Quattro chiacchiere con Gaëlle Nohant

Nell’occasione del Giorno della Memoria, Gaëlle Nohant, autrice de L’archivio dei destini, racconta la missione di chi per lavoro ricuce i legami interrotti dalla guerra

L’archivio dei destini è un romanzo sugli esseri umani ma anche sulla memoria collettiva d’Europa. Ci dica qualcosa sul lavoro di ricerca che ha dovuto svolgere.

Volevo scrivere un page turner, una sorta di romanzo poliziesco al contrario, in cui l’attenzione si concentra sulla ricerca delle vittime e dei loro discendenti, anziché sugli assassini. Ma volevo anche fornire ai lettori solo dati storicamente accertati. Ecco perché questo romanzo è stato scritto solo dopo tre anni di lavoro documentaristico, di viaggi e indagini. Ho letto circa duecento libri di storici e testimoni oculari, ho trascorso una quantità spropositata di tempo negli Archivi di Arolsen, ho incontrato persone in Germania e in Polonia... I personaggi del libro sono quasi tutti di fantasia, ma le loro esperienze sono state realmente vissute dalle persone durante la guerra, e ogni passo si basa sulla realtà storica. Scrivere questo romanzo è stata un'avventura totale, affascinante e travolgente.

Investigatori a lavoro negli Archivi Arolsen, foto d’epoca (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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Archivi Arolsen, foto d’epoca (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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Gli Archivi Arolsen, noti anche come International Tracing Service, sono il più grande centro di documentazione e ricerca sulle persecuzioni naziste. Come vi è entrata in contatto? È nata subito l’idea di scriverne un romanzo?

Ho scoperto l'esistenza dell'International Tracing Service per caso, grazie a un’amica che si era rivolta a loro per trovare le tracce dei suoi nonni deportati. Ciò che mi ha affascinato è che questo centro archivistico, istituito dagli Alleati alla fine della Seconda guerra mondiale, ha ingaggiato fin dall'inizio dei detective delle tracce, con il compito di svolgere indagini lunghe e complesse per far luce sul destino delle vittime del nazismo, su richiesta dei loro parenti. Ma è stato quando ho scoperto la missione Stolen Memory, lanciata nel 2016 per restituire ai discendenti dei proprietari deportati oggetti modesti e ritrovati in alcuni campi di concentramento, che ho capito di avere un soggetto meraviglioso per un romanzo. Ho immaginato diverse indagini, come percorsi che partono da un oggetto e portano a un discendente.
Ho contattato subito Nathalie Letierce-Liebig, che lavorava da quarant'anni alla Missione di Ricerca e Chiarimento dei Destini, occupandosi allo stesso tempo della Missione Memoria Rubata. Per tre anni ha risposto alle mie innumerevoli domande, ispirando il personaggio di Irène. Oggi siamo diventate amiche. Nathalie è un’eccellente investigatrice, ma è anche molto discreta e umile. E come per Irène, il suo lavoro è una vocazione e un impegno che pervade tutta la sua vita. Le è piaciuto molto questo romanzo, che considera un omaggio al loro lavoro, e lo raccomanda vivamente ai discendenti delle vittime.

Nathalie Letierce-Liebig alla sua scrivania (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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23 chilometri di archivi, foto degli archivi oggi (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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A Irène, protagonista del romanzo, viene affidato il compito di restituire le migliaia di oggetti che il centro aveva ereditato con la liberazione dei campi. Oggi siamo abituati a considerare le cose per il loro valore anzitutto materiale. Ritiene che gli oggetti possano veicolare significati più profondi?

Il fatto che gli oggetti restituiti dal CRS siano oggetti modesti e quotidiani li rende ancora più commoventi, credo. Sono oggetti di tutti i giorni: orologi, fedi nuziali, portafogli, foto, bigiotteria... Sono gli oggetti che porteremmo con noi se ci fermassero per strada oggi. Riceverli è come un misterioso e commovente testamento della nostra vita. Non hanno valore di mercato, ma un immenso valore simbolico ed emotivo. Grazie a loro, i defunti riacquistano il proprio posto nella famiglia. Irène ricuce i legami interrotti dalla guerra e, restaurando gli oggetti, cerca anche di recuperare alcuni frammenti della quotidianità di coloro che sono scomparsi, in modo che la loro esistenza non sia limitata al tragico destino. Perché, per quanto brevi, le loro vite erano uniche e preziose.
È un processo di riparazione e di trasmissione, che in genere si rivela vantaggioso per i discendenti. Riunisce e riconcilia i membri della famiglia di tutte le generazioni. Tuttavia, una piccola fetta dei discendenti rifiuta l'oggetto, a volte temporaneamente. In un primo momento è comprensibile rimanere scioccati da questa storia che irrompe nella propria vita. Le indagini spesso portano alla luce segreti di famiglia. Non è necessariamente facile venire a patti con le storie che vengono tramandate attraverso i campi.

Alcuni oggetti ritrovati (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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Alcuni oggetti ritrovati (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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Restando sulla restituzione degli oggetti, c’è una storia che l’ha toccata in maniera particolare?

Ho assistito a diverse restituzioni, tutte molto commoventi. Ricordo in particolare una famiglia che ricevette un orologio e un semplice anello da un'ex deportata sopravvissuta a Ravensbrück, il cui nome era Braulia. I suoi discendenti sono venuti a una seconda restituzione, entusiasti e commossi di essere lì e di parlare di ciò che ha significato per loro ricevere gli oggetti di Braulia. Ho incontrato la figlia della deportata e i suoi nipoti, due gemelli di vent'anni. Con gli occhi commossi, i ragazzi mi hanno detto che avevano molti ricordi della loro nonna, morta quando avevano tre anni. Ho pensato che allora non potessero avere poi tanti ricordi! Ma ciò che mi ha davvero toccata è che volevano comunque ricordare la loro nonna, si vedeva quanto gli stesse a cuore. Quel giorno ho capito quanto fosse importante per le nuove generazioni. Ho deciso di scrivere questo romanzo pensando ai giovani lettori.

Il disegno ritrovato di Krystyna Zaorkas a Ravensbrück (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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La fotografia ritrovata di due sorelle (L’archivio dei destini, Gaëlle Nohant)

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I volumi
Gaëlle Nohant

L’archivio dei destini

Francese emigrata in Germania, Irène viene incaricata di restituire ai sopravvissuti della Shoah oggetti ritrovati nei campi. Le storie di due donne si intrecciano per restituire al lettore un libro emozionante, insieme poetico e brutale, impossibile da abbandonare.
Traduzione di Luigi Maria Sponzilli
2024, pp. 336, € 20,00
Altre edizioni
  • E-book
    2024, pp. , € 9,99
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