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Radhika Jha

Radhika Jha è nata e vive a Delhi. Ha scritto di cultura, ambiente ed economia sullo Hindustan Times e sul Business World. Ha lavorato per la «Rajiv Gandhi Foundation», occupandosi dell'educazione dei figli delle vittime del terrorismo in India. L'odore del mondo (Neri Pozza 2001), il suo primo romanzo, ha avuto un grande successo di critica e di pubblico nei numerosi paesi in cui è apparso. Con Neri Pozza ha pubblicato anche la raccolta di racconti L'elefante e la Maruti (2004).

I LIBRI

L'odore del mondo

Radhika Jha

Nella banlieue di Parigi, nell'Epicerie Madras, il negozio di zio Krishenbhai, si combatte a volte una strana battaglia: una battaglia tra odori che è una vera e propria lotta tra mondi opposti, e ormai non più lontani. Quando soffia, infatti, il vento, il profumo delle baguette fragranti si scontra inesorabilmente con l'aroma pungente delle spezie e dei cibi indiani in bella mostra sugli scaffali dell'épicerie.
È una lotta che sfugge alla percezione di zio Krishenbhai, distratto, com'è, dalle avvenenti clienti che osano avventurarsi con lui nel retro della bottega, ma non a quella di Leela, la sua giovane e graziosa nipote. Tutte le schiere nemiche degli odori – l'aroma di cardamomo, curcuma, cannella e coriandolo, dell'olio di cocco e delle verdure, delle banane fritte e dei masala – invadono, implacabili, le sue narici. Poiché Leela, oltre alla grazia del suo aspetto, ha avuto in dono anche qualcos'altro: una sensibilità agli odori assolutamente fuori dell'ordinario.
È un dono che può procurare tormenti – difficile, ad esempio, resistere, per lei, al cospetto di zia Latha, che ha braccia grandi come due sue cosce messe insieme, un ventre come una vela gonfiata dal vento fino agli orli e guance tremolanti per il grasso – ma anche gioie. Come una preziosa bussola, la percezione degli odori guiderà, infatti, Leela nella navigazione del mondo, alla scoperta dell'affetto e dell'amore, del sesso e del piacere.
Romanzo di impeccabile scrittura, L'odore del mondo ci offre un ritratto inedito di Parigi, una città in cui la mescolanza di razze e culture ridesta antichi conflitti, ma genera anche nuove e inaspettate fratellanze. Attraverso il racconto di un'ossessione, descritta con pathos ma anche con irresistibile humour, Radhika Jha ci narra delle lotte di razza, sesso e identità che costituiscono l'orizzonte del nostro mondo.

Il dono della dea

Radhika Jha

Laxmi ha occhi grandi e scuri, naso corto e sottile, labbra piene come le vele di una barca al vento. Quando si china il suo corpo si incurva dolcemente e si arrotonda nei punti giusti, mentre i capelli deliziosamente neri e folti si muovono come una nidiata di serpenti.
Laxmi è anche una ragazza ostinata, molto ostinata. Suo padre aveva un sogno: far fruttare i miseri quattro ettari di terra ereditati come se fossero dieci utilizzando le nuove tecniche agricole. Per realizzarlo è precipitato nella rovina più nera per mano dell'usuraio di Khargaon, il villaggio nel cuore dell'India rurale dove la famiglia di Laxmi vive da generazioni. Una rovina dall'esito tragicamente scontato: il suicidio.
Dalla sua morte, Laxmi ha coltivato un solo scopo nella sua vita: dimostrare che il sogno di suo padre non era una chimera. Per questo ha frequentato le scuole secondarie, poi il college a Mandleshwar, quindi un politecnico dove ha studiato agraria. Per questo, a venticinque anni, è diventata una creatura aliena a Khargaon, una giovane donna istruita da guardare con sgomento e orrore.
Alla mamma di Laxmi non è restato altro che spedire un sensale nel villaggio di Nandgaon, nel cuore della foresta.
Veloce come una freccia avvelenata, il matrimonio combinato ha condotto Laxmi nella casa di Ramu. Un misero edificio con un tetto di paglia, con un uscio di legno scheggiato e consunto, senza finestre, una tenda rattoppata all'entrata. In un mondo fatto di roccia e acqua, immerso in un silenzio duro e spietato, dove non si sente neppure il colpo di tosse di un bimbo o il latrato di un cane, Laxmi trascorre il tempo accovacciata nella veranda a contare i chicchi di riso in un vassoio di vimini, come una povera donna che non ha molti compiti domestici, non ha barattoli di conserva da mettere al sole, polli da nutrire, bimbi da accudire, panni da lavare e utensili da riordinare.
Ramu, suo marito, dopo essersi legato un cencio attorno al collo, ogni pomeriggio porta le capre al pascolo nei campi che circondano la foresta.
In un giorno di cielo cupo e di vento, torna con una strana creatura con un orecchio lacero, privo di un pezzo di pelle: una vacca... «un dono della dea» per loro due che non hanno niente...
Romanzo corale, con un'incredibile varietà di personaggi – Darbari il barbiere troppo intelligente per il suo umile rango, Jaiwant Rane, il maestro di scuola con mani e piedi troppo grossi per il suo corpo minuscolo e macilento, Saraswati Rane, il sacerdote brahmano con l'alito pesante nonostante la dieta vegetariana, Gopal Mundkur, il capovillaggio che ogni giorno canta il più antico dei mantra in onore dell'Uno, Manoj Mishra e Pratima, i magnifici alter ego di Laxmi e Ramu – Il dono della dea è una grande opera sul cruciale e delicato passaggio alla modernità di un antico e glorioso paese.

L'odore del mondo

Radhika Jha

Nella banlieue di Parigi, nell'Epicerie Madras, il negozio di zio Krishenbhai, si combatte a volte una strana battaglia: una battaglia tra odori che è una vera e propria lotta tra mondi opposti, e ormai non più lontani. Quando soffia, infatti, il vento, il profumo delle baguette fragranti si scontra inesorabilmente con l'aroma pungente delle spezie e dei cibi indiani in bella mostra sugli scaffali dell'épicerie.
È una lotta che sfugge alla percezione di zio Krishenbhai, distratto com'è dalle avvenenti clienti che osano avventurarsi con lui nel retro della bottega, ma non a quella di Leela, la sua giovane e graziosa nipote. Tutte le schiere nemiche degli odori – l'aroma di cardamomo, curcuma, burro, cannella e dell'olio di cocco e delle verdure, delle banane fritte e dei masala  invadono, implacabili, le sue narici. Poiché Leela, oltre alla grazia del suo aspetto, ha avuto in dono anche qualcos'altro: una sensibilità agli odori assolutamente fuori dell'ordinario.
È un dono che può procurare tormenti – difficile ad esempio resistere, per lei, al cospetto di zia Latha, che ha braccia grandi come due sue cosce messe insieme, un ventre come una vela gonfiata dal vento fino agli orli e guance tremolanti per il grasso – ma anche gioie. Come una preziosa bussola, la percezione degli odori guiderà, infatti, Leela nella navigazione del mondo, alla scoperta dell'affetto e dell'amore, del sesso e del piacere.
Romanzo di impeccabile scrittura, L'odore del mondo ci offre un ritratto inedito di Parigi, una città in cui la mescolanza di razze e culture ridesta antichi conflitti, ma genera anche nuove e inaspettate fratellanze. Attraverso il racconto di un'ossessione, descritta con pathos ma anche con irresistibile humour, Radhika Jha ci narra delle lotte di razza, sesso e identità che costituiscono l'orizzonte del nostro mondo.

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