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Siegfried Lenz

Siegfried Lenz (Lyck, 17 marzo 1926 - Amburgo, 7 ottobre 2014) viene considerato tra gli autori più importanti della letteratura tedesca contemporanea. Soldato e prigioniero nella Seconda guerra mondiale, esordì nel 1951 con C'erano sparvieri nell'aria, una parabola sull'apparato repressivo del potere. Nel 1953 pubblicò Duello con l'ombra, un libro sul sentimento di colpa dei tedeschi, e nel 1957 L'uomo nella corrente. Nel 1968 diede alle stampe Lezione di tedesco (Neri Pozza, 2006), considerata tra le opere maggiori sul dopoguerra, e nel 2009 Un minuto di silenzio (Neri Pozza, 2010).

I LIBRI

Lezione di tedesco

Siegfried Lenz

È il 1953 e nell’aula del riformatorio situato alle foci dell’Elba, non lontano dal confine tra Germania e Danimarca, è entrato oggi un individuo smilzo, profumato di brillantina. Si chiama Korbjuhn, dottor Korbjuhn, ed è entrato con l’aria che i ragazzi rinchiusi nel riformatorio chiamano korbjunesca, cioè sprezzante e timorosa insieme. Il dottor Korbjuhn si è fatto augurare il «buon giorno signore» e, senza preavviso, senza avvertimento, ha distribuito i quaderni dei temi. Non ha detto nulla. Semplicemente, quasi godendo della cosa, è andato alla lavagna, ha preso il gesso, ha alzato una mano insignificante e, mentre la manica gli scivolava fino al gomito scoprendo un braccio secco, giallognolo, vecchio almeno di cent’anni, ha scritto sulla lavagna il tema con la sua scrittura prona, obliqua, l’obliquità dell’ipocrisia. Era intitolato: «Le gioie del dovere». Ora, nel chiuso della sua cella, il giovane Siggi Jepsen sta meditando davanti al suo quaderno dei temi con l’etichetta grigia. Siggi si trova alle foci dell’Elba, perché, nel lontano 1943, avrebbe raccolto in un vecchio mulino una serie di quadri rubati. In realtà, Siggi ha semplicemente nascosto le opere di un pittore amico, Max Ludwig Nansen, un artista espressionista, sulle quali pendeva la minaccia nazista di essere «verboten und verbrannt», proibite e bruciate.
Come cominciare quel compito sulle «gioie del dovere»? Da suo padre, poliziotto obbediente agli ordini, a qualunque ordine, nella Germania di Hitler? O forse dal pittore Nansen, capace di dipingere anche con i colori invisibili della libertà? Oppure parlare dell’urlo dei gabbiani nel vento che costringe la gente alle foci dell’Elba a camminare cupi? O raccontare del vecchio mulino diroccato sulla spiaggia del Mare del Nord dove un giorno cercò rifugio un figlio disertore? Siggi scrive, scrive della meraviglia di essere in un mondo così duro, fulgente, pieno di poesia, impietoso e bellissimo come questo celebre capolavoro della letteratura tedesca finalmente restituito al pubblico italiano in una nuova edizione

