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Sergio Bettini

Sergio Bettini è uno dei più grandi storici e critici d’arte del Novecento. Nato a Quistello (Mantova) nel 1905, vive dapprima a Venezia e poi compie gli studi universitari a Firenze, laureandosi con Giuseppe Fiocco. Si trasferisce a Padova, ed inizia nel 1933 la sua lunga carriera universitaria (insegnerà Storia dell’arte medievale, ma anche Estetica e Storia della critica d’arte), terminata nel 1975. Sempre a Padova, dove resterà fino alla scomparsa, nel 1986, Bettini incontra il filosofo e grecista Carlo Diano, col quale stringe un forte sodalizio intellettuale. Tra i suoi titoli ricordiamo: Pittura delle origini cristiane (Novara 1942); L’architettura di San Marco. Origini e significato (Padova 1946); L’arte alla fine del mondo antico (Padova 1948); Venezia (Novara 1953); Giusto de’ Menabuoi nel battistero del Duomo di Padova (Neri Pozza, Vicenza 1960); Il gotico internazionale (Neri Pozza, Vicenza 1996). I suoi saggi maggiori, molti dei quali sull’arte contemporanea, sono stati raccolti in Tempo e forma. Scritti 1935-1977 (Quodlibet, Macerata 1996).

I LIBRI

Venezia. Nascita di una città

Sergio Bettini

Che cosa fa di Venezia Venezia? Qual è l’intenzione artistica, la forma che concede a Domenico Theotocopuli di Candia o ad Antonio Vassilachis di Milo, Giorgione di Castelfranco, Tiziano di Pieve di Cadore di sentirsi perfettamente veneziani e di parlare artisticamente in veneziano? Ritenuto unanimemente il capolavoro di Sergio Bettini, Venezia. Nascita di una città, che qui ripresentiamo in una nuova edizione con un ricco apparato iconografico, costituisce certamente un unicum nella cultura italiana, oltre che il compendio dell’opera di uno studioso che appare oggi, nel centenario della nascita, come uno dei più originali pensatori del nostro Novecento.
Mostrando come Venezia obbedisca attraverso i secoli a un suo Kunstwollen, a una sua propria intenzione artistica, Bettini illumina la città lagunare come una sola, coerente e viva opera d’arte.
La nascita, e il divenire storico di Venezia, la sua struttura urbana, le architetture tutte risolte in facciata, le superfici lucenti dei mosaici e le ombre ribattute delle polifore rispondono così a una forma che contesta gli ordini della geometria e le costruzioni della prospettiva, sovverte le gerarchie della statica, ignora le rigide simmetrie e si tiene in bilico, quale ostinato miracolo, tra le superfici illimitate dell’acqua e del cielo. Tutto, spiega Bettini, a Venezia è luce e ritmo, o meglio «tempo», dimensione incomparabile in cui questa forma attesta nei secoli la sua esistenza. E Venezia davvero esiste soltanto se non viene da noi «contemplata» – né ridotta, come accade, a lugubre museo, spettacolo miserabile, vile cartolina – ma propriamente vissuta.

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