Neri Pozza Editore | Frédéric Lordon
 
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Frédéric Lordon

Frédéric Lordon è direttore di ricerca al Cnrs e autore di saggi importanti dedicati alla crisi del capitalismo finanziario e alla filosofia politica. Scrive su Le Monde diplomatique ed è membro del collettivo Les économistes atterrés. Ha pubblicato Capitalismo, desiderio, servitù (DeriveApprodi, 2010), Imperium (La Fabrique, 2015) e Les Affects de la politique (Seuil, 2016).

I LIBRI

La condizione anarchica

Frédéric Lordon

La condizione anarchica, il tema proprio di queste pagine, non ha nulla a che vedere con l’anarchismo, il movimento politico che si prefigge un mondo senza potere e dominio. L’«anarchia», di cui qui si tratta, indica infatti una mancanza più radicale: la mancanza di ogni archè, principio primo, origine, fondamento su cui basare non soltanto ogni autorità e comando, ma ogni sistema di valori in quanto tale.
La condizione anarchica mostra, insomma, che non vi è alcun fondamento di verità assoluta, alcun ancoraggio oggettivo non soltanto alle pretese di dominio che caratterizzano il mondo politico, ma persino ai nostri giudizi e alle nostre decisioni.
Decidiamo e formuliamo costantemente giudizi, ma non «nelle condizioni di sicurezza assiologica che presumiamo», con il risultato che viviamo in base a valori, ma precipitiamo nell’incertezza se chiamati a indicare il valore dei valori. Come può, tuttavia, sussistere una società priva del valore dei valori?
Rispondere a questa domanda è il compito proprio dell’assiologia critica sviluppata in questo libro. Per farlo, Lordon conduce il lettore nel cuore di una delle più affascinanti avventure del pensiero: la riflessione condotta da Spinoza sulla natura degli affetti e sulla ragione come condotta di vita.
Alla luce della filosofia di Spinoza, ciò che regge i giudizi e i valori, quando essi non possono più reggersi su un fondamento assoluto, sono gli affetti, le formazioni passionali collettive. Formazioni passionali che impongono una razionalità della condotta di vita che si affidi alle norme della potenza e del depotenziamento, anziché a un principio primo che distribuisca le ragioni del bene e del male, categorie che, secondo una delle più “scandalose” affermazioni di Spinoza, non indicano alcunché di positivo «nelle cose in sé considerate».

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