Neri Pozza Editore | Delle donne, degli ebrei e di me stesso
 
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Delle donne, degli ebrei e di me stesso

Romain Gary

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Raccolta di scritti inediti in Italia, composti da Romain Gary tra il 1944 e il 1977, questo libro, pieno di impudenti divagazioni, di confessioni a cuore aperto, di sfacciata irriverenza nei confronti dei protagonisti e delle idee del proprio tempo, costituisce forse il documento più illuminante della complessa e geniale personalità dell’autore della Vita davanti a sé.
Prendendo a prestito il titolo di una sezione del volume, si potrebbe dire che è l’opera di un irrégulier che si diverte a demolire i miti della propria epoca: l’umanitarismo, che scorge ovunque una protesta contro la società, persino nella droga, questa «forma di masturbazione chimica che ha per solo scopo il piacere»; l’intellettuale engagé (memorabile il ritratto di Sartre: una «mente mirabilmente pasticciona» che «dopo Budapest, dichiara che “non stringerà mai più la mano a un comunista”, poi stringe di tutto e si ritrova di nuovo becco quando arrivano i fatti di Praga»); il sessismo in tutte le sue varianti, da quella che alimenta il gossip delle gazzette («Se dovesse scegliere tra letteratura e sessualità, cosa sceglierebbe?» «Ma signora mia, queste sono domande postume!») a quella che nutre i cosiddetti movimenti di liberazione (irresistibili le pagine dedicate alla concezione femminista della sessualità maschile come «brutale self-service»).
In questa raccolta, tuttavia, si svelano soprattutto le considerazioni inattuali di un grande scrittore del Novecento, di un francese «cosacco e tartaro, incrociato con un’ebrea» che, sul finire della sua epoca, scopre che «derisione e nichilismo non smettono mai di scandagliare la fede umana e le nostre certezze, sotto lo sguardo divertito della morte». Ama le donne, poiché non riesce a scorgere valore più prezioso della «dipendenza» uomo-donna, e si scopre in anni in cui si celebra la «libertà» della separazione: gli uomini da un lato, eterni insoddisfatti alla perenne ricerca di nuovi stimoli; le donne, dall’altro, mascolinizzate, «mutilate nella loro identità, modificate, riplasmate dagli uomini a loro immagine». Si sente profondamente ebreo, poiché l’ebreo è «l’uomo estremo», la più alta espressione dell’umanesimo e dell’universalismo, e si ritrova in un’epoca in cui «gli ebrei sono contaminati dall’antisemitismo», e il loro Stato, Israele, «in preda al cancro del nazionalismo». E, infine, ha una salda fede nella vita («Come vorrei morire? Mi prende in giro o cosa? In nessun modo», risponde nel 1967 al questionario di Proust) e, insieme, è roso dal dubbio che «forse viviamo solo per il divertimento di qualcuno», di dei pagani che, ben saldi sull’Olimpo delle nostre viscere, scrutano ogni cosa. Dubbio che diviene forse certezza tredici anni dopo quando, nella sua casa di place Vendôme a Parigi, si uccide. Con un colpo di pistola alla testa.

ISBN: 978-88-545-0404-2

Categoria:

Genere:

Collana: Biblioteca Neri Pozza

Pagine: 144

Tradotto da: Riccardo Fedriga

Prezzo:12,00

ISBN: 978-88-545-0404-2

Categoria:

Genere:

Collana: Biblioteca Neri Pozza

Pagine: 144

Tradotto da: Riccardo Fedriga

Prezzo:12,00

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