Neri Pozza Editore | Tanguy Viel
 
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Tanguy Viel

Tanguy Viel è nato nel 1973 a Brest e vive a Nantes. Ha collaborato con France Culture, ha scritto per numerose riviste. I suoi libri sono: Le Black Note, Cinéma, L'assoluta perfezione del crimine (Neri Pozza 2004), Insospettabile (Neri Pozza 2006, BEAT 2017), Paris Brest (Neri Pozza 2010).

I LIBRI

Articolo 353 del codice penale

Tanguy Viel

Martial Kermeur è seduto su una sedia di legno, in fondo a un corridoio buio del  palazzo di giustizia di Brest. Di fronte a lui un giovane giudice istruttore, sprofondato nella sua poltrona di pelle. Kermeur non ha opposto alcuna resistenza quando i gendarmi hanno suonato alla sua porta. Si è lasciato ammanettare, ha preso il cappotto all’ingresso e li ha seguiti senza proferire parola. Al giudice, che sembra avere tutta l’intenzione di capire con calma perché è un assassino, reo confesso dell’omicidio di Antoine Lazenec, agente immobiliare, Kermeur non esita a offrire la sua ricostruzione degli eventi.
Lazenec è arrivato anni prima sulla costa a bordo di una Porsche 911. Aveva l’aria di uno di quei tipi che si incontrano per strada con una ventiquattr’ore piena di polizze di assicurazione o di mazzette di banconote e chili di cocaina. Scarpe italiane a punta, giacca nera e una camicia un poco aperta come uno di Parigi, si è presentato con fare risoluto al «castello», la casa con pietre enormi e tegole d’ardesia che domina il borgo sulla costa.
Kermeur era l’intendente del «castello», tosava l’erba del prato, tagliava le siepi e abitava nella vecchia dimora con il piccolo Erwan, il figlio avuto in custodia dopo il divorzio da sua moglie. Una sistemazione dignitosa dopo il licenziamento dall’arsenale, ottenuta grazie a Le Goff, il sindaco di quel borgo di cinquemila anime, un «buon sindaco» agli occhi di Kermeur e della gente. «Complesso immobiliare», «investimento locativo», «parco  residenziale»: Lazenec ha parlato come un moderno «uomo di progetti». E ha subito sedotto Le Goff, che non vedeva l’ora di cedere «castello» e parco per far fronte alle scarse risorse del Comune. Kermeur non è il tipo da lasciarsi incantare dalle belle parole, tuttavia non ha esitato a investire i soldi dell’indennità dell’arsenale nel progetto dell’uomo dei sogni pur di offrire un futuro decoroso a Erwan.
Anni dopo, l’uomo dei sogni, Antoine Lazenec, è annegato a cinque miglia dal porto di Brest, buttato nelle fredde acque dell’oceano da Martial Kermeur, ex intendente del «castello».
Romanzo evento dell’ultima stagione letteraria in Francia, celebrato come l’opera di un Camus dei nostri tempi, Articolo 353 del codice penale costituisce una splendida conferma del talento di Tanguy Viel.

