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Wilfred Thesiger

Wilfred Thesiger nacque ad Addis Abeba nel 1910 e studiò a Eton e Oxford. Nel 1935 fece parte del Sudan Political Service e quando scoppiò la guerra venne distaccato alla Sudan Defence Force. Dopo la guerra viaggiò nel Kurdistan, nel sud dell'Iraq, in Marocco, in Africa centrale e orientale. Tra le sue opere ricordiamo Sabbie arabe (Neri Pozza 2002) , Desert, Marsh and Mountain: The World of a Nomad, The Life of my Choice e Visions of a Nomad.

I LIBRI

Quando gli Arabi vivevano sull'acqua

Wilfred Thesiger

Per scrivere Sabbie arabe, epico racconto dalla traversata del Rube l-Khali, il deserto dei deserti, Thesiger si chiuse in un albergo di Copenaghen in inverno: in questo modo, circondato dal plumbeo cielo nordico, la nostalgia del deserto arabo si sarebbe fatta più lancinante e il ricordo più vivo ed emozionante. Sembrava che la fama di questo straordinario, scostante inglese imperiale, un uomo d'azione che si sentiva vivo soltanto quando sfiorava la morte, dovesse essere affidata a un solo irripetibile libro. Poi, un giorno del 1951, Thesiger scese nel sud della Mesopotamia, la terra chiusa dal Tigri e dall'Eufrate, e fu come entrare in un mondo che si credeva scomparso.
In primavera, le nevi che si scioglievano sui picchi più alti della Persia e della Turchia, facevano andare in piena il Tigri e l'Eufrate, e le Paludi erano il risultato secolare dell'inondazione e della dispersione dei due fiumi: un mondo acquatico, popolato da uccelli paradisiaci e piante gigantesche, dove gli Arabi si spostavano remando su leggere barche lungo canali lunghi decine di chilometri e costruivano con i giunchi immense, fantastiche cattedrali sostenute da un'architettura audace, come non se n'erano mai viste da nessuna parte. Il racconto incantato di questo Eden, non a caso situato nella stessa area dell'Eden della Bibbia, ha i toni dell'idillio e il fascino dell'iniziazione a una cultura all'epoca sconosciuta e già declinante.
Chi ha letto Sabbie arabe farà bene a non perdersi questo altro memorabile testo di Thesiger, commovente testamento di uno stile di vita unico oltre che autentico gioiello della letteratura di viaggio.

Sabbie arabe

Wilfred Thesiger

Il Rub el-Khali, l'Empty Quarter in inglese, il Quarto Vuoto, è il deserto più grande del mondo, il solo luogo in cui, secondoThesiger, «si può trovare la pace della vera solitudine». Il primo europeo ad attraversare l'Empty Quarter fu Bertram Thomas, un funzionario dell'Indian Civil Service trasformatosi in esploratore nell'inverno del 1931. Il secondo fu St John Philby, il padre di Kim, la spia.
Wilfred Thesiger è stato solo il terzo. La sua impresa, però, cominciata nel novembre del 1945, è stata davvero memorabile: una traversata proibita dal Dhaufar fino all'Oman, nel Golfo Persico, passando per le dune ritenute invalicabili dell'Uruq el-Shaiba e costeggiando sabbie mobili assai temibili.
Nato ad Addis Abeba, figlio del rappresentante britannico presso la corte del Negus, quando ancora regnava Menelik, Thesiger era il tipico inglese etoniano: faccia allungata e rossastra, occhi a fessura, vecchie giacche di tweed e scarpe di gran classe logore e rappezzate. Era capace di frasi quali «mai fatto un giorno di lavoro, vecchio mio», e di ammirazioni spropositate per i racconti e le gesta di Henri de Monfreid – un avventuriero e scrittore del Mar Rosso che trafficava hashish e perle – ma era anche uno dei pochissimi occidentali in grado di resistere come uno «sceicco» nel deserto e di «cavalcare e sparare in corsa come un beduino».
Probabilmente queste sue straordinarie capacità gli derivavano da una vera e propria immedesimazione nei popoli che amava. Viaggiando con i nomadi e facendo la loro vita, Thesiger aveva elaborato una teoria riassumibile nel motto che alimenta Sabbie arabe: «the harder the life, the finer the person». Coloro che nelle sabbie avevano trovato il loro rifugio, i veri uomini del deserto, i Rashid, capaci di resistere più di ogni altro essere vivente, eccettuato il dromedario, alla fame e alla sete, e che si fidavano solo del loro indomito spirito di sopravvivenza e della loro carabina, erano per lui i più nobili e i più degni di ammirazione.
Scritto dieci anni dopo l'avventura dell'Empty Quarter in una stanzetta del Park Hotel di Copenhagen, Sabbie arabe è innanzi tutto un'appassionata celebrazione, composta con immediatezza ed eleganza, dei beduini e della loro esistenza. In un tempo fuori dal tempo, tra carovane e soste, silenzi e animate conversazioni, riviviamo, nelle sue pagine, la vita di un popolo fiero e generoso, religioso e violento, fatalista e solidale: una vita aspra e affascinante che, una volta conosciuta, non concede a «nessun uomo di restare lo stesso».

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