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Willa Cather

Willa Cather nacque vicino a Winchester, in Virginia, il 7 dicembre 1873. Ancora bambina si trasferì con la famiglia a Red Cloud, in Nebraska. Completati gli studi, lavorò come insegnante alla scuola superiore di Pittsburgh. In quegli anni incontrò Isabelle McClung, suo grande amore, a cui rimase comunque legata per sempre da forte amicizia, anche dopo le nozze di Isabelle. Nel 1906 si trasferì a New York dove per sei anni lavorò come giornalista per il McClure's Magazine, quindi si dedicò completamente alla scrittura. Nel 1923 vinse il Pulitzer Prize per la novella One of Ours. Morì a New York il 24 aprile del 1947. Tra i suoi romanzi tradotti in italiano: La mia Antonia (La Tartaruga, 1986); La bellezza di un tempo e altri racconti (Sellerio di Giorgianni, 1993); La casa del professore (Giano, 2003); Il mio mortale nemico (Adelphi, 2006); La morte viene per l'arcivescovo (Neri Pozza, 2008). 

I LIBRI

La morte viene per l'arcivescovo

Willa Cather

È un pomeriggio d’autunno del 1851 e Jean Marie Latour cavalca solitario nel deserto del New Mexico.
Giovane parroco sulle sponde del lago Ontario, Latour è stato nominato vicario apostolico del paese nordamericano dalle più alte gerarchie della Chiesa di Roma, preoccupate dalla recente annessione del New Mexico agli Stati Uniti e al loro «governo progressista».
Abitato da una trentina di bellicose tribù indiane e da messicani che cercano in ogni modo di restare aggrappati alla fede cattolica, il New Mexico, evangelizzato nel quindicesimo secolo dai padri francescani, è stato di fatto abbandonato al suo destino per quasi trecento anni. Le vecchie chiese di missione sono in rovina. I pochi preti rimasti non hanno guida né disciplina, e alcuni sono addirittura dediti al concubinato.
Il paese, poi, non ha certo mutato la sua geografia dal tempo dell’evangelizzazione: non ha strade percorribili con carri né canali o fiumi navigabili. Il commercio è condotto servendosi dei muli da soma, su sentieri insidiosi che attraversano un deserto orribile, pieno di canyon e arroyos, fenditure della terra profonde a volte un metro a volte mille, frequentate da bande di indiani, cacciatori, predatori di pellicce e cercatori d’oro.
Un compito difficile attende Jean Marie Latour.
Lui, però, non è un prete come tanti altri, e lo si capisce subito. La sua testa eretta non è quella di un uomo comune, è fatta per ospitare un’intelligenza superiore. Ha una fronte aperta, generosa, riflessiva, lineamenti aggraziati e piuttosto severi. I suoi modi, persino quando cavalca solitario nel deserto, sono quelli di chi riserva sempre una certa cortesia a se stesso e al creato che lo circonda.
Libro felice, attraversato dalla letizia che viene dal saper godere delle forme del mondo, La morte viene per l’arcivescovo è considerata una delle opere fondamentali di Willa Cather, quella in cui la grande scrittrice americana si mostra capace di coniugare la maturità del talento col passo della giovinezza.

La casa del professore

Willa Cather

Il professor St. Peter si rifiuta di abbandonare la vecchia casa in cui ha abitato con la moglie e le figlie, e dove ha dato forma al suo capolavoro di studioso, un saggio storico sulle spedizioni dei conquistadores in America. Ma è anche la casa dove ha accolto Tom Outland, il suo allievo più stravagante e geniale, morto durante la Prima Guerra Mondiale, che ha avviato agli studi e a un futuro brillante ma breve di scienziato e ricercatore.
A poco più di cinquant’anni, il professore è vittima di uno scoramento che ha radici in un’insoddisfazione che il successo accademico e il benessere, anziché mitigare, rendono ancora più bruciante. L’arrivismo sociale della moglie, della figlia maggiore Rosamond e di suo marito Louie gli è estraneo e lo avvilisce. A rendere più dolorosi l’inquietudine e l’amarezza che affliggono Godfrey St. Peter è proprio il ricordo di Outland, la cui amicizia gli ha aperto una finestra sulla vita libera e appassionata che il giovane Godfrey – «l’altro ragazzo» – ha solo vagheggiato nell’adolescenza.
Durante una lunga estate solitaria, mentre lavora ad annotare il diario di Tom, il professore si trova a fare i conti con la propria vita.
Inserito al centro della narrazione, come la tavola centrale di un trittico, il racconto di Tom Outland della scoperta della Città di roccia, sulla mesa che si alza in apparenza inaccessibile nella pianura del New Mexico, è il cuore del romanzo, il centro da cui si irradia l’energia che muove i passi del giovane eroe e soccorre il professore. La rievocazione della storia di Outland riavvicinerà il professore alla propria natura originaria, «l’altro ragazzo», che le convenzioni e le responsabilità familiari hanno solo celato. Ma la riscoperta di sé non sarà indolore.
Con un colpo di genio narrativo, Willa Cather delinea un memorabile ritratto di uomo alla soglia della vecchiaia in contrasto col racconto di una giovinezza esemplare. Ne risulta un romanzo struggente, di grande forza figurativa, in cui il tema epico dell’avventura e quello elegiaco del disincanto si compongono in un’opera che ha il nitore e la sostanza del classico.

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