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Narrativa straniera

In primo piano

Nero su bianco

Jun’ichirō Tanizaki

Mizuno è uno scrittore. Le sue opere, dal tono decadente, appartengono al cosiddetto filone del «diabolismo». Narrano di fantasmi della mente e di apocalittiche, nichilistiche visioni del mondo.
Il suo ultimo racconto, appena consegnato alla rivista Minshu, è un impeccabile esempio della sua vena. Narra la storia di un uomo che, ossessionato dal desiderio di sapere se sia possibile commettere un omicidio senza lasciare indizi, si mette alla ricerca della persona ideale da assassinare, la trova e realizza il delitto perfetto, sfuggendo a qualsiasi sospetto di colpevolezza.
Per dar vita alla figura dell’assassino, Mizuno non è andato molto lontano, ha preso a modello sé stesso. Per la vittima si è ispirato a tale Kojima. Ha commesso, però, un imperdonabile errore. Ha lasciato nel romanzo il nome vero di quest’ultimo, un ex redattore di una rivista di intrattenimento culturale, collaboratore di un dizionario enciclopedico. Un tipo insignificante, con una faccia dal colore di una vecchia scarpa di cuoio.
Mizuno si macera nel dubbio di aver commesso una sciocchezza irreparabile, dalle possibili, nefaste conseguenze, tra cui una davvero sconvolgente: qualcuno potrebbe assassinare realmente Kojima nello stesso identico modo descritto nel racconto, facendo cadere in tal modo la colpa sull’autore.
Con Nero su bianco, Tanizaki mette in scena un noir in cui è possibile ritrovare, ben mescolati, gli ingredienti classici del genere: un omicidio privo di movente e di alibi, un’amante senza nome che sparisce senza lasciare traccia, una relazione piccante e segreta, un ispettore scettico.
Ciò che, tuttavia, maggiormente colpisce di quest’opera è il modo in cui Tanizaki si cala con humour nei panni di uno scrittore diabolico e pigro che finisce con l’essere vittima della sua stessa impostura. Un modo che svela tutti i segreti della sua narrativa, innanzi tutto le situazioni equivoche e perverse attraverso le quali l’invenzione romanzesca afferra il reale. Un modo, infine, che fa di questo noir una rocambolesca celebrazione della letteratura.

Domani andrà meglio

Betty Smith

«Dove si può trovare un luogo più freddo e solitario di una via di Brooklyn il sabato sera?»
Sul finire degli anni Quaranta, Margy Shannon cammina per le vie gelide dell’estremità meridionale di Long Island, dove da un secolo e mezzo sbarcano e si accampano i migranti di mezzo mondo: irlandesi, polacchi, italiani… Non è usuale che una ragazza di diciassette anni passeggi sola per strada, in una fredda sera di gennaio. Margy, però, non è una ragazza qualsiasi, è una giovane donna indipendente. Ha lasciato la scuola a sedici anni per trovare un lavoro e avere quel gruzzolo necessario a poter immaginare la propria via nel mondo.
Da qualche tempo è lettrice della corrispondenza alla Società di Spedizioni Thomson-Jonson, che ha gli uffici e i magazzini vicino ai docks di Brooklyn, a un’ora di tram da casa sua. Tuttavia a Margy non interessa l’indipendenza puramente materiale. Quello che le sta davvero a cuore è sfuggire all’opprimente Flo, sua madre, una donna fredda e severa che, con le sue continue lamentele, ha avvelenato la vita sua e di suo padre.
Mr. Prentiss, il suo principale, la tratta con il garbo e il riguardo propri di un uomo colto e gentile. Quando si toglie gli occhiali prende persino un’aria giovanile che turba non poco la ragazza. Ma Margie sa che lei e Mr. Prentiss sono come due “navi che passano nella notte”. Una segretaria – dice a se stessa – che sposi il datore di lavoro è un sogno romantico impossibile nella realtà.
Cresciuta imparando ad accettare le cose così come sono e a trarne sempre il meglio, Margy accetta la proposta di matrimonio di Frankie Malone, un ragazzo irlandese bruno e scontroso. Certo, non prova quel palpito di cui si parla nei romanzi. Ma chi ha stabilito che sia questa la strada per la felicità? Chi può dire che con Frankie Xavier Malone, commesso ambizioso e pieno di speranze in una piccola società di Wall Street, domani non andrà meglio?
Pubblicato per la prima volta nel 1947, dopo il considerevole successo di Un albero cresce a Brooklyn, Domani andrà meglio è uno struggente romanzo che mostra come il desiderio di riscatto sia capace di piegare ogni condizione, per quanto misera possa essere.

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