• Condividi :

L'illusione della separatezza

Simon Van Booy
«Siamo qui per risvegliarci dall’illusione della separatezza»: così suona un pensiero del monaco zen Thich Nhat Hanh. A volte basta un piccolo evento, a volte è necessario un lungo cammino per squarciare il velo dell’illusione, e capire che siamo soltanto parte di un tutto.
Quando, ad esempio, nel 1944 John Bray cade in silenzio nel cielo notturno della Francia, non immagina certo che la sua caduta segnerà il destino di tante vite negli anni a venire. Giovane pilota americano di Long Island, in quell’anno decisivo della guerra, John decolla col suo B-24 dall’aeroporto della RAF di Harrington. Entrato nello spazio aereo francese, viene abbattuto dalla contraerea tedesca. Paracadutatosi nel paese occupato dai nazisti, viene dapprima accolto e protetto dai maquis, i combattenti della Resistenza; poi vaga, ferito e malconcio nella campagna francese, lontano migliaia di miglia da Long Island e dalla sua amata Harriet; per ritrovarsi infine, in una piana colma di corpi inerti, vis-à-vis con un soldato tedesco, un ragazzo della gioventù hitleriana, più sfinito e malconcio di lui.
Un drammatico confronto, che rappresenta soltanto un piccolo evento nel grande teatro della Seconda guerra mondiale, ma che, in seguito all’inaspettato gesto di John Bray, costituirà l’Evento in quanto tale per molti, nei giorni a venire. Per Victor Hugo, innanzi tutto, l’uomo con la faccia deformata da un colpo di pistola, che verso la fine del conflitto viene soccorso su una strada di Parigi senza documenti, vestito di stracci e senza nulla in tasca, tranne appunto un romanzo di Victor Hugo.
Per Anne-Lise, la ragazza che a diciassette anni voleva sposarsi, vivere a Montmartre, ballare e ascoltare il jazz americano, ma che col nome di Sainte Anne si è ritrovata a combattere sulle strade di Parigi per la libertà sua e dei francesi. Per Martin, soprattutto, che sessanta e più anni dopo accudisce gli ospiti alla Starlight di Los Angeles, una casa di riposo dove vecchie stelle del cinema scendono a far colazione in vestaglia con le iniziali ricamate sul taschino, e lo prendono spesso per uno di loro.
Con la sua impeccabile scrittura, L’illusione della separatezza è uno struggente, emozionante romanzo che mostra come ogni essere umano sia l’anello di una catena, la parte vitale di un tutto, di un unico, meraviglioso mondo che traspare a volte al di là del miraggio della separatezza.

ISBN: 978-88-545-0795-1

Categoria:

Genere:

Collana: I Narratori delle Tavole

Pagine: 224

Tradotto da: Ada Arduini

Prezzo:16,00

ISBN: 978-88-545-0795-1

Categoria:

Genere:

Collana: I Narratori delle Tavole

Pagine: 224

Tradotto da: Ada Arduini

Prezzo:16,00

RECENSIONI

«L’eleganza della prosa evocativa di Van Booy ha spinto qualcuno ad accostarlo a F. Scott Fitzgerald. Un accostamento perfettamente giustificato dalla piccola gemma rappresentata da questo libro»
Daily Mail

«Con una scrittura impeccabile e una costruzione elegante, L’illusione della separatezza mi ha trascinata in un mondo nuovo. La cosa che più mi ha impressionato di Van Booy è il modo in cui fonde, e usa a suo piacimento, tutte le forme del romanzo».
Siri Hustvedt

«La bellezza ineffabile della prosa di Van Booy e la sua abilità nell’addentrarsi nei meandri dell’anima dei suoi personaggi conquisteranno i lettori».
San Francisco Chronicle

«Van Booy scrive come un Hemingway con più cuore».
New Hampshire Public Radio

«È davvero singolare come un’attività solitaria come la lettura ci possa far sentire connessi con l’universo».
Time Out

EVENTI E NEWS

VIDEO

Newsletter

Resta aggiornato sulle novità e non perderti neanche un'anticipazione

Compila di seguito il campo inserendo la tua mail personale per ricevere la nostra newsletter

Lette e comprese le informazioni sulla privacy autorizzo al trattamento dei dati forniti