Neri Pozza Editore | Richard Russo
 
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Richard Russo

Richard Russo è nato a Johnstown, New York, nel 1949. Laureato all’università dell’Arizona, docente universitario al Colby College per molti anni, ha scritto opere che hanno riscosso grande successo di pubblico e di critica, tra le quali si segnalano Mohawk, Nobody’s Fool, portato sullo schermo da Paul Newman, Straight Man e, soprattutto, Empire Falls (Il declino dell’impero Whiting, beat 2021), romanzo vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa nel 2002.

I LIBRI

Il declino dell'impero Whiting

Richard Russo

L’Empire Avenue, la grande arteria di Empire Falls, nel Maine, un tempo brulicava di gente, auto e attività commerciali, ora la si potrebbe percorrere sparando sventagliate di mitra senza far male a una mosca. Un viale deserto che lo sguardo può abbracciare fino in cima, là dove troneggiano le imponenti sagome delle vecchie fabbriche abbandonate.
Prima che i Whiting – la famiglia dalle cui alterne fortune dipende la vita in città – vendessero i loro stabilimenti alle multinazionali, sull’Empire Avenue e sulle strade circostanti prosperava una florida comunità di lavoratori e lavoratrici. Ora, quelli bisognosi di lavoro si sono trasferiti altrove e all’esigua popolazione di Empire Falls non resta che trascorrere il tempo nella mera condivisione di speranze e illusioni, sogni e disinganni.
Sogni e disinganni che caratterizzano puntualmente i giorni di Miles Roby, il gestore dell’Empire Grill, il ristorante che, con le sue ampie vetrine, spicca lungo il viale principale della città. Sono vent’anni che Miles prepara hamburger, venti lunghi anni in cui sono svanite le sue speranze – l’università, un’esistenza eccitante, piena di libri e di idee – e, con esse, anche una buona parte del rispetto di sé.
Che cosa lo trattiene al bancone dell’Empire Grill, in mezzo ad avventori che non mancano di affliggerlo con consigli sulla gestione del ristorante? Tick, forse, la sua brillante e sensibile figlia che ha bisogno del suo aiuto per poter continuare gli studi? O, forse, Janine, la sua ex moglie che si è data all’insegnamento dell’aerobica nella palestra di Walter Comeau, un vanitoso galletto ruspante coi capelli grigi impomatati, stile anni Cinquanta? O, forse, è l’imperiosa Francine Whiting, che possiede tutto in città e sembra credere che «tutto» includa lo stesso Miles?
Vincitore del Premio Pulitzer 2002, Il declino dell’impero Whiting illumina un passaggio cruciale della nostra storia recente, il tramonto della vecchia società industriale, attraverso un’opera degna di figurare, nella letteratura americana contemporanea, come «l’ultimo grande romanzo del XX secolo» (Christian Science Monitor).

Le conseguenze

Richard Russo

Alla fine degli anni Sessanta il Minerva, nel Connecticut, è all’apparenza un college in tutto simile alle università della West Coast, in cui infuria la rivolta studentesca.
Come a Berkeley i ragazzi portano i capelli lunghi, jeans scoloriti e magliette psichedeliche. Nei dormitori fumano erba, ascoltando i Doors e i Buffalo Springfield.
Il primo dicembre 1969, davanti a un minuscolo televisore in bianco e nero, in una stanza del college, tre di questi ragazzi, Lincoln Moser, Teddy Novak e Mickey Girardi, assistono, in trepida attesa, alla prima lotteria nazionale di reclutamento dei soldati che, estratti a sorte per giorno di nascita, vengono spediti in Vietnam. Come tutti quelli nati tra il 1944 e il 1950, i tre conoscono le possibilità che quel sorteggio riserva: morire di morte violenta in guerra, scappare in Canada o disertare e languire in una prigione degli Stati Uniti.
Al Minerva, i ragazzi sono noti per il profondo legame esistente tra loro. Tre moschettieri diversi eppure indissolubilmente uniti: Lincoln Moser, cresciuto in Arizona, è tanto bello da essere soprannominato «Face man»; Teddy Novak, figlio unico di due insegnanti d’inglese, è minuto, poco atletico e dalle ossa sottili; Mickey Girardi, che proviene da un quartiere operaio famoso per i culturisti, le Harley e le feste etniche, è grande piú o meno come un armadio a muro. Tre giovani moschettieri che, con il loro bellissimo d’Artagnan, Jacy Calloway, la ragazza della quale sono innamorati tutti e tre, formano un inseparabile e invidiato quartetto.
La lotteria del destino è, tuttavia, in agguato, gravida, come sempre, di fatali e inarrestabili conseguenze.
In un fine settimana del Memorial Day del 1971, sull’isola di Martha’s Vineyard, dove i quattro amici si recano per trascorrere l’ultimo weekend prima della laurea, Jacy Calloway scompare. Svanita nel nulla, senza lasciare alcuna traccia di sé. Occorreranno quarant’anni a Lincoln, Teddy e Mickey per ritornare a quella misteriosa sparizione, quando, su invito di Lincoln, in un mite giorno di settembre, i tre si ritroveranno, ormai sessantenni, a Martha’s Vineyard. In un crescendo di tensione e sospetti, rievocheranno ogni parola o gesto di quel fine settimana di quarantaquattro anni prima, ignari del fatto che non vi è nulla di piú pericoloso che riportare in superficie ciò che si riteneva sepolto per sempre.
A dieci anni dal suo ultimo libro, Richard Russo, uno dei grandi protagonisti della scena letteraria americana contemporanea, Premio Pulitzer con Il declino dell’impero Whiting, torna con un romanzo potente, un’opera che indaga «il sottile equilibrio tra decisione e destino, scelta e fatalità» (Guardian).

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