• Home
  • Le Grandi Scrittrici

Le Grandi Scrittrici

L'altra via del narrare: le grandi opere scritte dalle donne

In primo piano

Ethan Frome

Edith Wharton

Per anni Edith Wharton aveva desiderato ritrarre la vita, così com’era, nei villaggi di montagna del New England. Seppelliti sotto la neve del Massachussetts occidentale, quei luoghi esercitavano su di lei un fascino sinistro. Pazzia, promiscuità, lenta inedia mentale e morale sembravano infatti celarsi dietro quelle facciate incolori delle case di legno a poca distanza dalla sontuosa residenza che, con il marito Edward, aveva acquistato nel 1901. Scritto dopo che l’autrice ebbe trascorso dieci anni nella regione montuosa dove si svolge la scena, il racconto lungo – come amava definirlo lei stessa – o romanzo breve Ethan Frome si inoltra, fin da subito, tra le pieghe delle emozioni represse e le passioni distruttive che si scatenano in un triangolo amoroso. Ben lontano dal mondo dell’high society newyorkese de La casa della gioia e de L’età dell’innocenza, il protagonista Ethan Frome è un povero contadino che ha dedicato la propria gioventù alla cura degli anziani genitori. Vive una vita di pacata rassegnazione intrappolato in un matrimonio con una donna inacidita e ipocondriaca, Zeena. L’arrivo alla fattoria della giovane cugina di lei, Mattie, apre uno spiraglio di speranza e si trasforma in una boccata d’ossigeno per un uomo soffocato da una prematura e ingrigita quotidianità. L’accendersi della passione del coniuge per la piccola ospite-domestica non passa però inosservato alla moglie che, cercando di ostacolare il triangolo marito-moglie-amante, costringerà gli innamorati a una risoluzione estrema dall’esito imprevedibile e straziante.
Ethan Frome è una storia cupa e indimenticabile, un canto d’amore e di morte, uno specchio perfetto della delusione e sofferenza amorosa patita dalla scrittrice che, solo a quarantacinque anni, visse la sua prima, divampante e inarrestabile passione.

Frankenstein 1818

Mary Shelley

È la notte del 16 giugno del 1816 a Villa Diodati, sul lago Lemano a Ginevra, quando Mary Shelley concepisce il racconto che segnerà una svolta radicale nella tradizione del romanzo gotico o del terrore.
Le circostanze in cui tutto ciò accade sono a dir poco eccezionali. Il 10 aprile dell’anno prima in Indonesia il vulcano Tambora si è reso protagonista di una delle più catastrofiche eruzioni che l’umanità ricordi. Le stagioni sono sconvolte ovunque nel mondo. In Svizzera il freddo è glaciale, la pioggia incessante. L’allegra brigata rifugiatasi in Villa Diodati si annoia, e l’ospite, Byron, in una sera più tempestosa di altre, cerca di rallegrarla con un’idea brillante: perché non inventare storie di fantasmi? Racconti da brivido? Sono in quattro, Byron, Percy Shelley, Mary e il medico John Polidori. A portare a termine l’impresa sono, però, soltanto Polidori, che scriverà Il Vampiro, e Mary che scriverà Frankenstein, o il moderno Prometeo.
È noto come le conversazioni “filosofiche” condotte in quei giorni sugli esperimenti di Darwin, e sulla teoria di Galvani sull’elettricità intrinseca al corpo animale, abbiano avuto, per Mary, un peso non indifferente nell’invenzione e nell’elaborazione del racconto. Frankenstein, tuttavia, si svela subito come un’opera originalissima sull’antico sogno della creazione della vita da parte dell’uomo, una storia in cui l’orrore non è soltanto legato al fatale sviluppo tecnologico della civiltà, ma è profondamente morale e religioso.
Dopo vari tentativi di pubblicazione, l’1 gennaio 1818 l’opera appare in sole 500 copie presso una piccola casa editrice, la Lackington. Le vendite sono quasi nulle e il romanzo, con la sua vicenda di uno scienziato pazzo che crea la vita e il racconto di una relazione tra cugini, anziché destare apprezzamento, suscita uno scandalo tale che, nel 1831, Mary Shelley decide di dare alle stampe un’edizione emendata, con dei tratti particolarmente neri e distopici. Versione che è stata negli anni a venire quella di riferimento per i lettori di tutto il mondo.
Con il presente volume viene riproposta l’edizione integrale e non censurata del 1818, in cui i lettori possono imbattersi nell’opera di una ragazza giovanissima che, con l’irruenza e l’assoluto candore della giovinezza, dà inizio a qualcosa di assolutamente nuovo, una favola fantascientifica che diventerà nel Novecento un genere letterario di grande rispetto e che, come scrive Nadia Fusini nell’introduzione, suscita tuttora l’orrore della «scoperta che “la cosa di tenebra” è dentro di noi».

Ricerca Avanzata

Newsletter

Resta aggiornato sulle novità e non perderti neanche un'anticipazione

Compila di seguito il campo inserendo la tua mail personale per ricevere la nostra newsletter

Lette e comprese le informazioni sulla privacy autorizzo al trattamento dei dati forniti