Neri Pozza Editore | Super Beat
 

Super Beat

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La sottile linea rossa

James Jones
1942, Arcipelago delle isole Salomone. Nelle prime, tiepide ore del mattino di una bella giornata tropicale, due navi americane da trasporto si avvicinano  all’isola di Guadalcanal, occupata dai giapponesi. Per i loro equipaggi non si  tratta d’altro che di una missione ordinaria: trasportare truppe fresche di rinforzo. Ma per i fanti che formano il carico delle navi questo viaggio non è né ordinario né noto. Ammassati sul ponte come pecore, gli uomini accendono le sigarette e scrutano la riva. È una bella vista, quella che si gode dal ponte. Sotto il fulgido sole tropicale del mattino una brezza marina agita le fronde delle minuscole palme da cocco dietro la spiaggia grigiastra dell’isola più vicina.
Si direbbe che nulla possa scalfire questo paradiso terrestre, se un’ansia  profonda, un’incontrollabile eccitazione nervosa non si impadronissero degli uomini a bordo. Vengono da una divisione regolare d’anteguerra, ma non hanno mai avuto un battesimo del fuoco. Mentre si preparano allo sbarco sanno che un certo numero di loro rimarrà sull’isola, privo di vita, non appena vi metteranno piede. Ignorano, tuttavia,  la sorte che spetterà ai sopravvissuti, una volta inoltratisi all’interno di Guadalcanal: una sorte fatta di malaria e colera, scarsità d’acqua e di  rifornimenti, e continue, snervanti, micidiali schermaglie coi giapponesi.
Ferito e decorato sul campo durante la battaglia di Guadalcanal, con La sottile  linea rossa, James Jones, l’autore di Da qui all’eternità, offre ai lettori  uno dei romanzi più autentici sulla Seconda guerra mondiale, oltre che uno dei più riusciti ritratti della generazione di giovani uomini segnata da  quell’immane conflitto.

 

La casa sull'estuario

Daphne Du Maurier
Dick Young è un giovane inglese con un modesto e banale impiego in una casa editrice londinese e un’ambiziosa moglie americana che lo vorrebbe a  New York, a lavorare nella fiorente impresa editoriale di suo fratello.
Un giorno Dick viene invitato a cena dall’amico storico dei tempi di  Cambridge, Magnus Lane, divenuto nel frattempo un luminare della biofisica.
Durante la cena Magnus accenna quasi di sfuggita alla possibilità di poter ospitare l’amico e la sua famiglia a Kilmarth, nella casa in Cornovaglia  ereditata dai genitori. Un’offerta allettante. Il miraggio di lunghe, incantevoli giornate passate a poltrire in un giardino o a veleggiare in una baia è  certamente preferibile, per Dick, alla prospettiva di un fastidioso trasferimento a New York.
Dopo qualche bicchiere di brandy, Magnus raddoppia la sua offerta: nel laboratorio di Kilmarth ricavato nella vecchia lavanderia seminterrata, Dick  potrebbe sperimentare qualcosa di straordinario: una droga, ottenuta  mescolando una certa pianta con delle sostanze chimiche, che non trasporta  come la mescalina o lsd in un luogo fantastico popolato di meravigliosi fiori  esotici, ma in un mondo reale, fatto di esseri altrettanto reali: il passato. Soggiogato dalla personalità di Magnus, Dick accetta. Una volta nella casa  sull’estuario, nel macabro laboratorio popolato di embrioni sotto vetro e di  teste di scimmia, beve la pozione preparata da Magnus e si ritrova nella  Cornovaglia del XIV secolo, al cospetto di dame e cavalieri, spettatore  invisibile di drammatiche vicende di nobili famiglie, di intrighi e aperte rivalità,  di amori e segreti inconfessabili.
La scoperta di Magnus Lane potrebbe cambiare le sorti del mondo se, nell’uso prolungato della sua pozione, passato e presente non cominciassero a  sovrapporsi in una pericolosa spirale, e il gioco del tempo non si mutasse  inesorabilmente in dramma.
Originale e avvincente romanzo, La casa sull’estuario riesce abilmente a  coniugare un tema ricorrente in letteratura, i viaggi nel tempo, con  l’inconfondibile vena di mistero che caratterizza tutte le opere dell’autrice di
Rebecca, la prima moglie.

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