Quattro chiacchiere con Daria Shualy

L’autrice di La calda estate di Mazi Morris racconta la protagonista del suo romanzo: a metà tra una detective hard-boiled e una femme fatale

La calda estate di Mazi Morris è stato definito un neo-noir. Può spiegare meglio ai lettori che cosa si intende per neo-noir in letteratura?

Grazie per questa domanda, anche io non sapevo cosa fosse!
Quando presentai il manoscritto alla casa editrice in Israele, l’editor - Noa Manhaim - mi chiese che genere pensassi che fosse. Io ne parlai come di un romanzo poliziesco, ma lei mi rispose no, mia cara, è un neo-noir.
Quando le domandai che cosa significasse, lei mi spiegò (e lo ricorderò per sempre): «è una storia che non è guidata dalla trama, bensì dai personaggi. La città ha un ruolo, il tempo gioca un ruolo.
E ci sono un detective hard boiled e una femme fatale, ma nel tuo caso sono la stessa persona».
Ho adorato questa descrizione.

Tel-Aviv, con le sue atmosfere e le temperature estreme, gioca un ruolo importante nella vicenda. Ha ambientato il romanzo in luoghi che le sono familiari? Quanto incide il caldo nella quotidianità di Israele?

Sì, i luoghi sono decisamente familiari! Gran parte della trama si svolge nel mio quartiere di Tel Aviv. L’appartamento di Mazi era quello in cui vivevo quando ero single. Uno dei personaggi abita in un loft che mi era capitato di visitare, un altro ancora nella mia casa d’infanzia... Altri luoghi, soprattutto quelli in cui vivono i personaggi ricchi, sono inventati.
In Israele fa caldo quasi tutto l’anno. E Tel Aviv è anche molto umida. In estate la maggior parte degli israeliani è ancora più impaziente del solito, ma siamo anche estroversi, amanti della vita all’aria aperta, rumorosi e divertenti.

Come ha lavorato per la costruzione del personaggio protagonista? C’era l’intenzione di veicolare un messaggio attraverso Mazi?

Un giorno Mazi ha fatto capolino nella mia testa e ha preteso che la raccontassi. Scene e dialoghi sono emersi da sé, io li ho semplicemente messi su carta. Non l’ho inventata io, ma lei ha inventato me e mi ha trasformata in una scrittrice.
Non cercavo di trasmettere un messaggio, non si dovrebbe scrivere pensando a un messaggio. Non sarebbe letteratura. Una volta pubblicato il libro, sono stati i lettori a dirmi che cosa vi trovavano. Alcune delle tematiche che sono emerse erano nuove anche per me, altre sono questioni che mi stanno davvero a cuore. La scrittura le ha rivelate.

Oltre a essere una brillante detective, Mazi Morris è una donna sicura di sé e disinibita. Descrivi questo personaggio a chi ancora non lo conosce.

Quando Mazi aveva 14 anni, si tagliò tutti i capelli. Questo perché cominciava a ricevere dagli uomini quel tipo di attenzioni che voleva attrarre quando ne aveva voglia lei, non quando ne avevano voglia loro. Mazi usa il sesso per schiarirsi le idee e concentrarsi. Alcuni dicono che sia una tossicodipendente. Lei non la vede in questo modo. Non si vergogna di ciò che è, ma questo le impedisce di trovare l’amore. Mazi ha perso molto nella vita: entrambi i genitori, il suo grembo, il suo lavoro. Sente di non avere nulla da perdere e questo è il suo triste superpotere.

I volumi
«In un noir ci sono sempre un detective hard-boiled e una femme fatale: nel mio caso sono la stessa persona».
Daria Shualy
Traduzione di Raffaella Scardi
2024, pp. 336, € 19,00
Altre edizioni
  • E-book
    2024, pp. , € 9,99
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