Neri Pozza Editore | Shlomo Pines
 
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Shlomo Pines

Shlomo Pines (1908-1990) è uno dei maggiori studiosi di filosofia ebraica e islamica del Novecento. Dopo gli anni parigini, tra il 1926 e il 1934 studiò linguistica e filosofia a Heidelberg e a Berlino, dove strinse amicizia con Paul Kraus e Leo Strauss, che introdurrà dopo la sua traduzione inglese della Guida dei perplessi di Maimonide. Nel 1940, poco prima dell’occupazione nazista della Francia, si rifugiò in Palestina. Dal 1952 fino al 1990, l’anno della sua morte, insegnò nel Dipartimento di Filosofia dell’Università Ebraica di Gerusalemme.

I LIBRI

Le metamorfosi della libertà. Tra Atene e Gerusalemme

Shlomo Pines
Uno dei grandi studiosi dell’ebraismo del Novecento, accostabile per importanza soltanto a pensatori del calibro di Jonas, Scholem, Lewy, Strauss e Taubes, è stato certamente Shlomo Pines, il celebre curatore e traduttore dell’edizione inglese della Guida dei perplessi di Maimonide.
Pines ha lasciato un’infinità di scritti, impressionanti per eruzione e varietà di temi, che spaziano dal mondo greco-romano alla mistica ebraica e araba, a Nietzsche e al pensiero contemporaneo.
I Collected Works in cinque volumi pubblicati tra il 1979 ed il 1997 raccolgono la quasi totalità delle sue opere in inglese e in francese. E mostrano l’originale linea di ricerca dello studioso, dagli anni di formazione parigini fino a quelli dell’insegnamento nell’università di Gerusalemme.
Per Pines non esiste un solo ebraismo poiché, nel corso della sua storia, l’ebraismo ha sempre costituito una realtà plurale, capace di definirsi ogni volta in relazione al contesto con cui entrava in contatto. Analogamente, non esiste nemmeno una filosofia specificamente ebraica, ma un sistema di testi e di problemi ereditati dal mondo greco-arabo con cui gli ebrei, a un certo punto della storia e per ragioni diverse, si trovarono ad avere a che fare. La stessa critica viene da lui mossa a più riprese all’idea di «cultura ebraica», troppo generica e imprecisa per poter davvero dar ragione della complessità che intende rappresentare.
Come scrive Giorgio Agamben nell'introduzione al volume, «Pines rovescia l'approccio tradizionale della storia della cutlrua ebraica (e, più in generale, di ogni cultura): quello che si considera come un dato storico certo e non problematico – l'identità e la continuità del fenomeno chiamato giudaismo – diventa per lui un problema, mentre quello che si considerava come problematico – l'appartenenza degli ebrei in periodi diversi a culture diverse – la cultura greca, araba, tedesca ecc. – si presenta per luincome il solo dato storico certo».
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