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Richard Price

Richard Price è autore di sceneggiature, libri autobiografici e grandi romanzi dickensiani. Durante la sua carriera ha ricevuto svariati premi prestigiosi, tra cui un Edgar Award, un Writers Guild of America e una nomination agli Oscar per la migliore sceneggiatura non originale de Il colore dei soldi di Martin Scorsese. Tra le sue opere La vita facile (Giano 2008, BEAT 2011), I Wanderers (Giano 2009).

I LIBRI

Clockers

Richard Price

Ronald Dunham, detto Strike, capeggia un gruppetto di «clockers», gli spacciatori al minuto di crack, tra le case popolari del Progetto Roosevelt di Dempsy: tredici palazzi, due grandi isolati, milleduecento famiglie. Un «lavoro» impegnativo, con dei ragazzi che si agitano facilmente, cantando a squarciagola o lanciandosi in liti cretine, quando la Fury, la narcotici del locale distretto di polizia, batte il quartiere. Per non parlare poi delle loro donne, che provocano zuffe flirtando con altri o sparendo oltre l’angolo con la merce.
Per lenire il dolore allo stomaco che lo tormenta, e per accettare il suo infausto destino di «schiavetto numero uno» di Rodney, il grossista coi riccioli impomatati, gli occhiali scuri e la Cadillac amaranto che gli procura le fialette di crack, Strike ingurgita senza posa intere bottiglie di latte vanigliato.
Un giorno Rodney gli ordina di «sporcarsi le mani» e di far fuori Darryl Adams, un ragazzo che spaccia all’Ahab, il fast food in cui lavora. Per qualche percentuale in più, Darryl si è messo colpevolmente a smerciare la roba di un bianco.
Strike è indeciso. Un conto è comandare un gruppetto di «clockers» di colore che vendono fiale da dieci dollari per far colpo sulle ragazze o per sfidare la polizia; un altro è sparare a bruciapelo al tipo più serio e sgobbone in tutto il giro dei negozi. Ne parla con il fratello Victor, che una sera, con voce teatrale e in preda all’alcol, gli dice di non preoccuparsi: ha lui «il suo uomo» che sistemerà la faccenda.
Darryl viene ucciso con quattro colpi a distanza ravvicinata, di fronte all’Ahab. Qualche giorno dopo, in una chiesa battista, Victor Dunham si consegna alla polizia, reo confesso dell’omicidio, commesso a suo dire per legittima difesa. L’agente Rocco Klein, però, non gli crede, convinto com’è di aver «arrestato il fratello sbagliato».
«Con i suoi vividi e irripetibili dettagli, la sua complessità morale, il suo profondo scavo» (Scott Turow) e una lingua capace di mescolare suspense, humour e investigazione, Clockers è un potente affresco dell’America contemporanea. «Un romanzo eccezionale» (The Philadelphia Inquirer) – da cui è stata tratta la celebre serie tv The Wire e un film diretto da Spike Lee – che restituisce tutta la complessità di un paese che ha smesso di inseguire il proprio sogno. E in cui si può morire per qualche dollaro, a ogni angolo di strada.

Balene bianche

Richard Price
Billy Graves, John Pavlicek, Jimmy Sheridan, Yasmeen Assaf-Doyle e Redman Brown sono i superstiti dei Wild Geese. Erano sette un tempo, ma due si sono persi per strada, il primo definitivamente dopo aver fumato per una vita tre pacchetti di sigarette al giorno, il secondo sperduto in qualche angolo dell’Arizona a godersi la meritata pensione.
Intorno alla metà degli anni Novanta erano la squadra di detective più affiatata dell’East Bronx. Si facevano valere in uno dei quartieri peggiori di New York perché si consideravano una famiglia, capace di includere tra le sue fila proprietari di cantine, bar, saloni da barbiere, qualche vecchio spacciatore di marjuana, qualche ristoratore con sala da gioco clandestina dove giocare a dadi e bere gratis. Poi non accettavano danaro, ed erano implacabili coi malviventi d’ogni risma. Una squadra magnifica, insomma, ma con un cruccio indelebile: non aver incastrato le loro personali «Balene bianche», i criminali che avevano commesso delitti efferati sotto i loro occhi e l’avevano fatta franca.
Dei cinque superstiti Billy Graves è il cucciolo del gruppo, quello ancora in servizio nella Squadra notturna del Dipartimento di polizia di New York, un manipolo di detective incaricato di sorvegliare di notte le aree più pericolose di Manhattan, da Washington Heights a Wall Street. Un incarico non proprio esaltante, ma passabile dopo anni trascorsi all’Unità per le identificazioni, in punizione per aver ferito accidentalmente un bambino ispanico di dieci anni nel Bronx.
Billy Graves e la sua squadra si recano un giorno alla Penn Station, chiamati per il ritrovamento di un cadavere. Nel sudicio porticato della stazione, una lunga scia di sangue li conduce al corpo inerte di un uomo sulla trentina, occhi azzurri spalancati e pieni di paura, le sopracciglia sottili e arcuate, la pelle bianco latte, i capelli corvini e i tratti femminei. Billy Graves riconosce subito nella vittima Jeffrey Bannion, la «Balena bianca» cui Pavlicek ha dato ininterrottamente e vanamente la caccia, l’efferato assassino di un dodicenne trovato sotto un materasso macchiato di sperma.
Quando anche nei giorni seguenti altre due «Balene bianche» vengono assassinate in circostanze misteriose, Billy capisce che c’è un’unica cosa da fare: riunire John Pavlicek, Jimmy Sheridan, Yasmeen Assaf-Doyle e Redman Brown, i Wild Geese al completo, e cercare di capire chi abbia deciso di farsi giustizia da solo.
Romanzo dal ritmo incalzante, che inchioda il lettore alla pagina con una suspense magistrale, Balene bianche segna il prepotente ritorno di Richard Price sulla scena letteraria internazionale.
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