Neri Pozza Editore | James Gordon Farrell
 
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James Gordon Farrell

James Gordon Farrell nacque a Liverpool nel 1935. Nel 1965, a New York, decise di scrivere un romanzo sull’Irlanda. L’opera, Tumulti, vinse nel 1970 il Faber Memorial Prize. Nel 1974, L’assedio di Krishnapur (Neri Pozza, 2001), il suo secondo romanzo, vinse il Booker Prize. Nel 1978 pubblicò The Singapore Grip, il terzo volume della trilogia dell’Impero. Nell’aprile del 1979, si trasferì a County Cork, in Irlanda, dove, dopo il successo economico del suo secondo romanzo, aveva comprato una casa. Quattro mesi più tardi, travolto da un’onda mentre pescava su una scogliera, Farrell morì.

I LIBRI

La presa di Singapore

James Gordon Farrell

Singapore, 1937. Walter Blackett, presidente dell’illustre casa mercantile Blackett and Webb Limited, fino a qualche tempo fa non poteva certo lamentarsi della sua vita, condotta sempre nel segno della tranquillità e di una crescente fortuna. Al punto tale che, nei due decenni dopo la Grande Guerra, solo un paio di volte qualcosa ha osato turbare il placido equilibrio della sua esistenza. Si trattava, però, di piccole questioni, faccende di nessun peso. Nulla, insomma, che potesse essere accostato alle gravose circostanze in cui si ritrova a vivere ora.
Saranno i tempi moderni, ma tanto per cominciare Joan, la figlia maggiore, frequenta solo giovani pretendenti del tutto inadatti a lei e alla sua condizione. Un’attitudine intollerabile per un uomo come Walter Blackett, che non può certo lasciare che le figlie convolino a nozze con un avventuriero qualsiasi. Norma vorrebbe che la figlia del presidente della Blackett and Webb Limited sposasse qualcuno che abbia il suo stesso rango all’interno della Colonia. Il figlio di Mr Webb, il suo socio in affari, ad esempio. Peccato che anche per il ragazzo di Webb non sembra valere più alcuna norma: il rampollo è cresciuto con strambe idee progressiste sull’alimentazione e l’istruzione e, anziché affiancare il padre nella conduzione della casa mercantile, lavora per la Società delle Nazioni. Per giunta, con il passare degli anni, lo stesso Mr Webb dà segno di inesplicabili stramberie. Ha preso l’abitudine di potare le rose in giardino completamente nudo e di recente ha anche iniziato a invitare a casa sua giovani cinesi di entrambi i sessi «per modellare il fisico» per mezzo di sessioni di allenamento e ginnastica. Per fortuna gli affari vanno a gonfie vele. La guerra, e la corsa dei governi inglese e americano all’accaparramento di scorte per affrontare un eventuale crollo delle forniture, ha portato la domanda di gomma a livelli mai visti. Certo, gli scioperi dell’ultimo decennio hanno cambiato il volto della Malesia Britannica e ancora scuotono il paese. Ma chi potrebbe lontanamente supporre che il glorioso Impero britannico, con i suoi stabili confini tra classi e nazioni, possa correre un qualche pericolo?
Sferzante e irresistibile romanzo sulla caduta dell’Impero britannico e, nello stesso tempo, impeccabile ricostruzione dello sfarzo e delle miserie della vita dei coloni inglesi negli anni Trenta, La presa di Singapore conclude la Trilogia dell’Impero, iniziata con Tumulti e proseguita con L’assedio di Krishnapur, trilogia che ha fatto di J. G. Farrell uno dei più acclamati e importanti scrittori inglesi del Novecento.

Tumulti

James Gordon Farrell

Tornato in patria per una licenza nel 1916, il Maggiore Brendan Archer ha conosciuto Angela Spencer a un thé dansant in un hotel di Brighton.
E in quel breve interludio nel continuo, frastornante rombo dell’artiglieria, ha avuto il tempo di baciare la giovane e graziosa irlandese dietro una cortina di foglie, di dirle addio (uno straziante addio, poiché il Maggiore ha distrattamente poggiato la mano su un cactus) e di tornarsene al fronte con la dolorosa sensazione di essersi irrimediabilmente impegnato.
Nel 1919, perciò, poco prima della grande Sfilata della Vittoria a Whitehall, il Maggiore ritiene doveroso recarsi in Irlanda per prendere in moglie la fanciulla.
Ai primi di luglio, giunge a Kilnalough, lungo la costa della contea di Wexford dove, sulla punta estrema di una sottile penisola coperta di pini morti che pencolano qua e là in bizzarre angolazioni, si erge il Majestic, l’albergo prediletto dall’aristocrazia anglo-irlandese, acquistato da Edward Spencer, il padre di Angela, di ritorno da un suo viaggio in India. Con suo sommo stupore, il Maggiore scopre che l’albergo non corrisponde affatto alle descrizioni della sua «fidanzata».
La ricca, variopinta buona società protestante, che accorreva a frotte al Majestic per la regata di luglio, se n’è andata da un pezzo, proprio come i pini o le vasche da bagno di ghisa che di tanto in tanto sbucano tra le fondamenta dell’hotel, simili a fossili di una remota età dell’oro. Il Padiglione delle Palme, poi, il delizioso rifugio esotico, è in realtà un vasto e ombroso antro in cui i rampicanti, come serpenti di verzura, ghermiscono qualsiasi oggetto, e anziane e indigenti zitelle si aggirano in compagnia di ospiti spettrali. Il Bar Imperiale, infine, è una sala buia in cui prospera una colonia di gatti semiselvatici e straordinariamente prolifici.
Il maggiore avrebbe tutte le ragioni per filarsela dalla sua vecchia zia in Inghilterra (compreso il comportamento così sfuggente e vago di Angela Spencer, così poco consono a quello di una «fidanzata»), tuttavia è assolutamente incapace di staccarsi da quell’enorme edificio fatiscente. Ipnotizzato dalla rovina e dai «misteri mondani della vita irlandese», Brendan Archer trascorre l’estate, placidamente cullato dallo charme del vecchio albergo e del tutto ignaro della tempesta che si avvicina. Siamo nell’Irlanda del 1919, l’anno in cui la lotta per l’indipendenza esplode con una brutalità senza pari.
Considerato il capolavoro di J. G. Farrell, Tumulti esprime la fine di un mondo e, come scrive John Banville nella postfazione a questo volume, «è il lamento più… magicamente comico che a un lettore capiterà mai di leggere».

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