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La Quarta Prosa

La critica della modernità nelle opere di grandi pensatori, dei cabalisti, dei trattatisti, medievali

In primo piano

Le tombe di Whitechapel

Claire Evans

Londra, 1882. Conosciuto come «il paladino degli innocenti», l’avvocato Cage Lackmann non ha mai perso una causa, nemmeno quando si è trattato di difendere i peggiori tagliagole. L’arte teatrale, del resto, così come l’inganno e la simulazione, ce le ha nel sangue: sua madre, Honor Dossett, è una consumata attrice.
Ora, però, la carriera di Cage Lackmann rischia di essere travolta da uno scandalo che scuote la buona società londinese.
Cinque anni prima, Cage ha difeso con successo Moses Pickering, accusato di uno di quegli omicidi spettacolari che sono la delizia dei quotidiani: il figlio quindicenne dell’abbiente famiglia Crewler, presso cui Pickering alloggiava, era stato trovato vestito da donna, violentato e strangolato. In realtà, l’accusa non aveva in mano niente contro il gentile e sofisticato Moses Pickering. Certo, Moses si trovava in quella casa la sera in cui il ragazzo era stato ucciso, ma erano presenti anche il fratello maggiore della vittima e l’intera servitù. A far cadere il sospetto su di lui erano stati solo e unicamente i suoi modi effeminati.
Il caso vuole, però, che a un tiro di sasso dalla casa di Cage, in una delle strade più pericolose di Whitechapel, cinque anni dopo il caso Crewler, venga rinvenuto il corpo di un altro ragazzo vestito da donna e strangolato. Gli indizi sembrano condurre nuovamente a Pickering, svanito nel nulla proprio il giorno dell’omicidio.
Incalzato dall’ispettore Jack Cross, più che mai intenzionato a smascherarlo come il peggior bugiardo che abbia mai calcato le aule di un tribunale, l’infallibile avvocato deve trovare Pickering al più presto e provare a salvarlo per la seconda volta con una delle sue magie. Tra false piste, intuizioni geniali e un’indagine dal ritmo serrato, l’autrice della Quattordicesima lettera ritorna con un avvincente thriller che trasporta il lettore nelle incantevoli, oscure atmosfere della Londra vittoriana.

Estate a Baden-Baden

Leonid Cypkin

«In un campo ampiamente attraversato come la letteratura della seconda metà del XX secolo, sembra improbabile che esistano ancora capolavori in attesa di essere scoperti. Eppure una decina di anni fa, rovistando in un bidone di tascabili usati dall’aria malmessa davanti a una libreria di Charing Cross Road, a Londra, mi sono imbattuta proprio in un libro del genere, Estate a Baden-Baden, che potrei annoverare tra i frutti più belli, originali ed entusiasmanti di un intero secolo di narrativa e paranarrativa». Così scrive Susan Sontag nella prefazione di questo sorprendente romanzo, la cui originalità sta nel modo in cui passa dalla narrazione autobiografica del mai identificato narratore, imbarcato in un viaggio nel desolato paesaggio sovietico contemporaneo, alla vita itinerante dei coniugi Dostoevskij.
Estate a Baden-Baden appartiene a un sottogenere di romanzo raro e particolarmente ambizioso: il racconto della vita di una persona di grande talento realmente esistita in un’altra epoca, intrecciato a una storia al presente, quella del romanziere che medita, cercando di accedervi sempre più a fondo, sulla vita interiore di un personaggio destinato a diventare non solo storico ma monumentale.
Oltre a narrarci le vicende di Fëdor Dostoevskij e della moglie Anna che – appena sposati – partono per un viaggio di quattro anni alla volta della Germania, dove lo scrittore russo sperimenterà la propria ossessione per il gioco d’azzardo, perdendo tutto nei casinò di Baden-Baden, Cypkin – che non vide mai pubblicata, nel corso della propria vita, una sola pagina della sua opera letteraria – ci offre anche un corso intensivo su tutti i grandi temi della letteratura russa.
È un romanzo, questo, dal quale si emerge purificati, scossi, fortificati, capaci di un respiro un po’ più profondo, e grati alla letteratura per ciò che può accogliere ed esemplificare.
La presente edizione dell’opera è corredata per la prima volta delle fotografie originali di Leonid Cypkin.

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