Gialli

In primo piano

La sconfitta dell'Occidente

Laura Secci, Domenico Quirico

Da venti anni l’Occidente perde tutte le guerre, ogni tipo di guerra: guerriglie tradizionali, terroristiche, conflitti per procura o combattuti direttamente, guerre microscopiche e guerre grandi. Sconfitto da armate di fanatici in ciabatte ed eserciti con gli scarponi, l’Occidente mostra di essere del tutto incapace di affrontare il nuovo tipo di violenza organizzata del xxi secolo, in cui la distinzione tra guerra, crimine organizzato e violazione dei diritti umani si è diluita e spenta. Il risultato è che le certezze su cui gli Stati occidentali si fondano – la democrazia dei diritti, la società liberale, la globalizzazione – si sono ristrette, sgretolate, erodendo non soltanto le basi delle nostre società, ma la carta stessa del mondo. Dal Nord Africa all’Africa Nera, dalla Tunisia alla Nigeria musulmana, dalla Siria all’Iraq all’Afghanistan, i luoghi dove fino a qualche anno fa un occidentale poteva muoversi, visitare, commerciare senza problemi, sono diventati terre del silenzio e dell’odio.
Passando in rassegna i numerosi conflitti che hanno visto soccombere negli ultimi decenni l’Occidente, Domenico Quirico e Laura Secci mostrano, in questo agile libro, il pericolo più grande di questa sconfitta: la sua rimozione nel discorso pubblico. Si preferisce parlare di economia, di moda, di musica, di generi, mentre «l’indifferenza che è una forma della viltà ronza nei cuori come un motore».

La scomparsa di Adèle Bedeau

Graeme Macrae Burnet

Al Restaurant de la Cloche, nell’anonima cittadina di Saint-Louis, al confine tra la Francia e la Svizzera, è una sera come tante: Pasteur, il proprietario, si è versato un pastis, a significare che la cucina è ormai chiusa; Marie, sua moglie, è intenta a sistemare le posate e Adèle, la cameriera, serve il caffè agli ultimi due commensali e comincia a pulire le tovaglie cerate sugli altri tavoli.
Diciannove anni, le labbra piene e la carnagione olivastra, Adèle lavora al Restaurant de la Cloche da cinque o sei mesi ed è un tipetto scontroso, poco incline a dare confidenza ai clienti abituali, soprattutto a Manfred Baumann che ogni sera, seduto al solito posto, la segue incessantemente con lo sguardo, scrutando, furtivo, il pizzo del reggiseno che si intravede dalla camicetta, o la gonna che si solleva lungo le gambe quando la ragazza si abbassa per raccogliere le briciole.
Direttore di banca dall’aspetto ordinario, Manfred è un solitario, un uomo goffo e sfuggente, capace di mettere a disagio chiunque si trovi in sua presenza e, perciò, guardato con inquietudine e sospetto dagli altri avventori del locale.
Quando un giorno, senza spiegazioni, Adèle svanisce nel nulla, in cima alla lista dei probabili sospettati non può che figurare il nome di Manfred Baumann.
A indagare sul caso viene chiamato l’ispettore Gorski, della polizia locale. Sulla cinquantina, ben piazzato e di altezza media, Gorski è perseguitato dall’amara consapevolezza di non essere riuscito a risolvere il suo primo caso di omicidio, quello di una giovane donna ritrovata strangolata in un bosco, vent’anni prima. Il detective si mette perciò a scandagliare la vita di Manfred con solerte meticolosità, per non lasciarsi sfuggire nessun dettaglio.
Magistrale thriller ambientato nella campagna francese, sorto dalla sofisticata penna dell’autore di Progetto di sangue, La scomparsa di Adèle Bedeau, «ha tutte le caratteristiche di un classico di culto» (Louise Hutcheson).

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