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Sonali Deraniyagala

Sonali Deraniyagala è nata a Colombo, in Sri Lanka. Ha studiato economia a Oxford e a Cambridge. Nello tsunami el 26 dicembre 2004 ha perso il marito Stephen Lissenburgh i due figli. Attualmente vive a New York, dove lavora presso la Columbia University.

I LIBRI

Onda

Sonali Deraniyagala
La mattina del 26 dicembre 2004, Sonali è a Yala, un parco nazionale lungo la costa sudorientale dello Sri Lanka, con tutta la sua famiglia: Steve, il marito, i due figli e i vecchi genitori. Sono arrivati da Londra da quattro giorni, entusiasti all’idea di trascorrere le vacanze in un luogo dove abbondano le aquile pescatrici. Vikram, il figlio di otto anni, le adora a tal punto che se ne sta seduto ore e ore sulla sponda della laguna che confina con l’albergo, nella speranza di vederle.
Sulla soglia della camera, Sonali chiacchiera con Orlantha, una giovane amica che ha fondato a Colombo un’orchestra di bambini, quando quest’ultima sussurra: «Oh, mio Dio, il mare sta entrando».
Sull’oceano avanza la cresta bianca di un’onda.
Un fenomeno insolito, poiché dalla stanza il mare è di solito soltanto un luccichio azzurro al di sopra dell’ampia distesa di sabbia che scende ripida verso l’acqua.
«Nulla di allarmante», pensa Sonali e chiama Steve a contemplare lo spettacolo, mentre Vikram, seduto accanto all’uscita sul retro, legge la prima pagina di un libro, Lo Hobbit.
Tutto, però, precipita in un attimo. La spuma raggiunge la battigia, scala un pendio e si tramuta in onde che sciabordano sul crinale dove termina la spiaggia e non tornano indietro, anzi si fanno piú vicine. Marroni o grigie, superano veloci le alte conifere e, minacciose, si dirigono verso la loro camera. 
Sonali e Steve capiscono che è ora di fuggire.
Le mani strette in quelle dei bambini corrono verso il vialetto di fronte all’albergo, incuranti dei sassi e delle spine che graffiano la pelle. A metà del viale una jeep, uno di quei veicoli da safari, li prende a bordo. L’autista guida veloce, mentre Vikram scoppia a piangere e Steve lo abbraccia stringendolo a sé. Sono quasi in fondo al vialetto, a un passo dal sentiero sterrato che costeggia la laguna, quando l’acqua sciaborda improvvisa sulle loro ginocchia e la jeep, le ruote prive ormai di presa sul terreno, prende a ondeggiare.
L’ultima immagine, che resterà per sempre impressa nella mente di Sonali, è lo sguardo terrorizzato di Steve – gli occhi sgranati, la bocca spalancata – mentre fissa qualcosa di terribile alle sue spalle.
Questa è la storia di una donna che ha perduto tutto nello tsunami del 2004, uno dei piú grandi disastri naturali dell’epoca moderna. Finalista al National Book Critics Award, inserito dal New York Times tra i migliori libri del 2013, è la cronaca piú commovente che ci sia dato leggere di quella tragedia e, con il suo stile scarno e potente che rifiuta ogni sentimentalismo, l’indimenticabile racconto del ritorno alla vita di una sopravvissuta.
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