Un minuto di silenzio

Siegfried Lenz

È un giorno d’estate sulla costa tedesca del Mare del Nord, l’estate di un anno in cui i giovani ascoltano volentieri alla radio Benny Goodman e Ray Charles e per le vie della piccola città portuale di Hirtshafen si sente suonare ancora l’organetto.
Christian e Stella sono usciti in mare con un dinghy, una piccola imbarcazione a vela perfetta per il vento forte e teso del Mare del Nord che increspa magnificamente quelle acque cristalline, e spazza chilometri e chilometri di maestose falesie e spiagge di sabbia finissima.
Giunti sulla spiaggia dell’Isola degli uccelli, una minuscola striscia di terra in mezzo al mare su cui volteggiano come un turbine bianco centinaia di uccelli marini, i due giovani sono stati sorpresi da un’improvvisa tempesta di vento e pioggia.
Christian ha condotto Stella in una baracca rivestita di canne sulla spiaggia, un rifugio dove un vecchio ornitologo è solito venire durante la bella stagione. La porta era ancora appesa sui cardini, sulla stufa di ferro vi erano ancora una pentola e un bicchiere d’alluminio, e al centro un giaciglio fatto di alghe secche e tavole di legno inchiodate.
Stella si è messa subito a sedere su quel letto improvvisato, la sigaretta in bocca e una canzone sconosciuta sulle labbra.  Bellissima, i capelli neri e gli occhi chiari e splendenti, ha sorriso a Christian e l’ha invitato a sedersi accanto a lei.
Christian le è scivolato accanto, le ha posato una mano sulla spalla e, desiderando che quel contatto fisico durasse più a lungo possibile, le ha accarezzato la schiena.
Solo allora Stella ha gettato la testa all’indietro e l’ha guardato sorpresa, come se avesse sentito o scoperto qualcosa d’inatteso, qualcosa che non aveva previsto, qualcosa che pensava impossibile…
Così, in questo romanzo, comincia la storia d’amore tra Christian, giovane figlio di un «pescatore di massi» del Mare del Nord, e Stella Petersen, la sua professoressa d’inglese al liceo Lessing di Hirtshafen.
Una storia fatta di gesti, incontri e sfioramenti casuali, di passione celata e, infine, di un giorno in cui tutto tragicamente finisce tra le onde tempestose del Mare del Nord.
Opera intrisa di quel sentimento di «nostalgia» che attraversa le pagine migliori della letteratura tedesca, da Robert Walser a Thomas Mann, Un minuto di silenzio ha segnato il prepotente ritorno di Siegfried Lenz, uno dei grandi scrittori tedeschi contemporanei, sulla scena letteraria internazionale.

Il disertore

Siegfried Lenz
Scritto nel 1952, Il disertore ha dovuto attendere 64 anni prima di venire alla luce in Germania. Ritrovato tra le carte di Siegfried Lenz dopo la morte dello scrittore, pubblicato perciò postumo dall’editore Hoffmann und Campe, il romanzo ha suscitato una eco enorme, riaccendendo il dibattito attorno alle colpe e alle rimozioni della Germania negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale. Lenz che, poco prima della fine del conflitto, aveva disertato ed era riparato in Danimarca, fu costretto, nel 1952, a riporlo nel cassetto dopo che il suo editore del tempo, un ex membro delle SS, si rifiutò di pubblicarlo.
Arricchito da amare riflessioni sulla Germania, sulla patria e sulla guerra, l’opera è un romanzo intenso e fortemente pacifista cui non è certamente estranea l’esperienza di prigioniero di guerra di Lenz in un campo dello Schleswig-Holstein.
Walter Proska, giovane soldato tedesco proveniente dalla Masuria, scampato a un attentato delle forze partigiane a un treno di trasporto delle truppe diretto a Kiev, si ritrova, nell’ultima estate della Seconda guerra mondiale, a «Waldesruh», un forte che non ha nulla della pace silvestre che promette il suo nome. La foresta, infestata da mosche e zanzare, pullula di partigiani armati e il caldo è asfissiante.
Tra quelle anguste mura, i soldati reagiscono ognuno a modo suo. Il sottufficiale Willi Stehauf elargisce sigarette, acquavite e sapone; Zwiczosbirski, «Gamba», intraprende una battaglia persa contro un enorme luccio; Ferdinand Ellerbrok, «Tonto», un trasandato ex artista di circo, cerca di addestrare una gallina; Wolfgang Kürschner, «Pan di latte», scrive lunghe lettere in cui discetta in modo grave e approfondito di morte e di conforto. E Proska si pone domande sempre piú pressanti: che cosa è piú importante, il dovere o la coscienza? Chi è il vero nemico? Si può agire senza rendersi colpevoli? E dove è finita la bella Wanda, la ragazza dai capelli rossi lucenti come seta e gli occhi turchesi scesa dal treno poco prima che saltasse in aria?
Romanzo che narra di un giovane uomo posto dalle circostanze della storia dinanzi alla piú ardua delle decisioni – scegliere tra la cieca appartenenza alla propria terra e il proprio sentimento della giustizia – Il disertore si segnala come una delle opere piú rilevanti sugli anni che sconvolsero l’Europa e il mondo.
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