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Arte e poststoria

Demetrio Paparoni, Arthur C. Danto

DISPONIBILE IN EBOOK E PRENOTABILE IN CARTACEO.

Demetrio Paparoni e Arthur Danto hanno condiviso un marcato interesse per l’arte astratta degli anni Novanta. La loro amicizia li ha portati anche a intrattenere un ricco epistolario e a registrare conversazioni che sono all’origine dei testi qui pubblicati. Questi dialoghi, che nelle intenzioni degli autori avrebbero dovuto costituire il punto di partenza per un libro, si sono interrotti un anno prima che Danto venisse a mancare, all’età di 89 anni.
La loro pubblicazione ora, a distanza di anni dalla scomparsa di «uno dei critici d’arte più letti dell’era postmoderna» (New York Times), si deve innanzi tutto al fatto che le questioni che vi sono dibattute abbracciano temi ancora oggetto di interrogazione nel panorama artistico-filosofico odierno. Spaziando dalla pop art americana al minimalismo, dall’astrazione all’appropriazionismo, gli argomenti trattati toccano, infatti, il nucleo centrale del pensiero di Danto: quei concetti di poststoria e di fine dell’estetica che hanno orientato, e continuano a orientare, la discussione sul senso e sul destino dell’arte contemporanea.
Attraverso anche il prezioso contributo di Mimmo Paladino e di Mario Perniola, queste conversazioni, così ricche della spontaneità propria del dialogo, aiutano in tal modo a comprendere meglio gli sviluppi dell’arte attuale.
Il saggio introduttivo di Paparoni è una chiara esposizione e una lucida analisi del pensiero di Danto, intriso di considerazioni che mettono in luce la visione dell’arte che contraddistingue il pensiero del critico italiano.

ISBN: 978-88-545-1957-2

Categoria:

Genere:

Collana: I Colibrì

Pagine: 144

Tradotto da:

Prezzo:20,00

ISBN: 978-88-545-1957-2

Categoria:

Genere:

Collana: I Colibrì

Pagine: 144

Tradotto da:

Prezzo:20,00

RECENSIONI

«Per Arthur Danto è nel Novecento, con le domande sull’arte sollevate dall’opera di Duchamp prima e dalle Brillo Box di Andy Warhol poi, che si è avverato quel che Hegel aveva predetto, cioè che la fruizione dell’opera, sempre più intrisa di filosofia, sarebbe stata affidata alla mente piuttosto che all’occhio».

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