Neri Pozza Editore | Bloom
 

Bloom

Le ultime tendenze della letteratura nazionale ed internazionale, i saggi e le riflessioni del nuovo pensiero critico

In primo piano

L'ultimo movimento

Robert Seethaler

È la primavera del 1910. Gustav Mahler, il corpo avvolto in una calda coperta di lana, siede sul ponte di passeggio dell’Amerika, la nave che lo sta portando dagli Stati Uniti verso l’Europa.

L’oceano è una distesa grigia e inerte nella luce del mattino. Nell’aria, solo l’odore dell’acciaio e del vento che soffia impetuoso dal nord. Mahler non ha ancora cinquant’anni ed è già un mito come direttore d’orchestra. A Vienna, nei giorni delle prime al teatro dell’Opera imperiale, la gente si azzuffa per accaparrarsi gli ultimi biglietti, e vedere cosí quel piccolo ebreo irrequieto mettere in riga l’orchestra migliore e piú testarda del mondo. Eppure Mahler sconta quella fama con il dramma di un corpo che si consuma. È malato, cosí malato da avere distolto Alma dal proposito di lasciarlo. Madre delle sue figlie, della piccola Anna e di Maria, la bambina perduta, Alma, la donna piú bella e desiderabile di Vienna, si è innamorata di Walter Gropius, l’architetto, un giovane magro e grigio agli occhi del direttore d’orchestra osannato a Vienna e a New York.

Mahler l’ha supplicata, implorata, si è esposto al ridicolo, si è inflitto le piú atroci umiliazioni per convincerla a non lasciarlo. Non è servito a niente. Soltanto il presentimento della morte imminente è riuscito a farla restare. Ora Alma è a bordo dell’Amerika insieme con Anna. Lo assiste, lo tratta con premura. Vuole forse rendere piú facile il trapasso a un uomo anziano? Con la schiena poggiata sull’acciaio della nave, Mahler si interroga sulla caducità della vita, dell’arte e, soprattutto, dell’amore. Che senso ha ancora l’amore per Alma? Che senso ha che sia rimasta con lui, se non quello semplice, chiaro: «un uomo muore, una donna vive»?

Finalista al Deutscher Buchpreis, tra i romanzi piú venduti dell’ultima stagione letteraria tedesca, L’ultimo movimento, struggente ritratto di un grande artista nel momento del suo addio alla vita, costituisce una splendida conferma del posto di rilievo che spetta a Robert Seethaler nella letteratura di lingua tedesca contemporanea.

Solitudine Caravaggio

Yannick Haenel

«Verso i quindici anni ho incontrato l’oggetto del mio desiderio. Era in un libro sulla pittura italiana: una donna con un corpetto bianco si stagliava su uno sfondo nero; aveva boccoli castano chiaro, sopracciglia aggrottate e seni ben torniti nella trasparenza di una stoffa». 
Cosí, dal ricordo della sensuale immagine di Giuditta che decapita Oloferne, contemplata per la prima volta da adolescente, Yannick Haenel avvia in queste pagine la sua originale riflessione sull’arte e sulla vita di Michelangelo Merisi. L’opera, una delle piú importanti di Caravaggio, è la raffigurazione fedele dell’episodio biblico della decapitazione del condottiero assiro da parte della vedova ebrea Giuditta. Restituisce senza veli l’efferatezza del crimine e, insieme, esalta la sensualità della figura femminile che si staglia sullo sfondo nero. L’intreccio di crudeltà e sensualità, nella vita e nell’opera di Caravaggio, è stato oggetto di una sterminata letteratura, a partire dalle numerose biografie dell’artista, descritto puntualmente come un uomo permaloso, irascibile, veemente, violento. Per Yannick Haenel, tuttavia, il tema della violenza non è semplicemente riducibile alla vita, alla leggenda e al personaggio di Caravaggio. La violenza, nella sua arte, va pensata da un punto di vista metafisico. Attesta lo spirito del tempo, l’evento della sua epoca: la fine del Rinascimento, del tempo della sublimazione e delle idealità armoniose. Tutta l’arte di Caravaggio è l’esposizione di questo evento. Nei primi anni, la sua pittura presenta ragazzi incoronati d’edera, Bacco arroganti o lascivi, poi subentra, brusca, l’apparizione di Cristo, a sancire una irriducibile contrapposizione tra godimento pagano e pietà cristica, a suggellare l’impossibilità stessa delle vecchie forme in cui trovare pacificazione. La saggezza non verrà: è il titolo di uno dei capitoli di questo libro, un titolo tratto da una frase che Guy Debord pone alla fine del suo Panegirico. Il luogo proprio della pittura di Caravaggio sta, per Yannick Haenel, nella verità brusca e insolente di questa frase. Come ogni grande artista, Caravaggio si avventura nel tempo, senza mai abbandonare l’inaggirabile intensità della finitezza e della storia mistica del mondo.

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