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Nel 1941, dopo aver donato alla letteratura del Novecento alcune delle sue opere più memorabili, da La signora Dalloway a Gita al faro a Le ore, Virginia Woolf si toglie tragicamente la vita. Nel 1953, Leonard Woolf decide di raccogliere in volume una selezione tratta dai diari della moglie, incentrata sulla sua attività di romanziera e critico letterario. Ne esce un libro affascinante, in cui si intrecciano ricordi, aneddoti, riflessioni sulla scrittura, ma anche amare considerazioni su un mondo lacerato dalla guerra, espressioni di sfiducia o di entusiasmo per il proprio lavoro, sfoghi, confessioni: a metà strada fra vita e letteratura, queste pagine ci offrono il ritratto più diretto e affascinante di una grandissima scrittrice e della sua epoca.
 
Eric possiede quanto di peggio un trentacinquenne possa avere: un po' di talento e qualche abilità. Prima di arrivare nel Lower East Side, il quartiere di New York dove le sinagoghe sono ormai accerchiate da rivendite di falafel, sex  shop e negozi di patacche bollywoodiane, ha pubblicato un racconto su una rivista letteraria. Ma sono passati quasi dieci anni da allora, e il suo sogno di una vita facile è andato definitivamente a farsi benedire.
Ora campicchia dirigendo il Berkmann, "un ristorante travestito da teatro travestito da nostalgia", e non sa come uscire da un guaio davvero grosso.
Era con Ike, il barista, e un amico in giro per locali, quando Ike si è accasciato al suolo, stecchito da un colpo di pistola. Per Eric, a sparare sono stati due balordi, ma due testimoni dicono di aver visto proprio lui, il direttore del Berkmann, aggirarsi sul luogo del delitto con un oggetto metallico in mano che aveva tutta l'aria di essere una pistola.

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