Paris-Brest

Tanguy Viel

Una famiglia francese e Brest, la città della Bretagna maldestramente ricostruita dopo la guerra.
A Brest ritorna il figlio più giovane, diventato scrittore a Parigi. Ritorna dopo tre anni per trascorrere il Natale in famiglia. I suoi genitori si sono stabiliti fuori città, nella parte più ostile, selvaggia e rocciosa del Finistère, in una casa sferzata dai venti e visitata da gabbiani e corvi malevoli.
In quella costruzione dall'aria sinistramente gotica, il figlio più giovane non tarda a scoprire che la malevolenza è penetrata nel cuore stesso della sua famiglia.
Il padre non riesce a scacciare dalla mente l'ombra dello scandalo che lo ha travolto anni prima. Era il vicepresidente dello Stade Brestois quando il Brest era una grande squadra e ambiva alla Coppa dei Campioni. Diventò una squadretta per colpa di un ammanco di quattordici milioni, di cui lui fu personalmente accusato.
La madre rimugina ancora sul fallimento del negozio di souvenir aperto in Linguadoca, la regione del Sud della Francia dove si erano rifugiati dopo lo scandalo, un fallimento che le ha lasciato in dote ben tremiladuecento cartoline di tori della Camargue e duecentoquarantotto accendini con la riproduzione di Palavas-les-Flot.
La nonna se ne sta rintanata in soffitta, indispettita dall'essere trattata come una vecchia decrepita che vive a spese della famiglia, mentre è esattamente il contrario. È grazie al suo denaro che la famiglia ha potuto far ritorno in Bretagna a testa quasi alta. Denaro ereditato dopo aver fatto da dama di compagnia a un ricco gentiluomo conosciuto al Circolo della marina, il luogo di Brest dove ufficiali in pensione, magri come chiodi e dritti come fusi, portano ancora in giro l'orgoglio della vecchia Francia realista.
Il fratello più grande, infine, si sforza miseramente di celare la sua omosessualità, nota ampiamente a tutti e in particolare alla madre che vorrebbe spedirlo da uno psicoterapeuta per «cancellare il male».
Il ritorno a casa si rivela, insomma, per il giovane scrittore un ritorno a un'esistenza indispettita e boriosa, a un'umanità che si dibatte tra ciò che immagina di essere e ciò che è realmente, e per la quale il denaro è tutto ciò che rimane per non sprofondare nel nulla.
Con la sua scrittura impeccabile, dal ritmo ipnotizzante, Tanguy Viel crea con Paris-Brest uno dei più riusciti ritratti di famiglia della letteratura contemporanea: un balletto di maschere dietro le quali è difficile scorgere un volto umano.

Insospettabile

Tanguy Viel

Sono tanti gli invitati alle nozze di Henri Delamare e Lise e tutti orgogliosi di esserci. Chi non farebbe carte false per essere al matrimonio di Henri Delamare: una di quelle fortune senza origine, geneticamente trasmesse, da sempre… padre, nonno, bisnonno, prozio missionario sino all’avo fondatore, noto in famiglia semplicemente come «quello che ha fatto fortuna»!
Tra i camerieri in livrea bianca, impettiti, ciascuno col proprio vassoio davanti, pieno di coppe mezze piene, e gli invitati, agghindati con lo sfarzo eccessivo della borghesia di provincia, Lise, col suo abito bianco sfrontatamente virginale, spicca come un’adolescente.
Sam schiva gli sguardi, supera la fila delle felicitazioni, le si avvicina e, mentre Henri Delamare è impegnato a dar fondo alle sue spacconerie in noiose, interminabili conversazioni, la prende per mano, la trascina nella penombra della terrazza e poi nel parco immerso nel buio.
Il bicchiere in mano, incerta sulle gambe, impegnata a non rovesciare il vino sul vestito da sposa, Lise sussurra: «Io sono sposata, Sam, non si deve», e poi: «Sono tua sorella, Sam, lasciami», e intanto ride sempre più forte, e gli prende la testa tra le mani e gli si avvicina, la bocca protesa…
Un gioco pericoloso, una tentazione crudele che rischia di mandare all’aria il loro piano. Tutto è nato come per caso, per scherzo, per noia. Lise e Sam erano accovacciati sul davanzale d’una finestra, lo sguardo fisso negli occhi l’uno dell’altra, in silenzio, quando Lise a un certo punto ha detto: «Ora o mai più, Sam, è la nostra occasione». La nostra occasione… l’occasione per dissolvere l’aria mediocre della normalità, per lasciarsi alle spalle una vita in cui non c’è alcuna possibilità di lasciare traccia di sé. L’occasione per spacciarsi per fratello e sorella e sposare Henri, l’ineffabile Henri, pieno di quattrini e stupidità, Henri che gioca a golf e racconta barzellette a sproposito, Henri che ha il doppio degli anni. L’occasione per organizzare poi il rapimento e mettere le mani su un mucchio di quattrini…
Dopo l’Assoluta perfezione del crimine, in cui rivisitava genialmente il noir, Tanguy Viel ritorna con una storia sul male di vivere della «gioventù normale». Magnifici perdenti, Lise e Sam vogliono, infatti, i soldi e l’amore, le emozioni e i sentimenti forti, alla ricerca di un’intensità della vita che non sanno essi stessi definire. Con la sua scrittura precisa, intensa, in cui nemmeno una parola, una virgola, un silenzio è di troppo, Tanguy Viel «ci parla di due giovani e del loro amore, dei loro sogni di grandezza, delle ferite già profonde sui loro visi lisci» (La Croix).

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