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La diga sull'oceano. La folle avventura di Atlantropa

Osvaldo Guerrieri

Atlantropa, il super continente che sarebbe nato dall’unione di Europa e Africa, entrò come un turbine nella scena europea tra le due guerre e la lasciò senza fiato. Era un’impresa al limite delle possibilità umane ma tecnicamente realizzabile, disse l’autore di quel disegno pazzesco, l’architetto bavarese Herman Sörgel. Bastava disseccare il Mediterraneo innalzando tre dighe, una sullo Stretto di Gibilterra, una sui Dardanelli e una terza tra la Sicilia e la Tunisia; collocare su quelle dighe delle immense turbine che avrebbero assicurato energia elettrica a buona parte dell’Europa; ottenere nuova terra da bonificare per coltivarla ed edificare le nuove «città del sole». Una volta realizzato, il super continente sarebbe stato in grado di trattare alla pari con i due giganti che premevano all’orizzonte: il blocco americano da una parte e quello asiatico dall’altra. Esponente del Bauhaus, Sörgel non faticò a cooptare le più geniali menti costruttive dell’epoca, da Peter Behrens a Erich Mendelsohn a Emil Fahrenkamp, e a sedurre scienziati, governi, filosofi, scrittori e rappresentanti del grande capitale degli anni Venti e Trenta del Novecento.
La diga sull’oceano ricostruisce la storia di questa grande avventura dell’immaginazione al servizio dell’umanità, ponendo sotto i riflettori della narrazione romanzesca il suo artefice e l’ambiente nel quale egli operò: la Repubblica di Weimar, il Bauhaus, il Nazismo – che avversò profondamente il progetto di Sörgel – la Liberazione con i giganti, i nani e i mostri che ne furono i protagonisti o le comparse.

ISBN: 978-88-545-1849-0

Categoria:

Genere:

Collana: Piccola Biblioteca

Pagine: 160

Tradotto da:

Prezzo:13,00

ISBN: 978-88-545-1849-0

Categoria:

Genere:

Collana: Piccola Biblioteca

Pagine: 160

Tradotto da:

Prezzo:13,00

RECENSIONI

«Sörgel non era tipo da perdersi in fantasticherie insensate, né poteva rinchiudere la densità del suo progetto nel recinto del pettegolezzo scientifico. Quando cominciò a concepire Atlantropa, al principio degli anni Venti, ebbe subito l’impressione di trovarsi all’interno di un sogno enorme ma solidamente praticabile. Se fosse mai riuscito a realizzarlo, avrebbe cambiato radicalmente il destino dell’Europa, che fino a quel momento era stato amaro quanto può essere amaro un veleno, e storto, tristemente storto. Non sapeva, l’architetto, che di questo sogno sarebbe rimasto prigioniero per tutta la vita».

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