresistibilmente attratti da una ragazza seduta davanti a lui: ha un aspetto fragile e sicuro insieme, i capelli scuri che le arrivano alle spalle, il volto pallido senza trucco, uno sguardo fuori dell’ordinario… Tra un po’ la ragazza si alzerà, e lui la seguirà fino al bar della biblioteca, dove scambierà con lei le prime parole. Le dirà che è svizzero e che sta scrivendo un libro sui treni di lusso americani. Saprà che lei si chiama Agnes, è americana, studia fisica e suona il violoncello. Il suo divertito cinismo la stuzzicherà talmente che si rivedranno spesso. Passeggeranno sulle sponde del lago Michigan a discutere con gravità tutta giovanile di arte e politica, scienza e sentimento. Si innamoreranno…
Un giorno, però, Agnes gli chiederà: «Perché non scrivi una storia su di me? Così so che cosa pensi veramente». Lui lo farà e, nove mesi dopo, sarà costretto ad annotare: «Agnes è morta. L’ha uccisa un racconto. Di lei non mi è rimasto nulla, se non questo racconto».
Accolto al suo apparire nei paesi di lingua tedesca con entusiasmo dalla critica («una delle più belle storie degli ultimi tempi» ha scritto Die Zeit; «un’opera dalla forza travolgente» ha replicato Der Spiegel), Agnes può essere letto come un romanzo sulla gioventù che cerca disperatamente di comunicare o soltanto di sopravvivere in un mondo che non tollera gli esseri più fragili o più lucidi; oppure come un racconto sull’epoca dell’informazione totale, in cui il dominio incontrollato dei media toglie ogni residua concretezza alla vita; o, infine, come una semplice e bella storia d’amore tra giovani Werther del Duemila.
Quello che più colpisce è la lingua di Peter Stamm: una lingua essenziale, priva di ogni immagine superflua e di ogni allusione psicologica. Una lingua che descrive lucidamente, senza alcun pathos, il male di vivere e la difficoltà d’amare del nostro tempo. 

Un giorno come questo

Peter Stamm

Andreas vive a Parigi dove insegna tedesco e conduce un’esistenza in cui «il vuoto è la sua condizione naturale». Ma è un vuoto che gli piace. Spesso vede Nadja, che accoglie le sue carezze senza ricambiarle. E Sylvie, che a letto gli parla del marito e dei figli e delle sue piccole catastrofi quotidiane. Qualche volta gli capita di intrattenersi con sconosciute dai grandi seni che mugolano il suo nome mentre fanno l'amore.
Giornate, sere, notti sempre uguali, senza mai avvicinarsi a niente, senza mai fare esperienza di niente, nella piacevole ripetizione del vuoto.
Poi, un giorno, una tosse troppo insistente, la visita dal medico, la TAC, la biopsia ai polmoni e la fredda sala d’attesa …
Andreas se ne va senza ritirare il responso.
Scappa davanti alla malattia e dalla sua vita, dal lavoro, dalla sua casa, dai suoi amici e dalle sue donne. Si rifugia nel piccolo paese in Svizzera dove è nato e dove, nel bosco vicino a un laghetto, in una giornata afosa di tanti anni fa ha baciato la bellissima Fabienne, la ragazza di Manuel, il suo più caro amico di allora.
Se la morte può annunciarsi cosi, senza preavviso, con un colpo a effetto inaspettato, che senso ha, infatti, continuare a vivere una vita segnata dal vuoto? Non è forse meglio rimettersi in cammino, avere il coraggio di ritornare ai sogni della giovinezza, quando la felicità o l’infelicità, l’amore o la paura riempiono davvero le ore?
Un giorno come questo è la magnifica storia di un’esistenza sospesa tra la vita e la morte in cui l’autore di Agnes affronta ancora una volta i temi cari alla sua scrittura: la paura di impegnarsi, l’angoscia di vivere, l’estraneità al mondo e la disperata ricerca della felicità.

Sette anni

Peter Stamm
Sonja è bella, intelligente, piena di charme e sicura di sé. Così attraente da apparire irraggiungibile agli occhi di Alex durante gli anni in cui entrambi erano iscritti all’università.
Una giovane donna mondana e brillante, impeccabile nello stile e nei modi, come avrebbe potuto degnare di uno sguardo un ragazzo di umili origini come lui che sognava di diventare un architetto solo per andare incontro a giorni migliori?
Alex la immaginava allora sposata a un altro, con svariati bambini e una splendida carriera, un affermato studio d’architettura e quell’aria pulita, disinvolta, di chi è da sempre a suo agio nella buona società tedesca.
Un giorno, però, durante una gita a Marsiglia per visitare la Cité Radieuse di Le Corbusier, grazie alla comune amica Antje, avviene l’impensabile. Alex e Sonja si amano. E, in un breve lasso di tempo, si sposano.
Un matrimonio esemplare, con tutte le carte in regola per garantire ad Alex una felicità duratura, uno studio di successo, le relazioni giuste, la casa nella rinomata località sul lago e una non trascurabile sicurezza economica e affettiva. I figli certo tardano a venire, ma una coppia solida non può forse farsi una ragione di una simile mancanza?
Tutto perfetto, salvo che la vita, o meglio il sentimento stesso della vita, non riposa affatto sulla perfezione.
Durante gli anni dell’università, in una serata trascorsa in un Biergarten, Alex ha conosciuto Iwona. L’ha corteggiata per compiacere gli amici e si è ritrovato a trascorrere con lei sette anni, sette lunghi anni di un’intensa relazione clandestina.
Iwona è scialba, con un corpo greve e privo di grazia. È fragile e insicura, grigia e priva di fascino. È una bigotta polacca con cui non è consigliabile farsi vedere in giro. Con lei il tempo scorre incredibilmente lento, pieno di penosi silenzi. Eppure è la sola donna per la quale Alex sente di contare davvero qualcosa, qualcosa che ha semplicemente a che fare col sentimento della vita e col mistero insondabile della complicità.
Per sette anni Alex ha vissuto intensamente e, insieme, con leggerezza questa storia, ma ora è giunto per lui il momento delle decisioni: Iwona è incinta e, da buona cattolica devota, vuole tenere il figlio.
«Storia di un adulterio in una sottile atmosfera di inquietudine e di malattia esistenziale» (l’Hebdo), Sette anni segna il ritorno di Peter Stamm ai temi di Agnes, il suo fortunato romanzo d’esordio. Un ritorno segnato da uno strepitoso successo di pubblico e di critica nei numerosi paesi in cui l’opera è apparsa.
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