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Biblioteca Neri Pozza

Grandi libri in piccolo formato,

Riscoperte, best seller, classici all'insegna della qualità

In primo piano

Gli uccelli vanno a morire in Perù

Romain Gary

Questa raccolta apparve per la prima volta nel 1962 col titolo Gloria ai nostri illustri pionieri che Romain Gary sosteneva di aver preso in prestito da un’opera intitolata Passeggiate sentimentali al chiaro di luna, scritta da un certo Sacha Tsipochkine. Naturalmente, Sacha Tsipochkine non era che l’ennesimo frutto della fertile immaginazione del futuro autore della Vita davanti a sé.
La raccolta riapparve nel 1975 col titolo Gli uccelli vanno a morire in Perù, un racconto pubblicato per la prima volta nel 1964 sulla rivista Playboy e diventato poi, nel 1968, un film diretto dallo stesso Gary con Jean Seberg nel ruolo della protagonista.
Alla fortunata riconsiderazione critica di Gary in corso ovunque nel mondo e, soprattutto, in Francia, dove la sua opera è entrata a far parte della prestigiosa Bibliothèque de la Pléiade, questa raccolta dà certamente un contributo rilevante.
Da Gli uccelli vanno a morire in Perù, il primo racconto in cui si narra di Jacques Rainier, sognatore e poeta che, nella stagione del disincanto della sua vita, va a vivere su una spiaggia a dieci chilometri a nord di Lima dove gli uccelli vanno a morire come fosse la loro Benares, fino a Gloria ai nostri illustri pionieri, l’ultimo profetico racconto in cui grazie a «benefiche radiazioni» la specie umana si è estinta in un mondo animale governato da nuovi, imperturbabili pionieri americani, l’intera galleria dei personaggi di Gary occupa la scena di questi racconti.
Pagine feroci, eppure piene di humour e di immaginazione dove, sul confine tra la vita e la morte, la civiltà e l’animalità, il sognatore, il naïf, il disperato, il disincantato, il vanitoso, l’ostinato, l’ottimista, gli infiniti modi d’essere
dei personaggi e dell’esistenza stessa di Gary, sono esposti senza pudore in una prosa fatta di cruda ironia e di poesia.

I figli di Bronstein

Jurek Becker

Hans e Martha si amano di un amore folle e travolgente, consumato al riparo delle quattro mura di una baita fuori città, di proprietà del padre di Hans, Arno. In quella casa sperduta nel bosco, i due giovani si sono sfiorati per la prima volta, e soltanto lì sono scomparsi paura e pudore. Hans ha perciò provveduto a fare una copia delle chiavi della baita, gelosamente custodite da suo padre.
Un giorno, però, giunto davanti all’ingresso della casetta per incontrarsi con Martha, il giovane ha un’amara sorpresa: nella radura dinnanzi all’abitazione è parcheggiata l’auto gialla di Gordon Kwart, un amico di suo padre.
Accostatosi alla finestra, Hans avvicina l’orecchio al muro e sente un grido provenire dall’interno, uno straziante grido di dolore e poi una voce agitata. Benché sia spaventato a morte, afferra la sua chiave, apre la porta e si trova al cospetto di una scena sconvolgente. Nella stanza in cui aleggia un acre odore d’urina, un uomo seduto su un letto di ferro, i piedi legati con una cintura di cuoio, la camicia un tempo bianca macchiata di cibo, ripete: «Perché io sono… stato sorvegliante in un lager…», mentre Arno Bronstein gli colpisce bruscamente lo sterno a ogni sillaba…
Con I figli di Bronstein, pubblicato per la prima volta nel 1986, che riprende e varia molti temi già presenti in Jakob il bugiardo, Becker torna sul tema della Shoah, raccontando con drammatica lucidità l’impotente violenza delle vittime che si trasformano in persecutori, senza per questo riuscire a sfuggire all’angoscia e al risentimento.

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