Triste Tigre, un «tuffo nella testa» di Neige Sinno

Sabine Schultz, vicedirettrice editoriale di Neri Pozza, racconta Triste Tigre di Neige Sinno, in libreria dal 30 aprile

Sabine Schultz    17/01/2024

Perché Triste Tigre

Lo ammetto, ci ho messo un bel po’ a iniziare Triste Tigre. Continuavo a sentirne parlare, ma avevo paura di rimanerne sconvolta. Come si può affrontare la storia di una bambina violentata dal patrigno tra i 7 e i 14 anni? Quando l’ho finalmente fatto, ne sono rimasta letteralmente folgorata e ho capito subito che volevo assolutamente pubblicare questo romanzo in Neri Pozza. Per diversi motivi ma soprattutto per quello principale: è una grande opera letteraria e Neige Sinno è una scrittrice di talento raro. La letteratura non è tanto finzione quanto pensiero all’opera e il pensiero di Neige Sinno è preciso, svolto in rizomi di grande vitalità, in grado di creare infinite connessioni, il tutto sostenuto da uno stile letterario così assertivo e intrigante che non possiamo che rimanerne catturati. Lei stessa parla del romanzo come di un «tuffo nella sua testa», la testa di una donna che convive da anni con un trauma. Per lei la scrittura non è stata una terapia, ma piuttosto l’esplorazione dei limiti, delle possibilità e delle impossibilità della letteratura. Un mondo di parole per raccontare la sua storia, per indagare la sua esperienza e il suo impatto sulla sua vita e quella delle persone attorno a lei.

Nella rabbia, la gioia

Neige Sinno è francese – anche se vive da anni in Messico - e dall’Italia notiamo che in Francia è in corso un grande dibattito sulla violenza sessuale su bambini e adolescenti e sull’incesto. Se ne parla anche da noi, ma non abbastanza. Credo che Triste Tigre abbia il potere necessario per decostruire la cultura della violenza e dell’incesto che è una piaga terribile. È un crimine incomprensibile, non raccontabile, è il male assoluto, eppure la storia straordinaria e audace di quest’autrice è tanto cristallina quanto originale. È difficile spiegare quanto abbia amato questo libro, perché può sembrare strano considerando l’argomento. Eppure le analisi letterarie di Sinno mi hanno emozionata, ho preso nota di riferimenti a opere che non conoscevo come Ballata per mia madre di Julián Herbert, e le sue parole mi hanno fatto riflettere e qualche volta ho persino riso. E soprattutto mi ha colpito la sua mente, la sincerità delle sue ombre. Triste tigre, come dice la sua autrice, porta con sé «malinconia, rabbia ma anche gioia». Ed è anche per questo che abbiamo scelto di pubblicarlo. Rappresenta i nostri valori, la nostra sensibilità, ciò che riteniamo importante.

La copertina

Abbiamo discusso tanto della copertina. Inizialmente ci piaceva l’illustrazione che Sylvie Serpix ha usato nella recensione di Le Monde, raffigurante l’immagine di una tigre su uno sfondo beige, ma poi abbiamo optato per una fotografia di Marta Bevacqua, grande artista italiana.
Mostra una giovane donna immersa in un lago. Vediamo solo il suo sguardo intenso. Mi ha ricordato un passaggio del libro: «A volte incontro persone che sono state o stanno entrando in quella terra delle tenebre. Le riconosco, c'è qualcosa nei loro occhi. Penso che lo vedano anche in me. È un riconoscimento silenzioso, di cui non si può parlare. Non sapremmo cosa dire. Cosa diremmo se potessimo dire qualcosa?»
Triste Tigre esce a fine aprile di quest’anno e mi auguro che faccia un «tuffo nella testa» di tanti lettori.

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Pic by © Marta Bevacqua / Trunk Archive
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