Quattro chiacchiere con Anna Folli

Anna Folli, autrice di MoranteMoravia, racconta che cosa ne pensa di La Storia, la fiction Rai tratta dal più celebre romanzo di Elsa Morante

In questi giorni la Rai sta trasmettendo una fiction tratta da La Storia, il più celebre romanzo di Elsa Morante. Quando uscì, cinquant’anni fa, suscitò un grande scalpore e giudizi contrastanti. Ce ne può parlare?

La Storia è il romanzo più conosciuto della Morante e fu, per i tempi, un autentico bestseller. È un’opera grandiosa, che riesce a descrivere tutto un mondo: quello della Seconda guerra mondiale e degli anni immediatamente successivi, raccontato dal punto di vista delle vittime. Fin dall’inizio, Elsa voleva che raggiungesse il più elevato numero di lettori possibile e per questo lo ha scritto con una lingua diversa, più accessibile, rispetto ai precedenti.
La Storia ha avuto un grande successo popolare, che ha appassionato intere generazioni di lettori ed entusiasma ancora, ma quando uscì, insieme ai molti apprezzamenti, il romanzo venne anche criticato da alcuni intellettuali, che lo consideravano troppo sentimentale e retorico. Il commento più aspro lo diede Pier Paolo Pasolini, che fino a quel momento aveva amato moltissimo l’opera della Morante e questo suo giudizio impietoso segnò la rottura della loro amicizia.

Elsa Morante aveva un rapporto viscerale con le sue opere. Lei crede che le sarebbe piaciuta questa fiction?

Elsa era molto critica verso le trasposizioni dei libri e per molto tempo si oppose alla richiesta di ricavare un film da La Storia. Poi, quando era già malata e aveva rifiutato molte proposte, accettò di cedere i diritti a Luigi Comencini, che voleva farne un film per la televisione in cui la protagonista, Ida Ramundo, era interpretata da Claudia Cardinale. Ma la Morante non fece in tempo a vederlo, perché morì il 25 novembre 1985, nove mesi prima che venisse trasmesso.
Io credo che avrebbe apprezzato questo film di Francesca Archibugi, per più di una ragione. Da un lato la regista è stata capace di mantenere, almeno in parte, la magia della lingua, quella magia che ha reso grandi i romanzi della Morante. Dall’altro l’Archibugi è riuscita a rendere l’orrore della guerra, contro cui Elsa si era sempre battuta. E poi io credo che avrebbe condiviso la scelta degli attori: una bravissima Jasmine Trinca e un piccolo, poetico Useppe.   

MoranteMoravia è un romanzo che ripercorre la vicenda della coppia leggendaria. I due cognomi scritti senza spazio alludono al modo in cui gli amici consideravano i due scrittori, ovvero come se fossero parti di un binomio inscindibile. Come è nata l’idea di raccontare questa storia d’amore?

All’inizio, volevo scrivere di Elsa Morante, una scrittrice che amo e rileggo da quando ero ragazzina. Poi studiando, mi sono avvicinata al personaggio di Moravia, che ovviamente già conoscevo come scrittore, ma senza sapere quanto brillante e vivace fosse la sua intelligenza. E poi mi piace la sua curiosità, che non si è mai spenta fino alla fine. Se di Elsa mi ero già innamorata, poi sono stata conquistata anche da Alberto. Ma quello che ho trovato straordinaria è stata la loro capacità di continuare ad amarsi fino alla fine, anche quando la passione era finita.

Nel romanzo emerge il ritratto di un’epoca dal sapere vivace, in cui gli intellettuali e gli artisti si ritrovavano per il piacere di stare insieme. Secondo lei, gli ambienti culturali oggi sono ancora così fortunati?

Oggi è tutto cambiato. Non esistono più luoghi deputati, dove gli scrittori si possano trovare ogni giorno per parlare dei loro libri e scambiarsi idee non solo sulla letteratura ma anche sul mondo, sulla politica, sulla vita. A volte ci si può ritrovare per un premio o un festival letterario ma è tutto molto sporadico. Al tempo di Moravia e della Morante, invece, la sosta a un tavolino del Canova e soprattutto del Rosati, entrambi in Piazza del Popolo, era un rito, senza nemmeno doversi dare appuntamento. Ed era bello perché non c’era separazione tra scrittori, artisti e gente del cinema: stavano tutti insieme. E così, oltre alla coppia Morante Moravia, era facile incontrare Gadda, Arbasino, Flaiano, Attilio Bertolucci, Cardarelli, ma anche pittori come Mario Schifano, Renato Guttuso, De Chirico, Malfai e poi Rossellini, Visconti , Pasolini… Si vedevano per il piacere di discutere e magari anche di litigare, ma il giorno dopo erano ancora tutti lì, come se niente fosse accaduto.

I volumi
Erano una coppia leggendaria. Li chiamavano MoranteMoravia, tutto attaccato, come se la loro fosse un’unica vita, come fossero parte di un binomio inscindibile. Eppure non potevano essere più diversi. Ironico, entusiasta, con una grande...
2018, pp. 252, € 10,00
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