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La follia di Dunbar

Edward St Aubyn

«Mi hanno rubato il mio impero». Henry Dunbar, magnate canadese dei media, ha commesso un errore imperdonabile per un uomo ricco e potente come lui: voler conservare i privilegi del potere senza avere il potere. Destinando il Trust alle sue due figlie legittime, Megan e Abigail, pensava semplicemente di privarsi del fardello di gestirlo quotidianamente e di fare, perciò, del mondo il suo parco giochi ideale, il suo hospice privato, mantenendo l’aereo, l’entourage, le proprietà e le sue ricchezze.
Si ritrova invece, ora, tra le mura di un ospizio vero, una di quelle case di cura per ricchi dal mortuario conforto, imbottito di farmaci che dovrebbero lenirne il «crollo psicotico» diagnosticato dal suo medico personale, corrotto a tal punto dalle sue malefiche figlie da essere divenuto «il loro ginecologo fin troppo personale, il loro pappone».
In compagnia di Peter Walker, un celebre e bizzarro comico alcolizzato che, a suo dire, soffre di depressione, la malattia dei comici o «la finzione della tragica malattia dei comici»,
Dunbar maledice quotidianamente le sue figlie legittime, «avvoltoi» che gli fanno a brandelli il cuore e le viscere, «cagne viscide e traditrici », e non fa altro che pensare a quella che Peter chiama la Grande Evasione. Una fuga per riavere tutto, riacquistare il potere, punire le figlie cattive a lasciare tutto il suo impero a Florence, la figlia illegittima, che ha ereditato il fascino e la bellezza della madre, oltre alla sua disarmante simpatia.
Magistrale reinterpretazione del Re Lear, la tragedia piú nera di Shakespeare, La follia di Dunbar è un’avvincente versione contemporanea dell’«apologo della negligenza paterna e della crudeltà filiale» (Financial Times) oltre a costituire una splendida conferma del talento dell’autore dei Melrose nel descrivere con ironia e grazia i nuovi demoni della nostra epoca.

ISBN: 978-88-545-1664-9

Categoria:

Genere:

Collana: Bloom

Pagine: 224

Tradotto da: Ada Arduini

Prezzo:17,00

ISBN: 978-88-545-1664-9

Categoria:

Genere:

Collana: Bloom

Pagine: 224

Tradotto da: Ada Arduini

Prezzo:17,00

RECENSIONI

«L’accostamento di St Aubyn con Lear sembra predestinato – chi, meglio dell’autore dei romanzi su Patrick Melrose, può fare i conti con un’opera teatrale intrisa di una indicibile crudeltà dell’uomo verso i propri simili? Non c’è un altro romanziere capace di combinare come lui il dono dell’ironia con una profonda comprensione della desolazione dell’esistenza».
The Atlantic

«St Aubyn non esita a infilzare con la propria penna i ricchi e i dissoluti».
The Los Angeles Times

«Un brillante riadattamento del Re Lear di William Shakespeare».
Kirkus

«Mi hanno rubato il mio impero». Henry Dunbar, magnate canadese dei media, ha commesso un errore imperdonabile per un uomo ricco e potente come lui: voler conservare i privilegi del potere senza avere il potere. Destinando il Trust alle sue due figlie legittime, Megan e Abigail, pensava semplicemente di privarsi del fardello di gestirlo quotidianamente e di fare, perciò, del mondo il suo parco giochi ideale, il suo hospice privato, mantenendo l’aereo, l’entourage, le proprietà e le sue ricchezze.
Si ritrova invece, ora, tra le mura di un ospizio vero, una di quelle case di cura per ricchi dal mortuario conforto, imbottito di farmaci che dovrebbero lenirne il «crollo psicotico» diagnosticato dal suo medico personale, corrotto a tal punto dalle sue malefiche figlie da essere divenuto «il loro ginecologo fin troppo personale, il loro pappone».
In compagnia di Peter Walker, un celebre e bizzarro comico alcolizzato che, a suo dire, soffre di depressione, la malattia dei comici o «la finzione della tragica malattia dei comici»,
Dunbar maledice quotidianamente le sue figlie legittime, «avvoltoi» che gli fanno a brandelli il cuore e le viscere, «cagne viscide e traditrici », e non fa altro che pensare a quella che Peter chiama la Grande Evasione. Una fuga per riavere tutto, riacquistare il potere, punire le figlie cattive a lasciare tutto il suo impero a Florence, la figlia illegittima, che ha ereditato il fascino e la bellezza della madre, oltre alla sua disarmante simpatia.
Magistrale reinterpretazione del Re Lear, la tragedia piú nera di Shakespeare, La follia di Dunbar è un’avvincente versione contemporanea dell’«apologo della negligenza paterna e della crudeltà filiale» (Financial Times) oltre a costituire una splendida conferma del talento dell’autore dei Melrose nel descrivere con ironia e grazia i nuovi demoni della nostra epoca.

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